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Palermo. La forza della solidarietà nella lotta per il diritto alla casa

L’amministrazione uscente e quella appena insediatasi (Orlando bis), non fecero però i conti con due fattori determinanti e strettamente connessi: la propria incapacità sistemica nel realizzare interventi duraturi e risolutivi dell’emergenza abitativa, da un lato, e la capacità di stringere un sodalizio quasi decennale attraverso il quale affrontare collettivamente questa situazione di disagio da parte delle famiglie, dall’altro.

Infatti gli appartamenti assegnati vengono concessi solo di sei mesi in sei mesi allo scadere dei quali arrivano puntuali le ordinanze di sgombero, puntualmente neutralizzate dalla capacità dei nuclei familiari di ricompattarsi in caso d’emergenza, nonostante la distanza nel tempo e nello spazio. Stessa cosa accade in queste settimane: due ordinanze di sgombero allo scadere dell’assegnazione provvisoria, immediata risposta da parte di tutti e venti i nuclei familiari che, rivoltisi ai comitati di lotta cittadini, hanno deciso attraverso un momento assembleare di riaccendere i riflettori sulla questione di “quelli del campo containers..” Ma questa volta con l’intento di neutralizzare in via definitiva il giochetto dell’assegnazione temporanea. Che non fa bene a nessuno..

L’amministrazione comunale ha presidposto un incontro con l’assessore Ciulla con una delegazione tra famiglie e comitati di lotta nella sede dell’assessorato per giorno 17 marzo. Conosciamo il valore di questi espedienti e il peso delle parole di chi amministra una città facendo una netta separazione tra vetrine del centro storico da spolverare e abbellire con cura quasi maniacale e quello che sembra essere l’altra inevitabile faccia della medaglia: il tentativo di sopire nell’invisibilità le proprie colpe e le proprie responsabilità. Crediamo allora sia necessario valorizzare esperienze di lotta che sorgono spontaneamente e resistono alla prova degli anni, scavalcando l’orizzonte della propria micro vertenza e dimostrando la capacità e la voglia di esprimere una presenza collettiva. Tanto necessaria al ribaltamento delle posizioni, quanto fastidiosa nel premere e rigirare quella spina nel fianco delle istituzioni.

 

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