InfoAut
Immagine di copertina per il post

Le tre C: Capitalismo, Confindustria, Covid19

||||

Riceviamo e pubblichiamo…

Le tre parole che cominciano per C ci permettono di capire un po’ meglio il mondo in cui viviamo.

Partiamo dalla prima.

 

CAPITALISMO

E’ il sistema economico in cui viviamo.

Non è sempre esistito ed è ora che cessi di esistere, perché sta diventando troppo chiaro a tutta la popolazione un fatto molto semplice: questo sistema economico si basa su un principio che non soddisfa le necessità umane.

Utilizziamo la tecnica dei bambini per orientarci: chiediamoci un poco di perché.

Perché se smettono di funzionare le fabbriche che non sono indispensabili alla vita, smette di funzionare tutto?

La prima risposta può essere: perché le persone che lavorano smettono di guadagnare i soldi per poter comprare le cose che servono per vivere.

Sì, ma perché?

Ci stiamo rendendo conto che non abbiamo bisogno di produrre armi, di macchine ne abbiamo a sufficienza, di vestiti ne abbiamo fin troppi in tantissimi, le scarpe mancano a pochissimi, tanti di noi scoprono di avere troppi libri mai letti, abbiamo abbastanza orologi, abbastanza telefonini, abbastanza piastrelle, abbastanza case, di cui tante vuote, ma i lavori necessari a mantenerci in sicurezza non vengono fatti ed i ponti crollano.

Perché i ponti crollano?

Perché se io fossi il proprietario di una autostrada e guadagnassi i soldi con quello che mi danno ai caselli, cercherei di risparmiare sulla manutenzione, perché la manutenzione mi fa spendere buona parte dei soldi che ricavo facendo passare gli autoveicoli sulle mie strade.

È la logica dell’azienda, la logica di impresa.

E la logica di azienda o di impresa, la logica della proprietà privata, è la logica che domina questo periodo storico, questo momento in cui viviamo.

È per questo che le nostre sanità si chiamano “Aziende sanitarie locali”.

Allora se io penso alla sanità come ad una azienda, anziché come ad un servizio per salvaguardare la vita, mi pongo il problema di risparmiare sui costi.

Se io pensassi a quanto costa mantenere in vita i miei genitori malati, tutti mi giudicherebbero una persona da condannare, un reietto, un criminale.

Ma se io mi chiedo quanto costa mantenere in vita i tuoi genitori  – come manager aziendale -, non sono più tanto da criticare; anzi, se riesco a far risparmiare le spese di bilancio di un ospedale, sono applaudito sui giornali, sulle televisioni, ecc. Anche se questo può voler dire che i tuoi genitori possono morire più facilmente.

Chiudere tutti i piccoli ospedali nei piccoli centri urbani, significa allontanare i luoghi in cui puoi trovare assistenza per tuo padre, per esempio.

E questo significa aumentare il rischio di morte. Vediamo cosa scrive il sito Salute e Benessere (cfr. https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/07/06/in-caso-di-infarto-ogni-minuto-conta-e-120-sono-troppi_309fc781-d382-4269-a5d6-fb2e25a6bd83.html  ):

Un dolore al petto che si irradia al braccio sinistro: questo è il più tipico, ma non l’unico, sintomo dell’infarto. Per chi ne viene colpito, ovvero circa 140.000 persone ogni anno in Italia, ogni minuto è prezioso, ancor più di quanto si pensasse finora. Nei casi molto gravi, infatti, per ogni 10 minuti di ritardo, 3 pazienti in più su 100 perdono la vita.>>

 Sono cose che si sanno, ma gli ospedali dei piccoli centri sono stati chiusi: dal punto di vista aziendale si è risparmiato, ma adesso per arrivare all’ospedale più vicino da alcune zone di provincia, può occorrere anche più di un’ora.

Perché l’impresa non riesce a pensare al benessere di tutti?

Perché si basa sul metodo di ragionamento capitalistico.

Se io sono un capitalista, il mio ragionamento deve essere questo: ho un milione di euro da investire, come faccio ad averne di più dopo un certo tempo?

Ci riesco facendoti lavorare per me insieme a tanti altri e dandoti meno soldi di quelli che mi fai guadagnare.

Il mondo in cui viviamo si basa su questo calcolo fondamentale: come faccio ad aumentare costantemente il denaro che investo?

