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Glovo-Foodora: licenziamenti di massa per 2000 persone

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Dei prodigi della gig economy.

Succede che un’azienda del settore delivery, la spagnola Glovo, ne rilevi un’altra, la tedesca Foodora.

In un settore lavorativo “normale” , oltre ai dati, alla piattaforma e ai clienti, dovrebbe rilevarne anche i lavoratori. I quali altrimenti rischiano di essere lasciati a casa, con tutte le conseguenze che ne derivano, per l’effetto di strategie industriali che non sono dipendenti da loro.

Ma attenzione: nella pratica, siccome i dipendenti di Foodora non sono effettivamente tali, anzi sono considerati lavoratori autonomi, Glovo non ha alcuna intenzione di assumerli automaticamente. E legalmente ne ha tutti i diritti.

È un caso meraviglioso di cosa voglia dire ultra-precarietà nel mondo dei “lavoretti”. Consegnare sotto la pioggia e la neve, sempre di corsa per incrementare i propri piccoli guadagni, e non avere neanche mezzo diritto in caso di cambio di datore di lavoro.

In questo caso, si parla di 2000 persone, numeri considerevoli, a cui non verranno rinnovati i contratti una volta scaduti. Siamo di fronte ad un vero e proprio licenziamento di massa derivante dall’ultra deregolamentazione del settore.

La compassionevole Glovo non chiude però le porte ai licenziati: potranno candidarsi per lavorare con il nuovo padrone, a patto che accettino le condizioni dell’azienda, peggiori di quelle già certamente poco esaltanti di Foodora. Che generosità.

Il dato politico è che sempre di più continua a rivelarsi con evidenza la quantomeno poca utilità del raffrontarsi con le istituzioni per mettere un argine a questo ultra sfruttamento.

Esempi locali di “carte dei diritti” negoziate con le istituzioni locali si stanno rilevando ad esempio poco utili in mancanza di rapporti di forza reali e di momenti di conflitto che ne forzino l’applicazione.

Piuttosto, sembra che queste abbiano la sgradita conseguenze di far fare bella figura alle istituzioni stesse, che evidentemente non hanno poi una reale volontà di mettere freno a certe pratiche.

Il governo gialloverde, nella figura di DiMaio, si era dichiarato intenzionato ad affrontare la questione della precarietà dei riders, godendosi proprio su questo slogan la prima photo opportunity del suo mandato da Ministro del Lavoro.

Oggi quelle promesse franano come tutte le altre pentastellate, mentre i riders continuano a subire le conseguenze di giochini politici sulla loro pelle.

 

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