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Laura Boldrini maestrina remix. Quale messaggio manda?

Ma se la “prestazione” di Di Battista corrisponde al “brand” di rottura che si sono dati i cinquestelle fin dal primo giorno, quale messaggio manda invece la Boldrini (e quindi il partito di Vendola) con il suo ruolo di arbitro super-partes svolto con rigore ed intransigenza? Ci verrebbe da rispondere subito che manda lo stesso messaggio che mandava Bertinotti quando era anch’egli presidente della Camera, ossia il niente. Intendendo cioè che di sinistra questo ruolo effettivamente non ha niente, se con “sinistra” intendiamo voglia di giustizia sociale, rottura del sistema costituito, e anche una sana dose di rabbia intelligentemente incanalata verso battaglie giuste.

Sia chiaro, qui non stiamo facendo un paragone per stabilire chi è meglio e chi è peggio tra M5Stelle e Sel, entrambe sono all’opposizione ed ognuna delle due forze la fa a modo proprio (anche se Vendola deve scontare il peccato originario dell’alleanza col Pd che ora sta governando insieme a Berlusconi). E non ci interessa neanche elencare i loro rispettivi pregi e difetti (lo abbiamo già fatto in altri articoli). No, qui stiamo analizzando molto brevemente, dal punto di vista dell’impatto comunicativo, quale messaggio manda una sinistra “radicale” che accetta ad ogni tornata (Bertinotti ed altri ieri, Boldrini oggi) di sedere sugli scranni che comportano una imparzialità e un incarico arbitrale. Per dire, persino Fini nella scorsa legislatura, da presidente della Camera, si schierava e prendeva posizione. La Boldrini invece interpreta il proprio ruolo con una rigidità alla quale verrebbe da rispondere: “anche meno”. In un’altra occasione addirittura i grillini furono ripresi perché avevano “pronunciato il nome di Napolitano” (sì, proprio così, pronunciato…).

Questo audio remix appare un po’ come lo specchio della contrapposizione tra il “grillismo” e tutta la galassia della sinistra radicale, dove quest’ultima prende in giro (con aria da snob e di superiorità) i cinquestelle con formule ironiche tipo “noi siamo la gggente”, per lanciare messaggi sulla loro presunta inferiorità intellettuale e il loro populismo becero. In realtà crediamo sia però più invidia per il loro numero di voti, nettamente superiore. E del resto la politica è una scienza impietosa dove vince chi propone il miglior messaggio comunicativo e, su quello, riceve consensi. Sicuri che il fenomeno Grillo non sia proprio la risposta ad un vuoto che la sinistra, per rincorrere poltrone e presidenze, ha lasciato sul piano della rabbia e rottura sociale?

 

fonte: Senza Soste

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