InfoAut
Immagine di copertina per il post

Enti pubblici di Ricerca, Renzi come la Gelmini

In questo quadro, il colpo di grazia è dato dalla liquidazione del sistema degli Enti Pubblici di Ricerca (d’ora in poi Epr), contenuta in un decreto di prossima emissione collegato alla riforma della Pubblica Amministrazione Madia. Gli Epr sono poco conosciuti alla cittadinanza, ma sono quegli Enti di ricerca che svolgono funzioni di ricerca, non solo di base, ma anche applicata nel campo dell’utilità pubblica per la Pubblica Amministrazione (dalla vigilanza ambientale a quella sanitaria, dal monitoraggio geo-sismico alla produzione di dati statistici). Funzioni, quindi, che richiedono regolarità e qualità quotidiane che male si incastrano con la retorica dell’eccellenza e della competizione che fa da padrona anche nel campo della sinistra sulle questioni della ricerca. I loro dipendenti sono dipendenti pubblici a tutti gli effetti, con salari e carichi di lavoro stabiliti dai contratti, e due figure lavorative: i ricercatori e i collaboratori tecnici degli Enti di Ricerca. Questi ufficialmente accedono al lavoro con il solo Diploma, ma quasi sempre detengono la Laurea, se non i titoli di studio post-Laurea e sono praticamente intercambiabili con il primo gradino della carriera di ricerca. Più della metà degli EPR è controllato dal Ministero dell’Università, i restanti da vari Ministeri vigilanti ed il loro funzionamento in questi anni di blocco del turno-over è stato garantito grazie all’ingresso di massiccie dosi di precariato che si è andato ad aggiungere ad un precariato storico in molti casi in servizio da un decennio. Il Ministero dell’Università si è incaricato di scrivere una bozza che fa piazza pulita di questo mondo trasformandolo in una filiale dell’Università post-Gelmini. Incaricato di applicare la Carta Europea dei Ricercatori, per la quale tutti i sindacati, inclusi quelli di base, hanno incautamente applaudito, il Governo ne ha approfittato per sconvolgere divisione del lavoro e reclutamento interno agli EPR. Per le figure apicali (I dirigenti di ricerca e i Primi Ricercatori) c’è la tanto auspicata (da loro) de contrattualizzazione che li parifica ai docenti universitari e li libera dallo stigma di essere lavoratori dipendenti (seppur di alto profilo).  Ai semplici ricercatori è riservata la sorte peggiore: cancellati con un tratto di penna e messi ad esaurimento. La figura del ricercatore semplice sarà solo un contratto precario di passaggio alla fine del quale una quota fissa potrà accedere alla figura stabile di ricercatore. I collaboratori tecnici degli Enti di Ricerca infine non sono neanche menzionati, se non per imporre un tetto di spesa alla quota loro dedicata all’interno della spesa per il personale.

Gli effetti di questa impostazione sono evidenti e del tutto sovrapponibili a quelli della Riforma Gelmini. Il ricercatore precario attualmente presente negli Epr è licenziato e costretto e rifare la trafila del precariato, sperando di rientrare in quella piccolissima quota che viene stabilizzata attraverso la tenure track direttamente ai livelli apicali, il collaboratore tecnico degli enti di ricerca precario già colpito da un pesantissimo e mirato blocco del turno-over vede l’impossibilità di essere assunto per evitare di sforare la quota del 50% di spesa per lui prevista. In questa maniera si prevede una fuori uscita di massa dal perimetro del lavoro stabile degli EPR. Siccome in ogni organizzazione (incluse quelle pubbliche) la divisione del lavoro reale non si fa però per legge ma è data dal livello tecnologico ed organizzativo, è lecito domandarsi, da chi verrà svolto il lavoro non dirigenziale oggi svolto dai precari e dalle precarie in forza agli EPR? La riforma per ora prevede l’uso (con fondi straordinari) di personale inquadrato con contratto parasubordinato, quindi privo delle tutele oggi assegnate a quella quota di precariato che è a tutti gli effetti lavoro subordinato con garanzie simili a quello a tempo indeterminato. Ma è davvero difficile pensare che forme di lavoro così estemporaneo possano coprire le delicate e strategiche funzioni oggi in carico agli EPR. Bisogna immaginare che il futuro degli EPR visti dalla Renzi e dalla Giannini sia molto simile a quelle agenzie ed istituti, assai frequenti in Europa, di derivazione pubblica ma di diritto privato che esternalizzano a società di consulenza gran parte delle loro funzioni (anche quelle qualificanti), sostituendo così lavoro stabile e decentemente retribuito con lavoro malpagato e precario accettato di buon grado grazie all’ideologia dell’individualismo professionale. Una riforma quindi che è il frutto puro dell’odio di classe, quello che si immagina degli EPR che non esistono dove lavorano solo i più alti livelli della ricerca, mentre il resto del personale ricade nella categoria pigliatutto di fannullone. Strano, ma non inaspettato che questo odio si inizi a rivolgere anche contro gli ex-ceti medi. Vedremo se questi sapranno rispondere adeguatamente a questa furia, o se resteranno vittime degli inganni ideologici di chi ancora promette un futuro riservato esclusivamente ai migliori. Negli ultimi anni si è consolidata negli EPR una certa consuetudine alla passività e alla delega. Importanti eccezioni ci sono state all’Istat e in altre singole situazioni. Da lì partirà nei prossimi giorni un appello per una mobilitazione dal basso. La speranza è che raccolga in maniera larga tutto ciò che resta dell’opposizione allo smantellamento della ricerca. Intanto, la contestazione a Renzi al CNR di Pisa sarà un primo importante banco di prova per l’intero mondo degli EPR.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Noi la guerra non la paghiamo

