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Abbattuto il muro della vergogna. Pisa verso il #19ottobre

Oggi decine e decine di persone hanno deciso di abbattere questi muri costruiti anni fa: un’azione che arriva dopo settimane in cui quasi ogni giorno queste stesse persone hanno dato vita a picchetti antisfratto per impedire che delle famiglie venissero buttate in strada. Durante l’azione dal megafono è stato ribadito che la lotta contro gli sfratti e per il diritto alla casa è solo all’inizio; nei prossimi mesi Pisa vedrà il tentativo di eseguire centinaia di sfratti, ma gli ufficiali giudiziari dovranno fare i conti con chi si sta organizzando e ha deciso di resistere alla violenza di chi vorrebbe scaricare la crisi verso il basso, verso chi ha perso il lavoro o è in cassaintegrazione e non riesce ad arrivare neanche alla seconda settimana del mese.

L’azione di oggi si inserisce in una settimana di mobilitazione verso il corteo nazionale del 19 ottobre a Roma, anche da Pisa in tanti e tante scenderanno nella piazza romana per ribadire che c’è ‘una sola grande opera: casa e reddito per tutti’.

Di seguito il comunicato del Progetto Prendocasa Pisa:


FIERI DI RESISTERE…UN’UNICA GRANDE OPERA: CASE E REDDITO PER TUTTI

Prendiamo parola collettiva sull’emergenza sfratti in città e sulla lotta per la casa che si sta sviluppando coinvolgendo tantissime persone.
La situazione d’emergenza che ogni giorno vivono sulla propria pelle migliaia di persone nella nostra città ha dei responsabili, sono i fatti oggettivi a determinarlo: affitti stratosferici, 4mila case invendute, più di 1200 sfratti esecutivi per morosità, decine e decine di immobili pubblici in vendita per “sanare” i bilanci di comune, università ed altri enti statali.
Questi responsabili sono i rappresentati istituzionali che siedono negli organi di governo di questa città e di questo governo nazionale i quali, nonostante spot pubblicitari da campagna elettorale (tutte le costruzioni di nuove case popolari sono ferme), non fanno altro che perseguire la strada decennale della “privatizzazione della ricchezza pubblica”, servendo di fatto con politiche abitative, varianti urbanistiche, regolamenti cittadini, unicamente e prioritariamente gli interessi ed i profitti di alcuni gruppi immobiliari in città. A fronte di questo scenario i ridotti strumenti economici e politici degli istituti di mediazione sociale diventano a tutti gli effetti organi svuotati di ogni potere: “non ci sono case disponibili, trovati una casa, fatti ospitare”, sono ipocrisie che diventano norma nella gestione di una scarsità del bene casa. Ma è proprio vero che le case non ci sono? E’ vero che la ricchezza pubblica non c’è? Che fine hanno fatto i soldi?

Le famiglie sotto sfratto a questo punto vivono sulla propria pelle che cosa significa austerità, ovvero quale sia la ricetta che la grande politica ha pensato per loro: accettare in silenzio di subire un impoverimento che toglie e distrugge le basilari condizioni umani dell’esistenza. Risulta sempre più evidente che questa ricetta a base di sacrifici e povertà non vale per tutti, e che in realtà è il modo con cui alcune figure continuano ad arricchirsi: i proprietari di casa devono veder libero il proprio appartamento per poter continuare a prendere 600 euro di affitto per bilocali in periferia, ai grandi costruttori vengono “regalati” terreni pubblici per continuare a costruire, i ricchi imprenditori russi possono comprare a prezzi stracciati alberghi e case comunali resi inaccessibili alla collettività per anni. E’ quindi una crisi con dei responsabili che utilizzano una situazione di precarietà per continuare a guadagnare lauti profitti. Ad una logica irrazionale che produce TANTA GENTE SENZA CASA e TANTE CASE SENZA GENTE, in questi anni – e con particolare intensità negli ultimi mesi – sta rispondendo un movimento di donne e uomini che si contrappone concretamente e culturalmente a questa perversa dinamica d’impoverimento.

CASE, REDDITO, DIGNITA’ sono le parole d’ordine che risuonano nelle decine di picchetti anti sfratto, nelle occupazioni di immobili tenuti in abbandono, nelle assemblee di quartiere o di zona cui partecipa un numero sempre più alto di persone con l’obiettivo di cambiare questo stato di cose.

Oggi questo movimento ha rotto il muro della rendita e della proprietà privata e speculativa: le cento case tenute da più di 20 anni vuote da un grande immobiliarista, Pampana, sono state mostrate alla città, a significare che la scarsità del bene casa è ottenuta artificialmente da questi poteri, col fine di continuare a pagare affitti impossibili e di inasprire le condizioni di ricatto e precarietà per la maggior parte della popolazione.
E’ stata anche un’azione condotta dalle famiglie sotto sfratto per far luce sulle prospettive di un movimento per il blocco degli sfratti: come dimostrano gli ultimi picchetti, è importante lottare affinché le case sfitte vengano abitate e gli affitti vengano ridotti, nel momento in cui i redditi delle famiglie vengono derubati dalle politiche fiscali e dalla disoccupazione dilagante.

Quello che si è voluto sottolineare con questa mobilitazione è, inoltre, la vergognosa campagna di criminalizzazione che i poteri forti di questa città vorrebbero attuare nel tentativo di frenare un movimento di dignità e per il diritto all’abitare: in questi giorni abbiamo appreso della notifica di 4 denunce per “resistenza e violenza in concorso aggravato” per il picchetto antisfratto svolto il 5 settembre, che ha impedito ad una famiglia con due bambini di essere sbattuta in mezzo alla strada. Anche in quell’occasione nessuna soluzione alternativa fu proposta dalle istituzioni, assenti al momento del tentativo di sfratto. Per la prima volta le forze dell’ordine tentarono di eseguire lo sfratto presentandosi all’appuntamento alle prime luci dell’alba: alle 6:30 della mattina decine di poliziotti, nonostante l’ufficiale giudiziario non fosse presente e quindi lo sfratto tecnicamente non eseguibile, hanno provato ad entrare nell’androne delle scale con l’obiettivo di spezzare la solidarietà del picchetto. Questo maldestro tentativo è rimasto comunque vano grazie alla determinazione della famiglia ed alla presenza sul posto di altre persone. Il picchetto nei minuti successivi si è infoltito evitando la sfratto che è stato rimandato al 30 ottobre.

Rispediamo al mittente e con forza il tentativo di intimidire e bloccare il movimento di dignità e partecipazione col quale lottiamo per il blocco degli sfratti e l’utilizzo immediato del patrimonio abitativo sfitto. Pensiamo che questa strategia della questura, inutile quanto infame, sia espressione di una deriva immediatamente autoritaria del governo politico della città: d’altra parte, se i politici che stanno nelle istituzioni non vogliono mettere mano a soluzioni reali, diventa per loro necessario tentare di fermare qualsiasi operazione di riappropriazione che si opponga alla rendita ed alla speculazione di questa città.
La migliore risposta è quella di sviluppare ed estendere la lotta per la casa: nella prossima settimana saranno tante le giornate di picchetti antisfratto e di mobilitazione per il reddito e la dignità. Martedì sera il progetto prendocasa terrà un’assemblea cittadina per costruire da Pisa la mobilitazione del 19 ottobre a Roma, giornata in cui tante famiglie, tende alla mano, scenderanno nella capitale per “accorciare la distanza” tra politiche governative e bisogni sociali, assediando i ministeri dell’austerity.

Progetto Prendocasa Pisa

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