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Processo Thyssen, i familiari delle vittime occupano aula del tribunale


I parenti delle vittime del rogo Thyssen sono infuriati per l’esito della sentenza in appello contro i vertici della Thyssen responsabili della morte di sette operai avvenuta nel dicembre del 2007 a causa di un incendio scoppiato all’interno dello stabilimento. La Corte d’Appello ha modificato il giudizio in primo grado riducendo le pene per i dirigenti dell’azienda.

La sentenza è stata accolta da urla di disperazione e grida dei familiari delle vittime: “maledetti”, “la vita di un operaio non vale niente”. È chiaro come gli interessi economici e il potere finanziario di un colosso come quello della ThyssenKrupp sia riuscito ad influenzare i giudici, riuscendo a modificare una sentenza che poteva essere pilota per altri processi per morti sul lavoro.

Sale la tensione in aula dopo la lettura della sentenza, i familiari delle vittime decidono di occupare la maxi aula del tribunale di Torino. «Non accetteremo mai questa sentenza, così hanno ammazzato di nuovo i nostri figli», hanno continuato ad urlare genitori, mogli e sorelle delle vittime.

La sentenza della Corte d’Appello riduce la pena, da 16 e mezzo a 10 per l’ad Harald Espenhahn, modificando il capo d’imputazione (da reato di omicidio volontario con dolo eventuale a reato di omicidio colposo ). La difesa della Thysse aveva puntato a sostenere che la responsabilità dell’incendio fu in parte degli operai, che non vi era nessun obbligo di impianti rilevazione fumo in quel tratto di linea e che, grazie ad un sistema di deleghe ai suoi collaboratori l’ad Harald Espenhahn non poteva immaginare in che stato fosse lo stabilimento.

Ridotte anche le pene per i dirigenti, direttore dello stabilimento e del responsabile della sicurezza.

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