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Criminale non è chi lotta per la casa, ma chi si arricchisce sulle spalle della collettività sfruttando l’edilizia residenziale pubblica!

Abbiamo promosso un presidio dalle 9 davanti al Tribunale, non per “chiedere giustizia” (perchè non è da questo sistema che ci aspettiamo giustizia) ma per continuare a denunciare l’ondata di sfratti che affligge migliaia di famiglie nella nostra provincia e per rilanciare lanecessità di organizzarsi assieme e lottare per il diritto ad avere una casa. Soprattutto, ancora una volta, puntiamo il dito contro l’Ater e il Comune che continuano a speculare sull’emergenza abitativa.

Da sempre nell’ATER prevale una logica imprenditoriale da sciacalli, che sacrifica un diritto basilare come quello alla casa sull’altare delle speculazioni. Oggi decine e decine di case popolari vuote sono sigillate con enormi lastroni di acciaio, mentre altre sono in vendita con una serie di piani straordinari poco chiari, con cui già dal 2012 sono stati messi all’asta diversi appartamenti (come accaduto in quartiere Palestro, a Brusegana e all’Arcella). L’Ater di Padova infatti ha messo in vendita anche altri alloggi nei comuni di Conselve, Battaglia, Pontelongo e Carmignano, con prezzi a base d’asta che andavano da 64.400 euro a 88.800 euro per alloggi liberi, che altrimenti potevano essere assegnati a famiglie bisognose.

La drammaticità  della situazione abitativa è dovuta anche alle decisioni dell’Ufficio Casa, perchè le nuove assegnazioni procedono con il contagocce da parte del Comune di Padova.

Nel frattempo le manutenzioni ordinarie e straordinarie delle case popolari oggi sono assenti o scadenti e spesso la scusante dell’inagibilità dell’alloggio, per mancanza (loro) di manutenzione, viene usata per chiudere gli appartamenti, facendoli svalutare, per poi venderli all’asta.

Tra Padova e provincia ci sono più di 7000 alloggi, oltre 4000 sono in città e di questi ultimi 1000 hanno all’attivo pratiche relative a morosità: quindi un quarto degli inquilini che abitano nelle case popolari in città  rischia lo sfratto o è nel pieno della procedura. Infatti il canone da versare all’Ater è legato al reddito, che abbassandosi anche drasticamente, magari per la perdita del lavoro dell’inquilino, deve essere necessariamente rivisto; ma questo non accade.

Per contro, chi promuove i picchetti antisfratto per evitare che decine di famiglie finiscano in mezzo alla strada, viene accusato di “associazione a delinquere” (come accaduto con l’operazione del 18 febbraio scorso a danno del Comitato di Lotta per la Casa), mentre il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico (composto da rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali) ha la preoccupazione di incentivare la lotta contro chi occupa le case popolari lasciate colpevolmente vuote a marcire; come se l’occupazione fosse una scelta presa con leggerezza, e non una risposta alla disperazione e alla mancanza di soluzioni da parte di Ater e Ufficio Casa del Comune che giocano al rimpallo delle responsabilità. 

Dal sito dell’Ater, leggiamo di “un quadro aziendale fortemente determinato e dinamico, caratterizzato da indirizzi certi”, ma la realtà ci regala uno scenario fatto di speculazioni, sfratti, svendite del patrimonio pubblico e ruberie di ogni genere a danno della collettività. Oggi tutte le 7 Ater del Veneto sono commissariate.

“Le gare pubbliche, per portarle a casa bisogna esagerare, e dopo correggerle in corso d’opera. Bisogna che sin da quando fai il preventivo, verifichi che si possa modificare delle robe, capito, perchè altrimenti non ne porti a casa nemmeno una, perdi solo tempo”. Questo il sistema “brevettato” per assicurarsi gli appalti pubblici – con alti ribassi e relativi guadagni tramite adeguamenti in corso d’opera – svelato da uno degli imprenditori padovani arrestato nell’ambito dell’operazione “Pantano” che ha portato all’arresto di 3 imprenditori e di 5 dipendenti pubblici e alla denuncia di altre 22 persone indagate. Tra i dipendenti ci sono anche Aldo Luciano Marcon (il direttore generale dell’Ater di Venezia residente a Padova) e Filippo Ascierto, ex carabiniere ed ex parlamentare di Alleanza Nazionale.

Noi ricordiamo ancora una volta che il patrimonio residenziale pubblico è stato pagato da tutti noi con le tasse sulle nostre buste paga: chi lo sfrutta per i propri interessi è il solo criminale.

D’altro canto non ci stupiamo del quadro drammatico che descriviamo perchè la progressiva privatizzazione degli interventi di welfare ha portato al prevalere della logica del profitto di pochi a discapito dei bisogni delle masse popolari. Nell’aggravarsi della crisi, la lotta è l’unica via da intraprendere, con l’orizzonte di una società in cui tutti abbiano il diritto ad avere una casa.

Basta sfratti, basta sgomberi!

Lottare per la casa non è reato!

InfoSpazio ChinaTown

via Varese 10, Padova

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