Ci stiamo avvicinando alla risposta alla domanda fondamentale: perché la logica aziendale non risponde alle esigenze di farci stare meglio tutti?

Come abbiamo visto, per il semplice motivo che non è questo l’obiettivo dell’impresa.

Perché allora dove è nato il sistema capitalista ci sono tante ricchezze, e dove il sistema capitalista è arrivato dopo ci sono meno ricchezze?

Perché in ogni luogo in cui si è sviluppato il sistema capitalista ci sono stati milioni di uomini e donne che hanno prodotto tanta ricchezza, ma hanno anche lottato contro la logica aziendale riuscendo a distribuire una parte della ricchezza prodotta al fine di metterla a disposizione di molte più persone di quante quei padroni avrebbero voluto.

Le imprese capitaliste concentrano la ricchezza del mondo intero come una idrovora succhia l’acqua: per questo intere parti del mondo si sono via via impoverite e le persone scappano per andare verso i luoghi in cui si sta meglio.

Abbiamo posto le premesse per passare a capire cosa sia la seconda C.

 

CONFINDUSTRIA

https://www.wallstreetitalia.com/trend/confindustria/  :

Confidustria è l’organo di rappresentanza più importante per le imprese manifatturiere e di servizio in Italia. Raggruppa, a oggi, quasi 150mila aziende. >>

conf

Si è sentito parlare molto male di Confindustria in questi giorni in cui si deve stare in casa per l’emergenza Covid-19 per salvaguardare la salute, cioè la vita: loro vogliono che le persone escano e stiano ammassate nelle aziende anche se questo fatto è la principale fonte di diffusione del contagio.

Questo significa che dobbiamo morire più facilmente, perché è il contrario di quello che ci dicono i medici, gli epidemiologi, ecc., cioè coloro che si occupano di salvare le nostre vite.

Perché dunque Confindustria che rappresenta le imprese, non si preoccupa della nostra salute?

Non è anch’essa fatta da persone, dai padroni delle aziende in cui lavoriamo?

Sì, e se li incontri, sembrano persone uguali a noi, con le loro famiglie, le loro passioni; certo si possono permettere passioni diverse dalle nostre, e stanno meglio di noi.

Ma allora per stare meglio degli altri, devo diventare “cattivo, sadico, criminale”?

Perché che differenza c’è dunque tra gli imprenditori e i trafficanti di droga, gli sfruttatori della prostituzione o i trafficanti di armi se neanche gli imprenditori delle aziende normali si preoccupano della salute di chi lavora per loro?

Guardate, questo discorso ci porta su di una falsa pista, cioè sul terreno della morale, della giustizia, del bene comune, di ciò che è bene e di ciò che è male.

Il fatto è che se sei un imprenditore, non ti devi porre sul piano della morale, del lecito, del giusto o altre simili questioni: devi usare il principio di impresa, cioè spendere poco e guadagnare di più.

Se non guadagni, sei un fallito, un perdente, rovini i tuoi dipendenti e, se senti un padrone, ti dirà:

 

siamo tutti una grande famiglia e se la mia azienda non fallisce, faccio il bene di tutte le persone che lavorano per me. E per continuare ad esistere devo far lavorare anche con il Covid-19.

In questo sistema far vivere e far morire, è una questione di convenienza, lo abbiamo capito.

 

Il successo di un’industria consiste anche nel distruggere la concorrenza, nel far fallire coloro che producono nello stesso settore, se si riesce. Chi lo fa è un buon imprenditore, una persona capace, astuta: il mio successo si basa anche sull’insuccesso degli altri.

È quello che succede anche in borsa: il mio guadagno si fonda sulla perdita di qualcun altro.

È per questo che i paesi europei fanno tanta fatica a mettersi d’accordo su come aiutare i paesi in maggiore difficoltà: perché i paesi che hanno meno difficoltà con il Covid-19, sanno che dalla mancata produzione di un altro paese, si rafforza l’industria del proprio se resta aperta un po’ di più.

Perché, allora, se i padroni si odiano tanto, si fanno rappresentare da un organismo che rappresenta tutti i loro interessi? Quali sono gli interessi in comune che possono avere insieme?

I loro interessi in comune derivano dalla necessità di difendersi da coloro che vogliono che l’economia vada a vantaggio di tutti: è la nascita delle organizzazioni operaie che determina la nascita di Confindustria.

