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Calabria e Campania tra le prime quattro regioni povere dell’UE

I dati ponderati dell’Eurostat Regional Yearbook: disoccupazione, povertà digitale, basso potere d’acquisto. I tristi record del Mezzogiorno

di Gianluca Cicinelli, da PopOff Quotidiano

La situazione è grave e anche molto seria. La Campania e la Calabria sono tra le prime quattro regioni in Europa con la quota più alta di persone a rischio povertà ed esclusione sociale. In Sicilia invece si registra il più basso tasso di occupazione di tutta l’Unione Europea. Il triste e desolante primato del Meridione d’Italia si conferma così nell’Eurostat Regional Yearbook 2023, la pubblicazione annuale dell’Ufficio statistico dell’Unione europea, dedicata alle regioni dell’Unione Europea. Nell’Anno europeo delle competenze, che mira a sostenere le persone nell’acquisizione delle giuste competenze per posti di lavoro di qualità, l’annuario dedica capitoli estesi all’istruzione, misurando poi la situazione delle diverse regioni sul mercato del lavoro. Non si tratta quindi di una rilevazione puramente economica, vengono presi in considerazioni fattori come l’accesso a internet,  la sanità e i servizi sociali disponibili, lo stato dei trasporti e lo sviluppo del turismo.

Su una popolazione “potenzialmente attiva” di 259,2 milioni di persone nell’Eurozona sono  53,5 milioni quelle economicamente inattive. Tra queste dobbiamo comprendere, oltre agli studenti e a chi gode di una pensione, i disabili, i malati gravi e chi all’interno delle famiglie si prende cura di loro.  La tendenza generale del vecchio continente evidenziata dall’annuario Eurostat è di un tasso di occupazione generalmente più basso nelle aree rurali e nei paesi.

La Calabria però è anche la seconda regione europea con il più ampio divario digitale: meno di una persona su sette ha utilizzato internet tutti i i giorni nel 2022. A fronte di una media europea del 7% si arriva al 18,7% di persone che tra adolescenti e adulti non ha mai usato internet. Eurostat individua le cause di questa emarginazione digitale nella mancanza di competenze, oltre che di opportunità, rafforzata dalla mancanza di interesse. Questo significa che internet ancora non viene considerato uno strumento collegato all’ampliamento delle possibilità di occupazione. Senza scordare che sempre in Calabria è concentrata la più bassa proporzione di persone che utilizzano l’e-commerce in Italia, soltanto un terzo della popolazione, un altro fattore discriminante per lo sviluppo economico e gli investimenti delle imprese.

Per quanto riguarda la Campania, nel 2022 registra il secondo dato più alto in Europa, dietro soltanto al sud-est della Romania: il 46,2%, di persone a rischio esclusione sociale contro una media europea del 21,6%. La Calabria invece, preceduta da un’altra regione rumena, si attesta al quarto posto con il 42,8% della popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale.

Non consola certo che la situazione delle due regioni italiane, in misura meno grave ma altrettanto allarmante, sia analoga, oltre che al sud-est della Romania, al sud della Spagna, alla Grecia e alle aree periferiche della Francia.

C’è poi un altro dato preoccupante, che riguarda il rischio povertà monetaria, il potere d’acquisto generale e la possibilità di avere accesso a tutti gli altri mezzi che promuovono il benessere umano, a cominciare dal cibo. Nel 2022 la Campania aveva la quota più alta (51,0%) ed era l’unica regione dell’Ue in cui il rischio monetario riguardava oltre la metà della popolazione. Le altre quattro regioni italiane con le aliquote di povertà monetaria oltre il 40,0% sono Sicilia,  Calabria, Sardegna e Molise.

Per tutti questi territori Eurostat individua come causa soprattutto la mancanza di lavoro per chi ha livelli d’istruzione superiore e universitaria.

A conferma di questa tesi viene evidenziato un altro elemento. Tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che nel 2022 non avevano né un lavoro né erano impegnati in un percorso scolastico o di formazione professionale, su 236 regioni europee le prime quattro riguardano il meridione italiano: Sicilia (32.4 %), Campania (29.7 %), Calabria (28.2 %) e Puglia (26.0 %).

Un dato che lascia una speranza di ripresa possibile al sud riguarda il turismo.  La Campania su base annuale è la prima regione del Mezzogiorno e al settimo posto in Italia, con 17,8 milioni di presenze, seguita da Puglia, Sicilia e Sardegna. La Calabria è al quinto posto in Italia con 7,3 milioni di presenze, di cui 1,2 milioni straniere, ma risulta quinta tra le regioni europee per il turismo stagionale: concentrati tra luglio e agosto troviamo il 66,6% delle notti trascorse nella regione dai visitatori.  Una speranza che porta con sé anche lati oscuri, dal lavoro nero alla irregolarità di molte strutture, ma al momento il turismo è di fatto l’unica attività che produce ricchezza, dando un po’ di respiro a una terra saccheggiata da scelte politiche non lungimiranti e dalla speculazione della criminalità organizzata sulle persone e il territorio. Il decreto sud approvato il 19 settembre scorso dal governo prevede 2200 assunzioni tra  Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Rischia però di essere una goccia nel mare se non accompagnato da interventi strutturali profondi.

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