InfoAut
Immagine di copertina per il post

Un caffè. Lettera dei giovani insorti francesi ai genitori

Abbiamo discusso stamattina in un bar, coi miei amici. Cerchiamo un modo per reagire a ciò che succede a tutti noi in questo momento. Lo stato di emergenza, rinnovato per la terza volta in seguito agli attentati e in virtù del quale è stato vietato a delle persone di recarsi alle manifestazioni. Banditi da quartieri interi. È vietato loro dire che non sono d’accordo, te lo immagini? Anche l’Unione Europea dice che è illegale farlo.

L’Unione Europea… Ti ricordi del Referendum per la Costituzione [nel 2005 per ratificare la costituzione europea NdT]? Era appena prima dei miei 18 anni, se avessi potuto avrei votato NO! come la maggioranza dei votanti. In quel momento pensavo davvero che votare No avrebbe cambiato qualcosa. E poi, qualche anno dopo, la stessa costituzione è passata, malgrado il No. Come vuoi che si possa credere al voto quando si riceve la propria tessera elettorale nel 2005?

Oggi, sai bene che non votiamo più, che li disprezziamo, io e miei amici, questi politici. All’inizio ti dava fastidio ma penso che alla fine ti sei abituata all’idea. Sai però che siamo in tutti i cortei, invece.

A volte ti preoccupi perché leggi su internet che ci sono stati degli “scontri”, che il corteo ha “degenerato”, e generalmente è a causa dei “black-bloc”. Sono parole che fanno impressione. Ma mamma, se dicessero “Baupin [vicepresidente dell’Assemblea nazionale che si è dovuto dimettere a causa di uno scandalo sessuale NdT] palpa le pupe” o “Valls espelle gli arabi di merda”, ti renderesti conto che c’è un problema nel vocabolario utilizzato. Ci sono termini che non sono innocenti. A ogni parola scelta, nei discorsi dei politici, nei racconti dei media, corrisponde una visione del mondo. Per le donne e gli stranieri te ne rendi conto e ti arrabbi. Per i cosiddetti “spaccavetrine” bisognerebbe fare lo stesso. Bisognerebbe dire cosa spaccano. Spacca banche, spacca pubblicità, spacca centri commerciali. Spaccano un mondo ripugnante, Mà, nel quale le donne sono chiamate pupe e vengono palpate, nella quale gli arabi sono arabi di merda e vengono bloccati dietro il filo spinato e nel quale i “tutori dell’ordine” non difendono il popolo ma le banche, i grandi negozi, le pubblicità degradanti, i depositi di carburante inquinante.

Noi esprimiamo il nostro rifiuto di continuare a vivere in questa maniera, rifiutiamo di vedere il nostro futuro, quello dei nostri figli, dei nostri genitori, delle nostre sorelle, dei nostri fratelli, ecc, ridotto a una forma di schiavitù economica. La prepotenza di cui fa prova il governo in carica attraverso lo stato di emergenza ci spinge all’indignazione, alla rivolta, a volte a scontrarci con la polizia. Etimologicamente émeute [scontro/riot] significa emozione popolare. Non ci sono black-bloc ma individui come te, che decidono alla loro maniera di prendere in mano il proprio avvenire.

Notabili democratici, notabili uomini di finanza, notabili politici: il loro mondo non sarà mai il nostro. Perché cercano senza tregua d’imporcelo? Parlano dei valori della repubblica e di democrazia, non rispettano neanche le loro leggi e ci chiedono di rispettarle? È una lotta per preservare i loro privilegi, il loro sistema, il controllo che hanno sul mondo. Distruggono il mondo sociale per il profitto di qualcuno, distruggono gli ecosistemi ovunque impongono la loro legge, rinchiudono, maltrattano chi non è d’accordo con loro. E ci parlano di democrazia? Lasciano la gente crepare mentre fuggono dalle guerre. Siamo onesti, il loro mondo è marcio. Per forzare le leggi tirano fuori tutto il loro arsenale legislativo, deciso tra notabili. Loro difendono i loro interessi, noi i nostri.

Mamma te lo assicuro nessuna manifestazione ha “degenerato”; perché significherebbe che avrebbe preso all’improvviso un’altra direzione rispetto a quella per cui è emersa. Le manifestazioni degli ultimi mesi sono state convocate perché è insopportabile l’indifferenza, perché siamo indignati, arrabbiati, scossi; perché questo mondo non è fatto per noi ma vogliamo comunque un posto al sole, soprattutto se per averlo bisogna levare dalla nostra strada pannelli pubblicitari, banche e celerini.

