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Renzi, l’inceneritore

«A partire dalla rivoluzione industriale lo sviluppo delle nostre economie è avvenuto all’insegna del “prendi, produci, usa e getta”, secondo un modello di crescita lineare fondato sul presupposto che le risorse sono abbondanti, disponibili, accessibili ed eliminabili a basso costo. È opinione sempre più diffusa che questo modello compromette la competitività dell’Europa. La transizione verso un’economia più circolare è al centro dell’agenda per l’efficienza delle risorse stabilita nell’ambito della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Utilizzare le risorse in modo più efficiente e garantire la continuità di tale efficienza non solo è possibile, ma può apportare importanti benefici economici. Nei sistemi di economia circolare i prodotti mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non ci sono rifiuti.»

Sono le parole di qualche visionario o di qualche sognatore additato da quelli che la sanno lunga come il solito illuso che chiacchiera senza cavare mai un ragno da un buco? No, è una comunicazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo dal titolo “Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti”. In un mondo con 8 miliardi di persone e con risorse sempre più scarse, anche chi ci comanda e ci rende la vita sempre peggiore in cambio dei loro profitti, si è accorto che la cultura dell’usa, getta (discarica) o brucia (inceneritore) non è più sostenibile dal punto di vista sia economico che ambientale, salute compresa. Anzi, i rifiuti sono diventati una cosiddetta miniera urbana visto che si sta sempre più sviluppando (lentamente perché non sostenuto da politiche economiche incentivanti) un mercato delle materie prime-seconde, cioè derivate dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti. La vera sfida del futuro sarà però una politica per la riduzione dei rifiuti, a partire dagli imballaggi.

Renzi in controtendenza. Mentre a Parigi al Cop21 si parla di ambiente, a Roma gira una bozza dei decreti attuativi del famigerato “Sblocca Italia” dove si parla di 9 nuovi inceneritori in 8 regioni. A luglio dovevano essere 12, ma Piemonte, Lombardia e Veneto sono stati graziati sia perché territori già altamente inquinati, sia perché hanno raggiunto livelli di raccolta differenziata molto alti, tra cui spicca il Veneto con il 76%. La Toscana secondo gli ultimi dati Arpat è ferma al 45% e avrà un inceneritore in più oltre a quello già in costruzione a Sesto Fiorentino. Ma perché l’Italia continua su questo crinale? Perché rischia la procedura di infrazione Ue per eccesso di rifiuti in discarica e perché il decreto “Sblocca Italia” ha fatto degli inceneritori “infrastrutture strategiche di interesse nazionale” (autorizzazioni più veloci e meno poteri di controllo locale). Renzi unisce quindi l’utile al dilettevole: evita la procedura di infrazione e regala profitti alle multiutilities come Hera, Iren e A2A che gestiscono i principali inceneritori italiani che dopo questo decreto diventeranno 55 (40 in attività, 6 in costruzione e 9 autorizzati). L’Ue, in realtà, ci sanziona non perché mancano inceneritori, ma per il mancato rispetto dell’obbligo di pretrattamento del rifiuto che va in discarica. In 10 anni in Italia i rifiuti bruciati sono aumentati del 34%, ma aumentano anche i tumori: Il Fatto Quotidiano in un articolo sulle bozze di questi decreti svela anche che a giugno lo studio epidemiologico Arpa sull’inceneritore di Vercelli ha dimostrato che, tra la popolazione esposta, la mortalità aumenta del 20% e la comparsa di tumori maligni del 60% (+400% al colon-retto e +180% al polmone). L’Ue considera l’incenerimento come ultima istanza per lo smaltimento dei rifiuti, vale a dire per tutto ciò che non si può riciclare (senza dimenticarsi che gli inceneritori producono tonnellate di ceneri tossiche che poi vanno smaltite). In Italia però non è stato raggiunto il livello del 65% di differenziata entro il 2012, come era previsto e per cui tutti continuiamo a pagare multe. Morale della favola: siccome è stato fatto poco fino ad oggi per un ciclo dei rifiuti virtuosi e siccome lo stesso Ministero ha ribadito che tutto ciò che va in discarica va “pretrattato” e non buttato “tal quale” come prima, i costi di conferimento in discarica sono aumentati e allora, secondo loro, meglio fare tanti inceneritori. Ma gli inceneritori disincentivano la raccolta differenziata perché hanno bisogno di rifiuti da bruciare per produrre energia e incassare per rientrare dei grossi costi di costruzione e gestione. È un cane che si morde la coda, dove però alla fine ci rimettono i cittadini e la salute e ci guadagnano i capitali. Ottimo per Renzi, meno per noi.