Ripubblichiamo il testo della campagna lanciata dall’Assemblea Studentesca di Torino in merito ai rincari, in particolare legando la questione dell’aumento dei prezzi dovuto alla crisi energetica causata dalla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, alla necessità di un trasporto gratuito.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Referendum: dalla questione della giustizia agli incubi della guerra

Diciamocelo: quella cartina d’Italia con la distribuzione dei “No” e dei “Sì” al referendum di ieri ci ha dato una bella soddisfazione. Ma forse il problema della giustizia ha avuto un’importanza relativa sul risultato.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

I Sud si organizzano

Contro la guerra globale e ai nostri territori. Per la costruzione di un orizzonte di possibilità oltre estrattivismo e sfruttamento.
Cosenza – 11 e 12 aprile 2026

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia.

Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia. Come gruppo e nelle nostre cerchie abbiamo votato “NO” convintamente anche se non ci siamo esposti pubblicamente, al contrario del referendum dell’estate scorsa dove – per far emergere il nesso imprescindibile tra cittadinanza e classe. Ma, da quella giornata ai risultati di oggi, vogliamo ordinare alcune riflessioni a caldo, coerentemente col nostro posizionamento ancorato ai bisogni, alle lotte e all’autonomia della nostra gente. Quindi accogliamo con entusiasmo la vittoria del “NO”.

Da Immigrital

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX VIVE IN OGNI CASA OCCUPATA Per un 25 aprile di lotta e opposizione sociale

A ventitré anni dall’assassinio di Dax, continuiamo a ricordarlo non solo come compagno ma come parte viva di un percorso di lotta che attraversa il tempo e si rinnova ogni giorno. Dax vive nelle lotte che continuiamo a portare avanti, nelle case occupate, nelle assemblee, nei quartieri popolari che resistono alla speculazione e all’abbandono. Viviamo […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Dopo sgomberi, cariche e arresti, continua a la resistenza del rione Pilastro di Bologna

Da ormai due mesi il comitato Mu.Basta, nel rione Pilastro di Bologna, si oppone alla realizzazione di un museo nel parco Moneta Mitilini Stefanini, il principale del quartiere.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Milano: per una narrazione autonoma dei quartieri popolari

Il 23 febbraio è stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel quartiere di Rogoredo, a Milano.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “costruire l’opposizione concreta alla irreversibilità della guerra che pervade le nostre vite”

Centinaia di compagni e compagne, provenienti da diverse città di tutto il paese, hanno partecipato all’incontro di due gironi: “Per realizzare un sogno comune”organizzato da realtà territoriali che fanno riferimento a Infoaut.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

UN GIORNO NON CI BASTA. DUE NEMMENO. Weekend di sciopero transfemminista

Ci tolgono spazi di dissenso e di lotta? Noi ci prendiamo più tempo e più spazio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: lo Spazio Popolare Neruda prende parola a seguito della minaccia di sgombero

Ieri mattina si è tenuta una conferenza stampa davanti all’ufficio igiene dell’Asl di Torino organizzata dalle persone che abitano lo Spazio Popolare Neruda in risposta alle minacce di sgombero trapelate a mezzo stampa soltanto pochi giorni fa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tra le macerie di Gaza, le ragazze reagiscono, un pugno alla volta

Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne ricostruiscono un club di pugilato, usando lo sport per elaborare il dolore, sfidare le norme e trovare la forza in mezzo allo sfollamento.

Immagine di copertina per il post
Culture

FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO 

Di seguito l’indizione della Quarta Edizione del Festival Altri Mondi / Altri Modi “Vanchiglia Quartiere Partigiano”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi

Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la punizione su base etnica.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

9-10 maggio marcia popolare a difesa dei crinali dell’Appennino mugellano

Nelle scorse settimane si è tenuta una passeggiata sui crinali mugellani per esplorare i territori coinvolti nel nuovo progetto eolico industriale che dovrebbe sorgere nel Comune di Londa, in provincia di Firenze.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Vento, smarino e camion: la tempesta perfetta

In questi giorni il vento ha soffiato di nuovo forte sulla Valsusa. Raffiche che attraversano i paesi, sollevano polveri, entrano nelle case. È un fenomeno naturale, certo. Ma basta guardare a ciò che accadrà nei prossimi anni per capire che quel vento non sarà più lo stesso.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No Kings Italy: manifestazione nazionale a Roma “Together contro i re e le loro guerre” – cronaca della giornata

Sabato 28 marzo, a Roma, la manifestazione nazionale “Together – No Kings, contro i re e le loro guerre”. Appuntamento alle ore 14 in Piazza della Repubblica dopo il concerto di ieri, 27 marzo, alla Città dell’Altra economica, sempre nella Capitale, cui hanno partecipato migliaia di persone e decine di artiste e artisti.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Un altro Salento. Carta non solo turistica

Siamo abituati al racconto del Salento come luogo idilliaco, alla narrazione romantica fatta di scorci magnifici, sabbie dorate, erbette di campo e ricci di mare, anziani sorridenti e giovani abbronzati. Ma le cose stanno davvero, soltanto, così?