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Report del terzo appuntamento di Orizzonti Meridiani

 

Zero81, Napoli. 16-17 marzo 2013

 

Il terzo appuntamento di Orizzonti Meridiani, tenutosi a Napoli presso lo Zero81 occupato, il 16 e 17 marzo, ci lascia in eredità un grande numero di spunti, riflessioni e indicazioni.

 

Il significativo titolo della due giorni – Briganti o emigranti. Sud e Studi subalterni– è del resto già indicativo della portata, della vastità e della trasversalità dei temi trattati oltreché dei molteplici approcci teorici e politici attraverso cui già da 10 mesi la rete di Orizzonti Meridiani va sviluppando un proprio punto di vista dei e dai sud di questo paese. E anche quest’ultimo appuntamento ha certamente contribuito alla costruzione e condivisione di un comune orizzonte che oggi più che mai può rappresentare un importante contributo – e una significativa leva – nella definizione di un piano nazionale e transnazionale delle lotte e dei movimenti dentro, contro e oltre la crisi.

 

Carattere determinante, di questo come dei precedenti appuntamenti, è ancora una volta quello di non separare nettamente il piano teorico-seminariale dall’iniziativa politica e quindi dalle diverse articolazioni su cui si sviluppano i nostri percorsi militanti. Dopotutto avere come prospettiva una pratica teorica è fondamentale se vogliamo che la nostra “cassetta degli attrezzi” – così come dall’inizio l’abbiamo definita – si arricchisca negli incontri dotandosi di sempre più affilati e differenziati strumenti di “incisione” e trasformazione del reale, alla pari di quanto i processi di accumulazione capitalistica si insinuano, depredandoci, nel tessuto della cooperazione sociale così tanto viva nel Mezzogiorno.

 

Infatti la ripresa delle intuizioni gramsciane tra egemonia e subalternità, materialismo geografico ed eterogeneità possono trovare una traduzione immediata nei nostri “ragionamenti” se la rottura del classico rapporto centro-periferia sottenda nella pratica l’abbandono di superati schemi di “solidarismo internazionalista” non funzionali alla costruzione di uno spazio antagonista dei movimenti europei e mediterranei. Un esempio questo volto a ribadire come pratica politica e teoria non possano che andare di pari passo. Del resto il principio basilare che sta dietro la produzione di saperi autonomi, vale a dire l’autoformazione, non sarebbe tale se non producesse posizionamenti e resistenze popolari, accumulazioni e scarichi nelle lotte dei subalterni, ricomposizione e ricombinazioni del lavoro vivo; al contempo, la conricerca sarebbe solo speculazione sociologica se non si traducesse in organizzazione politica delle lotte. Discorso speculare vale per tutti gli altri temi sollevati all’interno di questa due-giorni: dalla razializzazione e dalla segmentazione della forza lavoro ai processi di inclusione differenziale attivi nelle metropoli dei sud; dalla rilettura di “stato e sottosviluppo” fino a una nuova ridefinizione del concetto di post-sviluppo. Questioni utili a formulare ipotesi politiche di intervento sui territori, prospettando generalizzazione dei conflitti e ricomposizione sociale attorno a battaglie quale, per esempio, potrebbe configurarsi una lotta su ciò che abbiamo definito un “welfare degli usi e delle riappropriazioni”: cioè un movimento dei bisogni reali “di parte” in grado di incidere significativamente tanto sul piano dell’attacco quanto sul piano “nostro” della riproduzione sociale e della dimensione biopolitica.

 

Significazione culturale e rapporti di dominio/sfruttamento di cui questa è una possibile espressione, così come ci è stata trasmessa dai movimenti popolari e subalterni in difesa dell’ambiente e dei beni comuni degli ultimi vent’anni: la rottura dell’assoggettamento e delle decisioni esterne o politico-istituzionali sono la “leva meridionale” in grado di divenire, nel momento in cui si esercita, nel momento in cui si fa movimento, produzione di soggettività altra, ovvero partecipazione diretta, democrazia sostanziale e radicale.

