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Con la Verdi15Occupata di Torino: l’autorganizzazione non si sgombera!

La giornata di martedì 30 ottobre, per la VERDI 15 occupata di Torino, si è aperta con l’arrivo del reparto celere a completare l’opera iniziata mesi fa con i tentativi di chiusura delle reti idriche ed elettriche dell’edificio da parte degli operai dell’EDISU (cioè l’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario).

I circa 80 studenti  che si trovavano nella struttura sono stati fatti stendere a faccia in giù e trascinati di peso al piano terra, i membri della comunità pakistana separati dagli altri e messi faccia al muro in cortile (in base a quale assurda logica?), i compagni che cercavano di organizzarsi e contattare l’esterno  chiusi in uno stanzino e guardati a vista. Tutti sono stati identificati e buttati  fuori , dove nel frattempo si riuniva un numero sempre maggiore di studenti decisi  a dimostrare a Comune, EDISU e Regione che l’esperienza della VERDI 15 non è finita con lo sgombero.

Un presidio mobile si è snodato per le vie del centro e ha resistito a numerose cariche della polizia, che riconfermando la sua fama ha macchiato di sangue una volta di più l’asfalto di Torino. Nella VERDI è stata vista entrare  assieme agli operai una responsabile dell’EDISU, che ha autorizzato lo sgombero. Stiamo parlando dello stesso ente per il diritto allo studio che ad aprile reindirizzava gli studenti idonei alle borse di studio, ma non beneficiari a causa dei tagli, dagli uffici di chi doveva garantire loro un tetto allo studentato occupato!

La VERDI 15 però ha dimostrato da subito di essere qualcosa di molto diverso rispetto ad un elemento di  compensazione delle mancanze pubbliche in materia di diritto allo studio. A partire dall’inizio dell’occupazione (gennaio di quest’anno) dello stabile da parte di studenti cui era stata tagliata la borsa e che non potevano perciò permettersi un affitto, nel corso dei mesi si sono sviluppati percorsi di autoformazione e conricerca, corsi di italiano per  gli studenti stranieri, biblioteca autogestita, in una parola momenti e luoghi in cui si creavano saperi e socialità altri, necessariamente incompatibili con il modello propugnato da Università ed EDISU. Lo studentato di via Verdi è diventato uno spazio in cui auto-organizzare seminari, corsi di arti marziali, gruppi di studio o anche semplicemente  fare una cena senza dover sottostare alle regole degli studentati-carcere (che a Trento conosciamo molto bene…).  Uno spazio conquistato a città e università che vogliono studenti-consumatori di crediti e servizi, corpi disciplinati da allenare al sacrificio.

Riappropriazione dei tempi con una auto-formazione che sia antagonista al sistema ingurgita-vomita della ricorsa al credito, riconquista degli spazi di vita e di studio che in nome delle retoriche di meritocrazia e sacrificio ci vengono tolti da un’università sempre più azienda, e che invece  vogliamo attraversare e vivere liberi dall’addestramento al precariato e all’accettazione dello sfruttamento;  della necessità dell’esistenza di luoghi in cui tutto questo viene creato, e della loro difesa, come collettivo universitario siamo fortemente convinti.

Ai compagni e alle compagne della VERDI 15 occupata  va  tutta la nostra solidarietà, per il lavoro che hanno fatto in questi mesi e per ciò che continueranno a fare, perché siamo ben consapevoli che non sarà uno sgombero a fermarli;

a noi il compito di far rivivere l’esperienza della VERDI 15 in ogni aula occupata, in ogni momento di autoformazione, in ogni breccia creata nel modello rassegnato che ci vuole tutti sfruttati e contenti.

 

Daje forte!

Collettivo universitario TrentoAnomala

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