InfoAut
Immagine di copertina per il post

Turchia. Gli operai del settore automobilistico incendiano la pianura di Bursa

La classe operaia e le classi popolari turche hanno sopportato per anni le conseguenze d’una rigida politica neo-liberista. A partire dal 2013 la situazione ha però cominciato a cambiare, con tutta una serie di contrapposizioni. C’è stata in primo luogo la mobilitazione di Gezi Park e la lotta dei giovani di Piazza Taksim e altre zone del paese; poi i fatti drammatici e la mobilitazione dei minatori di Soma, straziati dalla morte di 300 di loro; infine il movimento dei giovani curdi nell’ottobre 2014, in solidarietà con Kobanê: tutte mobilitazioni che hanno messo il governo in angolo. Questo stesso governo oggi fronteggia un conflitto di grande portata, con più di 15.000 operai che, a cominciare da Bursa, si sono messi in sciopero in tutto il paese per avere un aumento salariale del 60% e modificare la durata dei contratti collettivi da tre a due anni.

Le origini dello sciopero di maggio
Già il 29 gennaio scorso lo sciopero convocato da Birlesik Metal-Is aveva coinvolto 20.000 lavoratori in una quarantina di siti produttivi, tra cui quelli di numerose imprese multinazionali tedesche, giapponesi, italiane e brasiliane, ma anche dei gruppi francesi Schneider e Alstom, in 22 regioni del paese. Le rivendicazioni del sindacato Birleşik Metal-İş già si concentravano sulle rivendicazioni salariali e la contrattazione collettiva, visto che la MESS non ha mai voluto fare concessioni in un settore in cui il salario di partenza è di 390 euro al mese (l’equivalente del salario minimo) e la settimana lavorativa di 45 ore. I due sindacati gialli Turk Metal e Celik Is hanno accettato l’accordo proposto dalla MESS e al dodicesimo giorno di sciopero il governo turco ha deciso di mettere lo sciopero fuori-legge in nome della sicurezza nazionale.

Ma la lotta nel settore metallurgico non è finita così. L’8 aprile è stata la volta dei lavoratori Bosh, che sono entrati in in sciopero e sono riusciti a strappare un aumento del 60%, anche se la durata del contratto collettivo, anch’essa tra gli obiettivi degli scioperanti, è rimasta immutata. In parallelo, un mese fa molti lavoratori della fabbrica Renault di Bursa sono usciti dal sindacato Turk Metal, firmatario dell’accordo proposto dalla MESS per quel sito produttivo. Il gruppo Renault-Turquie ha licenziato 16 lavoratori, considerati agitatori. E’ scesa immediatamente in campo la solidarietà operaia, con assembramenti davanti alla fabbrica ed il sostegno di altri sindacati a livello internazionale. Renault ha dovuto fare marcia indietro e reintegrare le persone licenziate. Di fatto, questa è stata la premessa dello sciopero di maggio.

Una nuova fiammata alla Renault
Tutto è iniziato dalla squadra del turno notturno degli operai della fabbrica Renault-Oyak, nella notte tra il 14 e il 15 maggio. Molto presto altre squadre si sono unite a questo primo sciopero, con l’entrata in gioco di 5.000 scioperanti. Il loro obiettivo? Affermare le stesse rivendicazioni soddisfatte nell’accordo alla Bosch.

Malgrado la volontà della MESS di non diffondere la notizia di questo accordo, essa era subito circolata in tutte le fabbriche e tra le ditte sub-appaltatrici della zona industriale di Bursa, suscitando degli appelli. Alla Renault, la mattina del 15 maggio i lavoratori hanno quindi deciso di bloccare ed occupare la fabbrica e le catene di montaggio dove viene prodotta la Renault Clio, in un sito da cui escono più di mille veicoli al giorno.

Uno sciopero che si propaga come un incendio
Agli scioperanti di Renault si sono presto uniti altri 4.500 operai che hanno scioperato nel sito della Fiat-Tofaş, e poi quelli di un sub-fornitore di primo livello, Coskunoz, dove centinaia di operai sono spontaneamente entrati in lotta, e poi ancora altri 1.200 lavoratori della Mako. Con questo primo affondo, con particolare riguardo per i fornitori del gruppo Renault, quella che ha preso corpo è una mobilitazione di portata inedita, con più di 15.000 operai in sciopero sulla base di rivendicazioni comuni, in particolare il famoso «anche noi vogliamo il 60% di aumento come alla Bosch e contratti collettivi di due anni». Alla Fiat-Tofaş lo sciopero è finito il 25 maggio con l’accoglimento di tutte le rivendicazioni da parte del padronato, questo mentre nello stesso giorno incominciava uno sciopero alla Ford Eskişehir.