Vediamo un po’:

dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Confederazione_generale_dell%27industria_italiana

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Fu fondata il 5 maggio 1910, con sede a Torino e dal 1919 a Roma, per tutelare gli interessi delle aziende industriali nei confronti dei sindacati dei lavoratori.>>

 

dal sito: https://www.confindustria.it/home/chi-siamo/storia?

Destinata inizialmente alla difesa degli interessi del capitale (in un momento in cui, era nata proprio 4 anni prima la Confederazione generale del lavoro), Confindustria e le sue imprese si sono evolute sempre di più, accompagnando ai mutamenti della società e dell’economia.

Dunque Confindustria nasce per difendere il capitale, non gli interessi di tutti: gli interessi della parte più ricca degli abitanti di questo paese contro quelli di tutti i lavoratori.

 

Difende gli interessi di pochi, contro quelli di tantissimi.

Ecco perché non può farsi carico del problema generato dal Covid-19: perché quello è un problema generale, mentre Confindustria difende il capitale, e se il capitale non circola, se noi non lavoriamo in pratica, i padroni non guadagnano.

 

COVID-19 – SARS-CoV-2

Dunque se Confindustria non può difendere l’interesse di tutti, lo possono forse i politici delle istituzioni (parlamento, regioni, etc.)?

Siamo di fronte ad una pandemia che si diffonde a causa della vicinanza tra le persone: basta che una persona infetta mi stia più vicino di un metro, che non ci sono mascherine di quelle che si trovano in giro che mi possano proteggere dal contagio.

Dunque la politica istituzionale, cioè quelle strutture che dovrebbero rappresentare l’interesse generale, dovrebbe cercare di garantire che funzionino solo le strutture produttive necessarie alla vita.

Ed è lì che si apre uno scenario inedito e pressoché infinito: cosa è necessario alla vita?

conf2

La politica istituzionale dei paesi capitalisti, non si è mai posta questo problema.

Dal punto di vista di Confindustria, tutte le imprese sono necessarie alla vita, eccetto i piccolissimi imprenditori che non vengono rappresentati e che possono pure morire.

Eppure noi abbiamo fatto all’inizio un piccolo elenco delle industrie che non sono utili alla vita: le industrie di morte prima di tutto, cioè le industrie che riforniscono le attività belliche, di guerra, le armi, insomma. Eppure lo stato italiano ha aumentato costantemente gli investimenti in quel settore, nell’unico settore evidentemente inutile alla vita, ora e sempre.

Potremmo citare altri settori ed imprese non utili nel breve periodo, ma non è questo il problema: il fatto è che la politica istituzionale non è in grado di dire quali siano. Soprattutto sta avvenendo che dovrebbero chiudere le fabbriche inutili a livello nazionale, ma stanno ad ascoltare i “consigli” di Confindustria per decidere quali fabbriche sono utili.

Tra l’altro non è bloccato il commercio internazionale degli stessi prodotti. Dunque i corrieri, per esempio, sono costretti a consegnare qualunque cosa, rischiando la loro salute.

Il problema della salute pubblica ci costringe a domandarci come funziona il mondo in cui viviamo e moriamo, perché si muore e che senso ha il lavoro che facciamo.

Fa capire come il mondo sia uno e come ci ammaliamo tutte e tutti delle stesse cose: non siamo anatroccoli o pesci, siamo la “razza umana” per dirla con Einstein.

Risale al 2005 il PIANO NAZIONALE DI PREPARAZIONE E RISPOSTA AD UNA PANDEMIA INFLUENZALE: in questi quindi anni si è fatto esattamente l’opposto di quanto indicato dal piano elaborato in Italia per ottemperare a quanto indicato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

Più di un anno fa, l’undici marzo 2019,  sul quotidiano Repubblica (cfr.: https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/03/11/news/ ), si potevano leggere queste parole:

 

“Il pericolo di una nuova pandemia influenzale è sempre presente”, spiega Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità. “La possibilità che un nuovo ceppo si trasmetta dagli animali all’uomo e causi una pandemia è più che mai reale. La domanda corretta quindi non è se avremo mai un’altra pandemia, ma quando. È per questo motivo che dobbiamo assolutamente rimanere all’erta: il costo di una grande epidemia influenzale supera di moltissimo il prezzo di una prevenzione efficace”. >>

 Su FOCUS, un settimanale scientifico, si leggeva il 3 ottobre dell’anno scorso:

Sarebbe una catastrofe anche sul fronte dell’economia: le conseguenze si farebbero sentire anche sul PIL globale, che potrebbe calare anche di 5 punti percentuali, innescando un’altra catena di eventi che porterebbe altre morti, forse a milioni.…«bisogna aumentare i fondi delle comunità, a livello nazionale e internazionale, per predisporre misure di difesa sanitaria che permettano di contenere e disinnescare minacce di questo genere» >>

Eppure le spese per la sanità sono costantemente diminuite in questi ultimi anni ed anche in questo momento: non sono stati riaperti i piccoli ospedali di provincia e le cliniche private in cui si curano i ricchi non state messe a disposizione della popolazione, ma restano di uso esclusivo di chi ha i soldi per permettersele.

Il piano di prevenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) è rimasto lettera morta e gli strumenti per proteggere gli infermieri ed i medici degli ospedali pubblici non sono mai stati approntati.

Adesso vengono presentati come “eroi”, perché il governo non intende metterli in condizione di lavorare in sicurezza o con turni ridotti, aumentando l’organico. L’infermiera che si addormenta viene lodata, invece di diventare il segnale di una amministrazione della salute pubblica che non funziona e che sfibra le persone che dovrebbero svolgere i lavori di cura.

È, ancora una volta, una propaganda volta al massimo sfruttamento, in un’ottica aziendale, imprenditoriale, capitalista.

CONCLUSIONI

I fenomeni correlati alla pandemia da Covid-19 ci permettono di rispondere ad alcuni dei perché che ci siamo posti all’inizio:

1 – il sistema economico in cui viviamo è fatto per aumentare la massa di denaro, conseguentemente di potere, in mano ad una ristretta cerchia di persone; non risponde alla domanda: di cosa abbiamo necessità per vivere?

2 – chi determina i destini della società, la classe padronale, è in grado di incidere sulle scelte dei governi, in base ad interessi basati sulla logica del capitale;

3 – la casta politica si lascia influenzare dalla classe padronale e le classi lavoratrici possono difendersi solo attraverso organizzazioni indipendenti, come i sindacati di base e le strutture che sapranno effettivamente rappresentare le esigenze dei lavoratori e delle classi subalterne.

I medici e gli infermieri vengono lasciati morire e per questo sono trasformati in eroi dalla propaganda.

4 – l’unica via di uscita è cambiare sistema produttivo, perché, come si è detto all’inizio, questo è un sistema che è nato in una certa fase della storia, ed è giunto il momento di passare ad una alternativa. Le strutture e gli strumenti per produrre le cose essenziali alla vita devono essere pubblici, sociali, al servizio di tutte le persone.

Infatti la logica che perseguono i privati non è funzionale alla vita, ma si è rivelata una logica criminale, che non permette di pensare al futuro e, se pensiamo ai ponti che crollano, neppure di preservare la sicurezza delle strutture attualmente a disposizione.

Il futuro dipende da ognuna ed ognuno di noi: con loro al comando, non ci sono speranze.

L’alternativa c’è, e dobbiamo saperla costruire, insieme, dal basso.

conf3

EnSe

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

capitalismoconfindustriaCORONAVIRUSlotta di classe

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Guerre, decoupling ed elezioni negli USA. Intervista a Raffaele Sciortino

Le prospettive del conflitto sociale saranno sempre più direttamente intrecciate con le vicende geopolitiche mondiali, con l’evoluzione delle istanze che provengono da “fuori” e dunque anche con la tendenza alla guerra scaturente dall’interno delle nostre società

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Per una lettura condivisa sul tema pensionistico

All’innalzamento dell’età pensionabile va aggiunto poi un ulteriore problema: mentre gli  importi pensionistici vengono progressivamente abbassati la convenienza  del pensionamento anticipato diminuisce.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Digitalizzazione o giusta transizione?

Sfinimento delle capacità di riproduzione sociale, economia al collasso e aumento del degrado ecologico: di fronte a queste sfide per il settore agricolo non basta il capitalismo verde

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Agricoltori calabresi in rivolta, un’analisi

Ancora sulle proteste degli agricoltori, pubblichiamo questa interessante analisi sulle mobilitazioni in Calabria apparse originariamente su Addùnati il 24 gennaio.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

C’era una volta… oppure c’è ancora Marx?

