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In Brasile muoiono nove prigionieri al giorno

Dario Pignotti

Dall’inizio dell’anno la narco-guerra fa nelle galere 140 morti.

Nonostante la gravità della situazione nelle carceri del nord e del nordest, il presidente Michel Temer non è andato nella zona dei massacri. Il governo ha riconosciuto il rischio che la barbarie delle carceri penali si estenda al resto del paese.

Brasilia/ Nove prigionieri giustiziati al giorno: questo è il saldo della guerra nelle galere brasiliane nei primi quindici giorni dell’anno, compiuti ieri quando gli agenti penitenziari hanno riferito dell’assassinio di 27/30 reclusi nel carcere di Alcaçuz, nella provincia di Rio Grande do Norte. È stato il quarto massacro dal 1° gennaio in Brasile e il “più grave della storia di Rio Grande do Norte”, ha detto Walber Virgolino, segretario di Giustizia di questa provincia.

Non si esclude che il numero delle vittime aumenti quando si sarà conclusa l’ispezione della struttura, parzialmente distrutta, è stato perfino inviato un camion frigorifero dell’Istituto Medico Legale con la capacità di contenere 50 cadaveri.

Il gruppo di scontro della polizia è entrato nel carcere solo ieri mattina, 14 ore dopo l’inizio degli incedenti nella prigione situata in una zona di dune vicino alla città di Natal.

Nonostante la gravità della situazione nelle carceri del nord e del nordest, il presidente Michel Temer non è andato nella zona dei massacri e ieri attraverso Twitter si è limitato a biasimare l’episodio di Rio Grande do Norte.

Rinchiuso a Brasilia, da dove praticamente non esce a causa delle manifestazioni contro di lui, Temer assiste al mattatoio tra il PCC e le bande che gli disputano l’egemonia.

In cambio, la titolare del Supremo Tribunale Federale, Carmen Lucia Antunes, ha preso una serie di iniziative per contenere la crisi e accelerare la scarcerazione dei prigionieri senza condanna.

La Antunes ha viaggiato nel nord del paese, dove si è riunita con i giudici, per cui il suo nome comincia a suonare quello di una  candidata a succedere ad un Temer assente, incapace di rispettare lo slogan “Ordine e Progresso”, che ha inaugurato quando ha iniziato il suo anomalo governo dopo aver deposto Dilma Rousseff.

Un video ha mostrato le teste dei prigionieri che erano in giro nel cortile del carcere Alcaçuz, dove è stata dipinta la sigla PCC (Primo Comando della Capitale), l’organizzazione delinquenziale sorta a San Paolo che controlla gli stabilimenti penali di tutto il paese, dove ci sono circa 650 mila internati.

La giudice Antunes ha ordinato la realizzazione di un censimento per rendersi conto con dati precisi della quantità di cittadini che sono privati della libertà in condizioni “inumane e sottoposti a torture” frequenti da parte di guardie carcerarie molte volte comprate dal crimine organizzato, secondo rapporti dell’ONU e della ONG Humans Right Watch.

Precisamente, la settimana passata ha dimesso il capo del servizio penitenziario dell’Amazonas, Pedro Florencio, sospettato di essere stato corrotto da una delle bande che agiscono nei penitenziari di questo stato.

Rischio di nazionalizzazione

Le scritte a lettere rosse del PCC viste ieri nel centro di detenzione di Rio Grande do Norte, dove sono morti circa 30 prigionieri, ha smentito l’argomento del governo, che all’inizio dell’anno aveva negato che fosse in corso una guerra tra gruppi organizzati quando 60 membri di questa banda erano stati uccisi, vari squartati, da parte di membri della Famiglia del Nord, nel centro di detenzione Anisio Jobim, di Manaos. Questo è stato il peggiore massacro della regione amazzonica.

Le prove hanno fatto sì che il Palazzo di Planalto alla fine accettasse che il PCC e la Famiglia del Nord abbiano incominciato una lotta per il dominio delle carceri e della cocaina proveniente dalla Colombia e dal Perù attraverso il fiume Solimoes. In questa lotta interviene anche il Comando Vermelho, il gruppo più antico del Brasile, che ha la base a Rio de Janeiro e il Sindacato del Crimine, i cui membri sono morti questo fine settimana a Rio Grande do Norte, provincia della regione nordest.

Ieri il Planalto ha riconosciuto, attraverso la segretaria per i Diritti Umani Flavia Piovesan, il rischio che la barbarie iniziata nell’Amazzonia e continuata nella regione nordest incendi il resto del paese.

La settimana scorsa due prigionieri sono stati assassinati a Tupi Paulista, una città dell’interno del San Paolo, stato dove ci sono centomila prigionieri, gran parte dei quali subordinati del PCC.

Il governatore paolista Geraldo Alckmin, del Partito della Socialdemocrazia Brasiliana (PSDB), ha negato che ci sia lo stato d’allerta nel servizio penitenziario.

La versione del governatore Alckmin è stata smentita dai poliziotti paolisti che hanno parlato, a condizione dell’anonimato, con il quotidiano El País, della Spagna.

Di più, queste fonti hanno rivelato che non escludono questa settimana una sollevazione del PCC a San Paolo e che le forze di sicurezza sono in allarme.

Il PCC è più che un’organizzazione delinquenziale: conta su una rete di “cellule dormienti” in vari punti di San Paolo disposte ad effettuare operazioni di guerriglia urbana contro la polizia come lo fece nel 2006, quando scatenò il caos nella maggiore metropoli sudamericana, con un saldo di circa 600 morti.

Se la crisi di sicurezza del nord e del nordest si replicasse a San Paolo, ed eventualmente a Rio de Janeiro, dove ugualmente agisce il PCC, significherebbe un grave scivolone per Michel Temer, del Partito Movimento Democratico Brasiliano (PMDB), e potrebbe far naufragare le aspirazioni presidenziali del suo alleato Alckmin, del PSDB.

Il PMDB e il PSDB, il cui dirigente storico è l’ex presidente Fernando Henrique Cardoso, sono stati i partiti che otto mesi fa hanno sostenuto il golpe contro Dilma Rousseff.

È per questa fragilità del governo sorto al di fuori delle urne che da alcune centrali dell’opinione di destra si comincia ad ipotizzare il nome della giudice Carmen Lucia Antunes come eventuale rimpiazzo di Temer mediante una elezione indiretta, attraverso un collegio elettorale.

16-01-2017

Página 12

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Dario PignottiEn Brasil mueren nueve presos por día” pubblicato il 16-01-2017 in Página 12su [https://www.pagina12.com.ar/14460-en-brasil-mueren-nueve-presos-por-dia] ultimo accesso 18-01-2017.

 

 

da Comitato Carlos Fonseca

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