La burocrazia del sindacato Türk-Metal, che gioca contro lo sciopero, è in grave difficoltà
La burocrazia del sindacato Türk-Metal, primo sindacato del settore con 170.000 aderenti e molto vicino al potere istituzionale, ha giocato contro lo sciopero … e ha perso. Alla luce dei dibattiti avutisi a Bursa migliaia di lavoratori aderenti alla centrale sindacale ne sono usciti strappando la loro tessera; questo mentre ovunque ne avesse la possibilità la burocrazia sindacale aiutava il padronato a rompere il movimento. Senza che per questo il Birleşik Metal – sindacato più a sinistra e legato alla DISK (Confederazione dei sindacati rivoluzionari), ma che non ha che 20.000 iscritti – riuscisse ad intervenire nello sciopero, quest’ultimo si è strutturato intorno a dei comitati creati per organizzare la lotta ed estenderla alle altre fabbriche del settore, ma anche a settori diversi da quello automobilistico. Questo principio di auto-organizzazione è uno dei punti di forza del movimento attuale.

Repressione e solidarietà operaia
Ovviamente il padronato non ha deposto le armi. Malgrado tutto, a seconda del livello di conflittualità, officina per officina è stato possibile fare pressioni sugli operai perché indietreggiassero.

E’ tutto un movimento di solidarietà quello che ha preso corpo tra gli operai, specie alla Delphi o alla Valeo, ed anche tra le famiglie degli scioperanti, che appoggiano i propri cari.
Il 27 mattina, gli operai della Renault, che avevano iniziato la mobilitazione, hanno votato per la ripresa del lavoro. In cambio hanno ottenuto dal padronato che nessun lavoratore verrà sanzionato per aver partecipato allo sciopero, e hanno ottenuto 1000 lire turche (ossia circa 350 euro pagati in anticipo tutti in una volta a titolo eccezionale), ed anche che la direzione di Renault-Bursa s’impegni a studiare le altre rivendicazioni, specie riguardo all’aumento sostanziale del salario mensile.

Indipendentemente dalla sospensione della mobilitazione nel sito che è stato il cuore dello sciopero per tutta la seconda metà di maggio, è tutta una generazione quella che è emersa, facendo vedere, a partire dalla lotta della piana di Bursa, un’avanguardia tra le più promettenti.

da PungoloRosso

Versione italiana dell’articolo pubblicato in: http://ccr4.org/Turquie-Les-ouvriers-de-l

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

operaiturchia

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Dopo sgomberi, cariche e arresti, continua a la resistenza del rione Pilastro di Bologna

Da ormai due mesi il comitato Mu.Basta, nel rione Pilastro di Bologna, si oppone alla realizzazione di un museo nel parco Moneta Mitilini Stefanini, il principale del quartiere.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

“Un invito a camminare insieme per realizzare un sogno comune”

Si è da poco conclusa la due giorni di discussione “Per realizzare un sogno comune” del 21 e 22 febbraio a Livorno. Ore dense di scambio, di condivisione, di domande comuni in cui decine di realtà di lotta, centinaia di persone da tutta Italia e le isole, hanno provato a fare i primi passi per camminare insieme.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Milano: per una narrazione autonoma dei quartieri popolari

Il 23 febbraio è stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel quartiere di Rogoredo, a Milano.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “costruire l’opposizione concreta alla irreversibilità della guerra che pervade le nostre vite”

Centinaia di compagni e compagne, provenienti da diverse città di tutto il paese, hanno partecipato all’incontro di due gironi: “Per realizzare un sogno comune”organizzato da realtà territoriali che fanno riferimento a Infoaut.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

UN GIORNO NON CI BASTA. DUE NEMMENO. Weekend di sciopero transfemminista

Ci tolgono spazi di dissenso e di lotta? Noi ci prendiamo più tempo e più spazio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: lo Spazio Popolare Neruda prende parola a seguito della minaccia di sgombero

Ieri mattina si è tenuta una conferenza stampa davanti all’ufficio igiene dell’Asl di Torino organizzata dalle persone che abitano lo Spazio Popolare Neruda in risposta alle minacce di sgombero trapelate a mezzo stampa soltanto pochi giorni fa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Salviamo Comala! A Torino continua la guerra agli spazi sociali.

