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Mobilitazione dei rider di foodora a Torino

Dopo una prima biciclettata informativa questa mattina in piazza Vittorio, si sono ritrovati alle 18.30 di fronte alla stazione di Porta Nuova per pubblicizzare la propria mobilitazione nel quartiere di San Salvario teatro della movida del sabato sera. 

Pagati 5 euro l’ora, in qualsiasi condizione meteo, senza nessuna garanzia di mettere insieme la paga giornaliera ora i riders rischiano addirittura di essere pagati a cottimo. Visto che foodora fa della pubblicità online il suo mezzo di business, i rider hanno deciso di pubblicizzare la parte nascosta del servizio di food sharing. Infatti invitano chi volesse solidarizzare con la loro protesta a chiamare il servizio clienti o a scrivere messaggi sulla pagina Facebook del servizio stesso. Tale strategia pare già dare i suoi frutti, visto che uno degli amministratori delegati è sceso in piazza tentando di convincere i rider a sospendere la mobilitazione, segno che la pubblicità negativa fa molto male.

Di seguito il loro comunicato ed una video intervista realizzata in piazza Carlo Felice:

ORA ET FOODORA

Siamo i rider di Foodora. Le ragazze e i ragazzi che vi portano da mangiare con le bici e con i motorini, sia quando si muore di caldo sia quando piove a dirotto. Siamo quelli che a Milano e a Torino vedete vestiti di rosa.

Dietro i nostri sorrisi, i nostri “grazie” e i nostri “buona cena, arrivederci”, si cela una precarietà estrema e uno stipendio da fame. Le decine di chilometri che maciniamo ogni giorno, i rischi che corriamo in mezzo al traffico, i ritardi, la disorganizzazione, i turni detti all’ultimo momento, venivano ripagati con 5 miseri euro all’ora, mentre adesso addirittura vengono pagati 2,70 euro per ogni consegna effettuata, senza un fisso, con l’ovvia conseguenza che tutto il tempo in cui non ci sono ordini non viene pagato, quindi è a tutti gli effetti tempo regalato all’azienda.

A corredo di ciò a nostro carico ci sono pure la bici, lo smartphone e le spese telefoniche, gli strumenti essenziali del nostro lavoro.
Il nostro contratto è una sorta di Co.co.co fatto male, una forma contrattuale superata ormai da anni che definisce una collaborazione tra un’azienda committente e un libero professionista.

Tuttavia noi rider siamo a tutti gli effetti dipendenti di Foodora: costretti ad indossare la loro divisa, sottoposti a rapporti gerarchici, in balia delle loro decisioni e sottoposti a delle valutazioni per cui se non siamo accondiscendenti nei loro confronti ci vengono dati meno turni.
Non essendo ufficialmente dipendenti non abbiamo ferie, tredicesima, contributi, accesso ai sussidi di disoccupazione e soprattutto non abbiamo LA MALATTIA!!! Una misera assicurazione ci copre spese mediche per incidenti sul lavoro, ma se stiamo male e non possiamo lavorare, se ci facciamo male mentre lavoriamo e dobbiamo stare a casa, non veniamo pagati.

Tutto ciò è inaccettabile, perciò è da mesi che cerchiamo pacificamente e cordialmente di parlare con i responsabili di Foodora Italia, ottenendo in cambio solo grandi prese in giro. Di fronte all’ennesimo inasprimento delle condizioni di lavoro abbiamo deciso di aprire alla strada sindacale, chiedendo un incontro formale con i rappresentanti sindacali. Anche a ciò non ci è stata data risposta, anzi, hanno spacciato le nostre richieste di dialogo come tentativi di rivolta, arrivando a fare mobbing nei confronti di due promoter colpevoli di aver espresso la loro solidarietà, non assegnandole più turni e impedendo loro di lavorare.

Per queste ragioni dichiariamo da questo momento lo stato di agitazione. Come lavoratori di Foodora cercheremo di portare la nostra protesta ovunque possa avere peso e visibilità, ed in quest’ottica chiediamo la solidarietà dei cittadini. Non ordinate da Foodora, non consigliatela e se potete chiamate il servizio clienti o fatevi sentire sulla loro pagina facebook

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