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Modena, Tra Pd e Repressione. Diversi fronti stesso obbiettivo

Siamo a soli quattro giorni di distanza dalla riuscitissima manifestazione contro Forza Nuova (16 gennaio) che mise in imbarazzo amministrazione e autorità cittadine quando ‘solerti’ agenti della Polizia Municipale di Modena decisero di eseguire un’azione di controllo all’interno dell’unico stabile occupato a scopo abitativo in città, quello di via Bonacorsa 20 che, guarda caso, interessava direttamente anche chi quella contro-manifestazione l’aveva organizzata.

La motivazione ufficialmente addotta dai vigili urbani fu una telefonata compiuta dalla vicina Università che denunciava rumori provenienti dall’interno dell’edificio, telefonata poi smentita sui giornali dall’ufficio stampa della stessa nei giorni successivi.
Con questa scusante si mise in opera una strategia persecutoria nei confronti del movimento per il diritto all’abitare modenese che lentamente, proprio in quei giorni stava aumentando sensibilmente la propria visibilità. Al momento della tentata identificazione degli occupanti, fummo tutti insieme a decidere di opporci ad un atto meschino e arrogante che verosimilmente portava la firma della governance locale.
Nel teatrino repressivo di quel pomeriggio, Lorenzo ed Enrico, per difendere compagni e occupanti, bloccarono insieme agli altri l’atto maldestro trovandosi poi ammanettati e portati, sirene spiegate in questura.

Oggi è a loro, e a Lorenzo in particolare, additati “a cattivi” da una stampa locale quantomai genuflessa, che si chiede di pagare la vendetta di una repressione disorganizzata, oltretutto particolarmente collerica per non essere riuscita nel proprio inconfessabile scopo.

Lo smacco per l’immagine dell’amministrazione locale allora lo suggerirono le minacce del capo della Polizia Municipale (Chiari oggi attaccato sui giornali assieme al Sindaco dai suoi stessi vigili urbani), secondo il quale ogni descrizione dei fatti accaduti, nel caso contraddicesse la forma ufficiale narrata dai vigili urbani presenti, sarebbe andata incontro a denunce per diffamazione.

Ci sono volute invece camionette, blindati, e una bella lacerazione per la città, per fare quello che un commando di vigili urbani avrebbe preferito compiere nel silenzio, per fare bella figura con chi chiede loro quotidianamente di arrendersi agli straordinari non pagati.
Qualche mese dopo (11 maggio), infatti, arrivarono gli sgomberi nel quartiere Sant’Eufemia con un impiego massiccio di Polizia e Carabinieri, con la violenza e la brutalità che sono l’unica arma di chi non ha alcuna risposta politica se non quella di reprimere chi rende evidenti i problemi.
All’oggi la situazione delle famiglie sgomberate si contraddistingue come elemento di paragone e specchio di un welfare sociale sempre più polverizzato, finanziarizzato e quindi compromesso alle logiche della rendita.
Nei confronti della precarietà sociale ed economica che caratterizza il presente di questa città il PD non indossa altra maschera se non quella dello sceriffo che invoca lo spettro di una legalità tradotta nell’utilizzo del manganello.
Una governance di marca PD sempre più determinata a costruire una messa a valore tentacolare nel terzo settore, forte di un retroterra culturale in cui assistenzialismo cattolicistico e cooptazione sociale del dissenso diventano caratteristiche radicali e radicate.

La contraddizione è evidente in questa fase storica di trasformazione del tessuto produttivo in cui le grandi opere come l’autostrada Cispadana e la bretella Campogalliano-Sassuolo o il Mata (progetto in salsa expo), rappresentano ricettori di importanti finanziamenti pubblici, diventando, esse stesse, nefandi nodi di corruttela, cioè di riproduzione e accumulazione del capitale.
Il movimento tuttavia non si lascia intimidire dalla repressione e da una informazione manipolata dai poteri che governano in modo ferreo questa città e che stanno provando a lavarsi l’immagine, come si denota dal ‘finto’ gioco di potere tra associazioni di categoria in cui sono impegnati, che è emerso dopo le dimissioni dell’ex presidente della Camera di Commercio in seguito alla discussione con il primo cittadino a proposito dei buchi di bilancio creati da Expo.

Un gioco che riteniamo ‘finto’ in quanto i dati ci rivelano come Confindustria rimanga il maggior detentore del controllo sull’economia locale, con forti legami con la politica, in puro stile emiliano.
Le onde sono alte e il mare è mosso per la governance.

Devono mostrare abilità ad usare il manganello quando il malcontento sfocia in aperta critica anticapitalista.

Le loro risposte a base di cooptazione e ammansimento non sono più gradite a chi ha ritrovato nella condivisione, nella socialità e nell’incompatibilità un modo ‘nuovo’ per lottare, portando una reale sfida al
presente. E non solo a loro osiamo credere.

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