 

In questa cornice, nella sessione assembleare partecipata dalle varie realtà e dai singoli che compongono, fino ad ora, la rete di Orizzonti Meridiani, abbiamo affrontato alcuni temi. Li elenchiamo qui schematicamente:

 

– una volta condivise le nostre analisi, sentiamo l’urgenza di prendere parola provando a contribuire al dibattito di movimento sull’attuale fase storico-politica. Orizzonti meridiani ritiene che l’attuale “confusione sotto il cielo” post-elettorale apra scenari favorevoli ad una politica antagonista ed alla ridefinizione dei rapporti di forza. Di fronte a noi, la crisi della rappresentanza è come un mantra che si riproduce a buon esito di gruppi, partiti e giornali engagé che ne fanno oggetto di talk show, mentre il cemento su cui si regge è l’inutilità dei partiti e delle istituzioni, ormai esautorati dei loro strumenti esecutivi dalle decisioni sovranazionali della dittatura finanziaria: la governance finanziaria agisce a livello nazionale così come a titolo locale imponendo i propri termini innegoziabili, austerità e povertà sono i terminali dentro cui la rappresentanza politico-elettorale si muove fittiziamente. Che senso hanno le istituzioni e i partiti quando le decisioni sono già scritte altrove? Per converso, però, non intravediamo motivi per piagnistei, tantomeno rassegnazione dinanzi alla crisi irreversibile così come ci viene presentata da certi soggetti organizzati. Anzi, l’inasprirsi della crisi della rappresentanza è per noialtri motivi di felicità! Crediamo che lo spazio dell’ingovernabilità, la dimensione caotica uscita dalle urne ci consegni micce per incendiare la prateria: vale la pena osare e rilanciare un’agenda comune dei movimenti che tenga assieme riappropriazione di reddito (declinata sia nella conquista di forme di reddito diretto, sia aprendola agli sterminati campi della cooperazione sociale e della dimensione biopolitica della subalternità nel Mezzogiorno, vale a dire casa, trasporti, saperi, cultura, servizi, etc. etc.). Appuntamenti e occasioni dai movimenti vanno via via presentandosi: dopo gli scioperi dei lavoratori della logistica e l’imponente manifestazione no Tav del 23 scorso, grosse dosi di ossigeno sono state rimesse nelle arterie di movimento; altri appuntamenti ad aprile si vanno presentando, dove accumulare forza per una mobilitazione nazionale sul reddito e sulla precarietà. Orizzonti meridiani ritiene fondamentale giungere alla costruzione di momenti e ambiti di conflittualità a carattere nazionale sul terreno del reddito e della precarietà. E, a tal caso, se ne farà promotrice. La data del 19 aprile, per l’appunto, può fungere da ponte per ricomporre un quadro nazionale e transnazionale (l’hub meeting di Maribor in Slovenia, a tal caso, ci chiama a intervenire direttamente come realtà mediterranee).

 

– vista la quantità di ragionamenti sviluppati nei tre appuntamenti di rete sarebbe utile rendere i materiali di autoformazione che li contengono più accessibili e fruibili. In questo senso si lavorerà a una pubblicazione di questi in un libro, in cui raccoglierli iniziando così a schematizzarli senza perderne ricchezza ed eterogeneità. Eventuali altre forme di comunicazione via web si proporranno al prossimo appuntamento.

 

– ribadiamo che la costruzione di un nuovo discorso sui sud, non piagnone e che non cada nella trappola del sottosviluppo o del mancato sviluppo, non possa che partire dalla ricchezza sociale che nei territori esiste già e si manifesti in termini di viva cooperazione sociale e forme permanenti di mutualismo. Solo partendo da ciò sarà possibile aprire percorsi di lotta in grado di rompere i meccanismi di sfruttamento capitalistici oltreché ribaltare i dispositivi discorsivi attraverso cui essi si riproducono. Per dirla con una formula: potremmo affermare che solo riconoscendo queste specificità sarà possibile “lottare per restare e restare per lottare”.

 

– crediamo sia importante sforzarsi di ragionare per produrre nuovi luoghi e ambiti politici. Oggi, il piano di movimento passa anche attraverso la sperimentazione di pratiche e forme organizzative in grado di alimentare le lotte o anche soltanto le potenzialità di generalizzazione che i nostri territori ci offrono.

 

– dopo 10 mesi di confronto e condivisione ci pare non esagerato affermare il valore di un percorso, quello di Orizzonti Meridiani, che crediamo si stia consolidando come un autentico luogo di confronto reale e franco, di incontro “produttivo” tra soggettività diverse. E’ una ricchezza nel pantano in cui talvolta ci muoviamo. Infatti, sentiamo la stessa spinta iniziale a proseguire l’elaborazione si saperi autonomi e a conservare la molteplicità di questo nuovo spazio di produzione di controsoggettività e, con Foucault, di “controcondotte”. Per ciò, ci diamo appuntamento ai prossimi mesi per continuare lungo una strada la cui direzione resta quella dell’autonomia, della lotta e del conflitto.

 

Orizzonti Meridiani #3

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