Torino. Apprendiamo la recente notizia della perdita da parte dell’associazione culturale “Comala” degli spazi che gestisce da ormai 15 anni. La Circoscrizione 3, insieme al Comune di Torino, ha indetto un bando per l’assegnazione degli spazi dell’ex caserma La Marmora, scartando “Comala” e optando per una cordata di associazioni guidata dall’APS Social Innovation Teams.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

CASSA DI RESISTENZA – BLOCCHIAMO TUTTO TORINO

IL COORDINAMENTO TORINO PER GAZA LANCIA LA CASSA DI RESISTENZA  Chi lotta non è mai sol3! IL MOVIMENTO “BLOCCHIAMO TUTTO” Quest’autunno un enorme movimento popolare ha bloccato l’Italia al fianco della resistenza del popolo palestinese, contro il progetto genocida e coloniale del regime israeliano. Questo movimento ha denunciato con forza la responsabilità del governo Meloni […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “Per realizzare un sogno comune”, Infoaut organizza due giorni di incontri e dibattiti il 21 e 22 febbraio

“Per realizzare un sogno comune”: a partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro pubblico lanciato dalla piattaforma di movimento InfoAut il 21-22 febbraio a Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Roma sotto sfratto: l’attacco agli spazi sociali e le risposte dal basso

Dopo lo sgombero di Askatasuna e la risposta di massa degli scorsi mesi, continua la campagna del governo contro gli spazi sociali in tutta Italia. Da Roma riceviamo e pubblichiamo il comunicato dello Spazio Sociale Ex 51 di Valle Aurelia, che invita abitanti e realtà sociali a partecipare a un’assemblea pubblica presso il loro spazio in via Aurelio Bacciarini 12 il 1° marzo alle 14:30.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

L’intreccio delle lotte tarantine: un movimento di resistenza territoriale alla logica del sacrificio

A seguito dell’ennesima morte sul lavoro, in questo caso parliamo di Loris Costantino, operaio della ditta di pulizie Gea Power che stava lavorando nello stabilimento dell’ex ILVA di Taranto, abbiamo deciso di pubblicare un’intervista fatta agli attivisti e attiviste del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e della Convocatoria Ecologista Taranto, con cui abbiamo percorso i temi chiave delle lotte sul territorio tarantino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lotte operaie: a Genova ripartono blocchi e presidi degli operai Ex-Ilva. “Urso bugiardo patentato”

Strade bloccate e Genova divisa in due per la discesa in piazza dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano in lotta contro il piano di dismissione dell’azienda senza soluzioni avanzato dal governo Meloni

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ex Ilva: il riarmo divora la politica industriale (e la transizione ecologica)

Tutti i nodi vengono al pettine. Il governo sovranista con la sua manovrina accantona risorse per acquistare armi e manda alle ortiche quasiasi politica industriale.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Taranto: il sindaco si dimette di fronte alla rabbia dei cittadini per il dossier Ilva

Il sindaco di Taranto Piero Bitetti si è dimesso in seguito alla contestazione da parte dei cittadini sul suo ruolo nel dossier Ilva.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Lamezia: difendere le persone!

Una comunicazione fulminea, proveniente dalla Sezione Liquidazione Giudiziale del Tribunale di Lamezia Terme, ha spazzato via da un giorno all’altro ogni certezza per 27 famiglie

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Ex-GKN: partecipata assemblea dopo le notizie di sgombero

In vista della due giorni di mobilitazione del prossimo 11-12 luglio.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

“Restiamo umani”. Lavoratori e lavoratrici AvioAero dicono No al riarmo ed al genocidio

Nel silenzio assordante del governo italiano e dell’Unione Europea assistiamo quotidianamente al massacro in diretta streaming del popolo palestinese. Nessuna parola di condanna per chi sta commettendo crimini contro l’umanità! In un momento così complicato, l’Europa ed in primis l’Italia, al posto di occuparsi ed utilizzare risorse per aumentare e migliorare servizi collegati all’istruzione, alla […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Anche con l’avvenuto scioglimento del Pkk, la fine del conflitto curdo-turco appare lontana

Nonostante il PKK si sia auto-dissolto con il XII Congresso, da parte di Ankara non si assiste a comportamenti speculari.