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Bologna: ennesima morte sul lavoro in un magazzino della logistica

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Stanotte nell’hub SDA di Bologna Yaya Yafa, un giovane di 22 anni da poco assunto tramite agenzia interinale è stato ucciso sul colpo, schiacciato tra un tir e la ribalta del magazzino per cause ancora da accertare.

Di seguito alleghiamo il comunicato stampa del SI Cobas di Piacenza su quanto accaduto e sulle logiche di organizzazione del lavoro che stanno dietro alle cause di questi incidenti.

Il S.I.Cobas piacentino esprime il più grande dolore per la perdita del nostro fratello Yaya Yafa, operaio ventiduenne impiegato presso il sito SDA di Bologna e ucciso sul lavoro dallo schiacciamento fra il retro di un camion e la ribalta di scarico del magazzino.

Il bollettino di guerra dei morti sul lavoro in Italia si allunga di ora in ora, procedendo a sincrono con i dati sulla “ripresa” sbandierata dal governo: una ripresa dalle gambe di burro, fatta di precarizzazione ulteriore del mercato del lavoro e in cui la precarietà non è solo quella dei contratti, ma direttamente quella di vita. A lavoro precario, condizioni di lavoro precarie.

Ciò è ancor più vero se si analizza la tragica realtà degli appalti di manodopera in Italia, che nel caso di Yaya vedevano un lavoratore assunto da agenzia interinale, somministrato ad una cooperativa a sua volta parte di un consorzio che gestisce in appalto la manodopera presso il magazzino di una ramo d’azienda esternalizzato delle Poste Italiane.

Un vero dedalo di livelli e regolamenti che ha due unici risultati: comprimere i salari (e i dati sull’allargamento del divario fra ricchi e poveri in Italia non mentono) e determinare condizioni di ingovernabilità della sicurezza, di proliferazione dei rischi e delle morti conseguenti.

Lacrime di coccodrillo quelle che piange la politica, se è vero che chiunque abbia cercato di contrastare questo meccanismo perverso, S.I.Cobas su tutti, è stato regolarmente massacrato dallo stato con sgomberi violenti, denunce, fogli di via ed “avvisi orali”. Il caso più specchiato lo abbiamo proprio a Piacenza, con la recrudescenza subita dai lavoratori Fedex-TNT proprio per essersi opposti allo sfondamento di questa giungla contrattuale rivendicando il mantenimento delle migliori condizioni di vita e salario conquistate in opposizione al “modello Amazon” assunto dalla

Fedex, che prevede appunto il massiccio ricorso a manodopera somministrata, sottopagata e precaria tanto nel conto in banca quanto nelle condizioni di sicurezza in magazzino.

Ci si ferma pochi secondi a piangere la morte di una ragazzo giovanissimo, ma poi si procede a ritmo spedito verso la totale ristrutturazione del mercato del lavoro nel senso appena delineato, e si ignorano sistematicamente i troppi campanelli d’allarme rispetto alla repressione di chi si oppone a questa barbarie.

Nel frattempo, il governo stringe su un ulteriore allungamento dell’età pensionabile. Un “fine pena mai” per tutti quei milioni di uomini e donne costretti a vendere la propria forza lavoro per sopravvivere, in condizioni sempre più rischiose come la morte di Yaya conferma una volta di più. Un vero scandalo che racconta con chiarezza come gli asset del potere capitalista vedano la vita umana come null’altro da energia da spremere a qualsiasi costo.

Di fronte a questa vera barbarie continueremo a muoverci e lottare sulla scia dello sciopero generale dell’11 ottobre, senza tentennare di fronte alle aggressioni repressive perché un semplice dato di realtà non ce lo permette.

S.I.Cobas Piacenza

 

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