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Dalla clinica degli orrori alla fine del sistema sanitario

Si tratta di una pratica inumana, perpetrata ai danni di malati di tumore, che ha negato ai pazienti le cure di cui necessitavano. Si tratta di una pratica comune, in un’azienda ben amministrata, di riduzione delle spese. Si tratta di non somministrare il TAD (un disintossicante spesso correlato ai cicli di chemioterapia) ai degenti in day hospital e rendergli infernale la già difficile vita post-terapia. Si tratta, in sintesi, del “Tu ragioni da medico, io da imprenditrice” detto da Maria Teresa Latteri a una dottoressa che si opponeva alle nuove politiche della clinica.

Siamo a Settembre 2009, a due mesi dagli ultimi tagli alla spesa sanitaria nel bilancio regionale e, nello specifico, ai rimborsi alle cliniche convenzionate con la Regione siciliana (che per il trattamento in questione scendono da 250€ a 100€), quando la dirigente della clinica si rende conto che il TAD non è più economicamente conveniente e decide di escluderlo dai protocolli di cura.

Sconcertante, leggendo le conversazioni tra i dottori, è il cinismo con cui sono stati trattati i pazienti e che ha fatto agilmente passare le loro sofferenze in secondo piano rispetto alle esigenze di bilancio della clinica…sconcertante, ma non sorprendente. Se infatti è bene non abituarsi a quanto la legge del profitto abbia effetti mostruosi su qualsiasi cosa allunghi i suoi tentacoli e sconcertarsi sempre di fronte a ciò di cui è capace nei confronti dei deboli e dei sofferenti, è bene anche capire che questo è il modo “normale” di agire del capitale: ridurre i costi e massimizzare i profitti.

Siamo di fronte ai risultati dei tagli che da oltre un decennio si abbattono a cascata sulla sanità: dalle leggi finanziarie a quelle regionali, fino ai bilanci delle singole Aziende Sanitarie Locali e cliniche convenzionate. Siamo di fronte al risultato naturale di anni di attacco alla sanità pubblica e di aziendalizzazione della sua amministrazione, della ricerca della competizione e del mercato, della gestione attraverso le ASL e le convenzioni con privati, del bilancio economico utilizzato come indice di qualità delle cliniche (e quindi delle cure). Ecco dunque la paventata chiusura di ventitré punti nascita sul territorio siciliano e lo smantellamento sempre più definitivo del welfare sanitario in Sicilia, ad opera dell’amministrazione regionale. Smantellamento che è il risultato dell’austerity dettata dalle politiche nazionali e dai declassamenti delle principali agenzie di rating nei confronti dell’affidabilità della solvibilità della Regione Sicilia, oltre che delle possibilità di speculazione che lo stesso smantellamento apre.

Tutto questo, comprese le mostruosità di questo scandalo, è solo un accenno di quello che diventerà il sistema sanitario in Italia sotto l’attacco spinto dalla crisi e dalle opportunità di profitto e speculazione che apre: tagli alla spesa pubblica, sempre più vasto intervento dei privati sovvenzionati e parallela estrema aziendalizzazione dei servizi pubblici (che rende difficile e sterile la distinzione tra pubblico e privato), aumento dei ticket sanitari e peggioramento della qualità delle cure e delle strutture.

Insomma ci troviamo davanti alla morte definitiva di un pilastro fondamentale del sistema di welfare italiano, e la contestuale centralità che dovrà assumere il terreno di lotta che gravita intorno alla salute bene comune.

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