Non resta dunque, a chi scrive, che lasciare ai lettori il piacere di scoprire, ancora una volta insieme a Marx, una possibile alternativa all’attuale modo di produzione e ai suoi flagelli ambientali, sociali, economici, militari, razziali e di genere.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La lezione della rivolta dei trattori: l’ecologia sarà contadina e popolare o non sarà

Mentre i blocchi continuano un po’ ovunque, presentiamo alcune posizioni circa la presente situazione espresse dal punto di vista dei Soulèvements de la terre.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il campo (agricolo) di battaglia

Tutto quello che vorreste sapere sulla cosiddetta «rivolta dei trattori» e che non avete osato chiedere. (Spoiler: la posta in palio è il concetto di «sovranità alimentare»)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Lenin Reloaded

Cento anni dalla sua scomparsa. E la figura di Lenin continua a sfuggire a qualsiasi incasellamento, seguita a creare disturbo e inquietudine.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La convergenza impossibile. Pandemia, classe operaia e movimenti ecologisti

A questa tavola sta per verificarsi, per causa mia, un’accesa discussione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Al via a Davos il meeting dei super ricchi del mondo: “I vostri sono affari di guerra, crisi sociale e climatica”

Al via la kermesse dei super ricchi mondiali presso l’esclusiva località sciistica di Davos, in Svizzera.

Immagine di copertina per il post
Culture

Il Decreto Crescita e il calcio ordoliberale

La mancata proroga del Decreto Crescita per la Serie A serve solo a dimostrare che il libero mercato del calcio non è tale

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Orario di lavoro: ritornare ad agitare lo spettro di classe

La questione dell’orario di lavoro è sicuramente uno di quei temi centrali nell’annoso conflitto tra capitale e lavoro e certamente, insieme al tema del salario/reddito, uno dei più cari alla classe lavoratrice.

Immagine di copertina per il post
Formazione

Il castello di carte della questura è sempre più instabile.

A proposito del processo conclusosi in primo grado per i fatti di Confindustria a Torino, in occasione di una manifestazione studentesca dell’anno scorso contro l’alternanza scuola-lavoro, di seguito diamo spazio ad alcune valutazioni da parte degli studenti e delle studentesse coinvolti e che parteciparono alla mobilitazione di quel periodo.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Processo agli studenti per i fatti dell’Unione Industriale: emessa la sentenza

Si è concluso ieri il processo di I grado che vedeva imputati 11 giovani per gli scontri davanti all’Unione Industriale nel febbraio 2022, durante una manifestazione contro l’alternanza scuola-lavoro e per protestare contro le morti di 2 giovani studenti vittime nello svolgimento dei loro stage.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Diario della crisi – Lotta di classe in America

La settimana scorsa (4 ottobre) hanno scioperato per tre giorni i 75.000 operatori sanitari della Kaiser Permanente, la più importante azienda privata senza scopo di lucro del settore. È stato il più grande sciopero sanitario della storia degli Stati Uniti.

Immagine di copertina per il post
Culture

Non avrai altro idolo all’infuori di me

E’ un testo difficilmente catalogabile – ricco, vitale, debordante -, questo libro di Gianni Vacchelli. Perché sfugge sapientemente all’incasellamento di genere e di stile.

Immagine di copertina per il post
Culture

Samir Amin: eurocentrismo, malattia congenita del capitalismo

Nel 1988 usciva Eurocentrismo, di Samir Amin. La casa editrice La città del sole ha reso disponibile in italiano la seconda edizione dell’opera – Eurocentrismo. Modernità, religione e democrazia. Critica dell’eurocentrismo, critica dei culturalismi

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Il problema non è che la fine è vicina, ma che la stiamo già vivendo

Il 24 giugno 2023, il governo giapponese e la Tokyo Electric Power Company (TEPCO) hanno deciso di scaricare in mare oltre 1,3 milioni di tonnellate di liquami generati dall’incidente nucleare di Fukushima, causato dal Grande Terremoto del Giappone Orientale, e di riavviare la produzione di energia nucleare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Possiamo ancora parlare della Cina come della “fabbrica del mondo”?

Come in qualsiasi altro Paese, anche in Cina esistono fabbriche dove le condizioni di lavoro si fondano su un elevato sfruttamento. Tuttavia, occupazioni quali il fattorino e l’impiegato sono più rappresentativi della struttura produttiva odierna rispetto ad un lavoratore migrante in una catena di montaggio che produce scarpe o elettronica per l’esportazione.