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Bologna: la rabbia dei facchini torna in centro città.

Da tutta Italia sono arrivate delegazioni di lavoratori organizzati nel sindacato S.I.Cobas, ADL Cobas, e Cobas L.P., a dimostrazione che la forza del movimento della logistica è sempre pronta a rispondere al contrattacco padronale, che sta provando a cancellare le vittorie ottenute con determinazione conquistate durante dure battaglie fatte di picchetti e scioperi.

Al concentramento in Piazza Maggiore, fin da subito gremito da facchini studenti precari, era chiaro che nonostante il clima di terrore che la questura ed il mainstream cittadino avevano provato a diffondere con la minaccia delle denunce, il dispositivo della paura non avesse avuto effetto.

Forte la determinazione durante il corteo, convocato da S.I.Cobas e Laboratorio Crash, con gli interventi dei facchini delle aziende in lotta Ikea Tnt, Sda, Gls, Dhl, Artoni, Camst, … questi si confondevano con cori di tutto un corteo che con forza urlava quegli slogan che hanno sempre riecheggiato duranti gli scioperi ed i picchetti.

Un corteo che via via è andato ingrossandosi, accogliendo i tanti e le tante che subiscono la crisi e le politiche di austerity e che hanno trovato la possibilità di unirsi ad una piazza che parla tutte le lingue del mondo, ma con una unica voce grida: “basta sfruttamento, basta schiavitù!”.

Un corteo compatto a dare solidarietà ai lavoratori licenziati della Granarolo che da 7 mesi lottano per veder riconosciuti pienamente i loro diritti. Mai soli, ma insieme ai tanti e alle tante che ai picchetti hanno resistito con loro ai tentativi di sgombero della celere. Ai picchetti nazionali ed agli scioperi generali della logistica come un corpo solo hanno picchettato e bloccato i cancelli dello sfruttamento e forti della campagna di boicottaggio nazionale contro la Granarolo hanno avuto la forza di mettere in scacco uno dei pilastri del cooperativismo bolognese, che trova nella Legacoop una “cupola mafiosa” di gestione dei rapporti produttivi.

“LEGA COOP = MAFIA”, questo recitava lo striscione che i facchini ed i solidali hanno appeso di fronte ad un supermercato della CoopAdriatica!

Un movimento quello della logistica che lotta dopo lotta conquista maturità e sempre più fiducia nella sua forza, ma con sempre netta la linea che separe gli amici dai nemici. Da una parte la lotta degli ultimi e degli sfruttati; dall’altra chi invece, come i sindacati confederali e la CGIL, svendono la lotta degli operai sull’altare della compatibilità e della supinazione alle politiche di austerity.

Sotto la sede della CGIL si è manifestata la rabbia contro un palazzo asservito alle logiche padronali. “Venduti!” hanno gridato i facchini mentre lanciavano banconote finte verso il portone della camera del lavoro. “Ci avete venduto firmando contratti da schiavismo!”, hanno aggiunto carichi di rabbia e disprezzo gli operai!

Dopo pochi metri il corteo ha raggiunto la prefettura e la vicina questura. A quel punto la rabbia dei facchini si è rivolta contro le istituzioni, che hanno minacciato i protagonisti della lotta con il ritiro del permesso di soggiorno a causa delle denunce. Gli operai hanno così impugnato dei faxsimile di permessi di soggiorno e li hanno stracciati proprio davanti alla prefettura, segnando pubblicamente che le catene della bossi-fini e le deplorevoli minacce delle autorità non hanno più effetto su di loro. “La paura si è rotta!” c’era scritto su un cartello, e così è stato. Con determinazione il corteo è andato avanti fino a sciogliersi in piazza Maggiore, in una Bologna blindata dalla polizia, gelata dal primo vento d’inverno, ma calda della lotta e della solidarietà che continua a sollevarsi nel territorio felsineo anche grazie al loro grande contributo.

Durante il corteo più volte i facchini hanno fatto appello al movimento in Italia, e alla piazza della sollevazione romana del 19 ottobre, a praticare azioni di boicottaggio contro la Granarolo il 12 dicembre per unirsi concretamente ad una lotta che ormai non è più solo bolognese, non è più solo dei facchini, ma parla e insiste per i diritti di tutti e tute.

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