Reti Ambiente. In una recente intervista uscita su Il Tirreno l’assessore pisano all’ambiente, Sanzo, ha svelato quale sarà la strategia di Pisa, che ricordiamo è la provincia all’interno dell’Ato Costa (Livorno, Pisa, Massa Carrara, Lucca) che spinge di più per entrare in Reti Ambiente: porta a porta sempre maggiore per ridurre i rifiuti, e differenziarli meglio perché ormai conferire il “tal quale” in discarica non si può più e quindi diventa poco conveniente. Per fare un porta a porta generalizzato chiederanno una Tari un po’ più salata fino al 2018, calcolando che poi con un buon livello di differenziata la bolletta scenderà. Quindi anche i privatizzatori e gli inceneritoristi più convinti sanno che quel sistema di raccolta e differenziazione alla lunga porta vantaggi al portafoglio e alla salute. Ma come fa allora a conciliarsi differenziazione e inceneritori? Si conciliano malissimo, perché come mostrano i dati di Brescia e come può confermare ogni investitore, un inceneritore per avere un equilibrio tra costi e ricavi deve bruciare a pieno regime i rifiuti, prendendoli anche da fuori, e tutto ciò scoraggia investimenti nel porta a porta o in impianti di riciclo. E allora perché vogliono entrare in Reti Ambiente? Per le economie di scala risponde l’assessore. Più grande è l’azienda più si riducono i costi fissi. In Ato Sud (Grosseto, Siena e Arezzo) però, non sembrerebbe così. Infatti con la gara per la gestione unica vinta da Seitoscana Srl, le bollette sono aumentate di oltre il 10% e nel giro di un anno e mezzo le quote pubbliche (60%) sono state mangiate in parte dal privato che ora la fa da padrone. Ma cosa dice il “nostro” Ato Costa sui lavoratori? Dice che, per 5 anni, i circa 1500 lavoratori non potranno essere trasferiti dai territori in cui lavorano. Dopo quel termine invece è tutto buono e un dipendente di Livorno potrà andare a lavorare a Massa se ce ne sarà bisogno. E l’inceneritore del Picchianti? Basta andare al punto 4.5.2.1 del Piano Straordinario dal titolo “Prescrizioni per l’inceneritore di Livorno”: L’impianto è previsto come impianto a regime. La gestione dell’impianto compete al gestore unico. Il Gestore unico realizzerà gli adeguamenti, conversioni e ristrutturazioni necessarie all’esercizio dell’impianto per la durata dell’affidamento. Cosa significa? Che Livorno contribuirà con l’impianto di incenerimento che brucerà quanto ritenuto necessario a mantenere l’equilibrio economico e la chiusura del ciclo dei rifiuti di Ato. Quindi l’inceneritore potrebbe rimanere a regime delle 60/70 mila tonnellate annue oppure essere adeguato, convertito e ristrutturato calibrandolo su altre quantità di rifiuto. Decideranno loro.

Aamps. Su Aamps ci siamo già espressi in modo costante sul nostro sito. La scelta dell’Amministrazione di andare al concordato (se verrà concretizzata, dato che il CdA non ha ancora inoltrato la richiesta) la riteniamo un salto nel buio, o meglio una delega che mette in mano il futuro dell’azienda ed un servizio essenziale (e le scelte che ne comportano) ad un giudice. La questione dei precari è solo un primo assaggio di ciò che comporta aver scelto la via del concordato. Non bisogna mai scordarsi, in ogni modo, che i punti nodali per garantire un servizio come quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani sono due: l’individuazione del ciclo dei rifiuti che si vuole intraprendere (con calcolo delle tonnellate di rifiuti prodotti e costi) e l’individuazione delle risorse finanziarie per gli investimenti a sostegno del ciclo che si è scelto (elemento difficilissimo in questa fase visto che i soldi della bolletta coprono a mala pena il servizio ma non gli investimenti). L’ex sindaco Cosimi, come ha ribadito in sede di commissione di inchiesta, aveva individuato questi due punti nel raddoppio dell’inceneritore del Picchianti e nel conferimento dell’azienda in Reti Ambiente. A noi quella scelta non piaceva, e ci siamo opposti insieme a tanti altri in questa città. Per contrastare quel sistema però ne serve uno alternativo. E non bisogna mai scordarsi che i due punti nodali sono ineludibili. L’Amministrazione sul ciclo dei rifiuti e su Aamps si gioca una larga fetta di credibilità e quindi non c’è da fare troppa retorica o politiche dell’annuncio ma trovare soluzioni concrete percorribili. Mandare tutto a rotoli o eludere i due punti nodali significherebbe far sì che in una situazione di vuoto e di emergenza emergerebbe il più forte (banche e capitali privati). E il più forte solitamente è anche il più pericoloso. Basti vedere che depredano territori e risorse pubbliche dall’alto per poi presentarsi come risolutori.

da SenzaSoste

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