Le manifestazioni sono emerse perché viviamo già in un’altra maniera, perché crediamo che non ci sia bisogno di capi perché le cose funzionino, perché crediamo che tutti sono capaci di discutere, di esprimere i propri sentimenti e le proprie opinioni, perché crediamo che stare attenti alla terra e ai boschi rende migliori, perché crediamo che con meno soldi si diventa più intelligenti, perché crediamo che ci sono tante maniere di vivere. Sviluppiamo altri modi di vivere, ogni giorno, in maniera orizzontale. Le nostre preoccupazioni sono sociali, ecologiche, economiche e politiche.

Mà, non ti preoccupare se sul nostro passaggio vedi vetrine rotte. Sono solo vetrine, non hanno terminazioni nervose. Sai bene, però, ciò che nascondo: soldi, catene, minacce, gli interessi dei grandi. Sai quando passano loro, invece, sono gli occhi che vengono rotti, i corpi aperti, i gomiti spezzati, le gambe mutilate, ecc. Il 28 aprile, in una sola giornata, in sei città, abbiamo avuto più di 200 feriti tra i nostri. Non avevano le armature degli agenti anti-sommossa e altre forze che mantengono l’ordine. Ci sono stati più di 1.300 fermi di polizia in due mesi, alcuni sono addirittura accusati di tentato omicidio volontario, parlano di gruppi organizzati, bande armate e lascio stare il resto. Di nuovo parole forti, per suscitare la paura, per criminalizzare una rivolta politica… Parole che fanno venire i brividi alla schiena, della accuse senza senso e della gente in prigione.

Mà, lo so che la “violenza” ti fa star male. Non c’è bisogno di spaccare un bancomat per essere dalla stessa parte. Mà, la prossima volta che sei in un corteo, puoi proteggere chi ha altri strumenti di lotta rispetto ai tuoi. La prossima volta che ascolti la televisione o leggi il giornale, ricordati che ci sono parole che sono utilizzate con un disegno preciso, e che non bisogna farsi fregare.

Sai, l’altro giorno siamo andati in un bar. C’erano anarchici, amministratori locali, membri dei partiti ecologisti, autonomi, maoisti. Tutti si conoscevano, almeno di vista. E abbiamo parlato. Tutti insieme. Certo, a volte i toni sono saliti. Ma invece di andarsene sbattendo la porta, uno di noi si è alzato per prendere da bere a tutti, perché bisogna continuare a discutere. Riconoscendo gli strumenti di lotta degli altri, anche se non abbiamo tutti gli stessi, sarebbe brutto privarsi della minima possibilità di lottare fianco a fianco. Il mondo dovrebbe essere un immenso bar. Potremmo dirci che lavoriamo insieme. Anche se non condividiamo le stesse analisi e gli stessi obiettivi.

Oggi, qui, ora, chi può sopportare che in un paese che si presenta come una democrazia modello (non chiedevamo tanto!), sotto un governo che si fa chiamare socialista (vedi, l’uso delle parole…), si è fatto ricorso per la quarta volta – e per la 45esima dal 1988 – a questo famoso articolo 49.3 che permette di oltrepassare ogni idea di consultazione, di ascolto, di rappresentazione popolare? Chi può sopportare che alle nostre frontiere migliaia di persone muoiano senza poter andare avanti, e che nella capitale si possa vietare di spostarsi a chi non è d’accordo col governo? Vedi è la stessa cosa. In nome di cosa tutti questi movimenti sono vietati?

Oggi ci opponiamo a questo mondo e sembra complicato trovare un compromesso. Il dialogo sociale che promuovono non è che un’illusione, è basato solo sulle loro regole. Che la smettano con le loro bugie, la loro cupidigia, le loro molestie, che la smettano di sottomettere i popoli attraverso la guerra, d’imporre la propria visione con tanta arroganza. I loro eccessi ci fanno vomitare. Ci spingono poco a poco verso uno stato autoritario, non è sopportabile. Non vogliamo più il loro mondo, non vogliamo più vivere o sopravvivere secondo le loro regole. La loro ostinazione ci sorprende.

Mà, discuti coi tuoi colleghi. Vedi col tuo sindacato, anche se hai preso la tessera solo per principio, e tanto tempo fa. Ritorna a fare le manifestazioni, anche se hai letto da qualche parte che erano violente: abbiamo bisogno di sapere che sei con noi. Cerca le notizie altrove, non abbiamo tutti le stesse visioni. Fammi domande se vuoi, ti potrò spiegare ciò che viviamo e ciò che amiamo. E per cosa combattiamo. E poi, autorizzati anche a pensare a tutto ciò che potresti fare che ti corrisponde. Lo sappiamo che manifestare non basta. Che bisogna combattere in mille modi, ognuno può inventare i suoi.

Mà, ti lascio, tra poco è l’ora della manifestazione e giustamente, vado a vedere se non è l’occasione per lanciare qualche messaggio…. Sì mi metterò delle scarpe da ginnastica e una felpa nera col cappuccio, ma ricordati non è par farti paura, è per proteggermi… Se vedi scarpe delle ginnastica e una felpa nera col cappuccio passare correndo, siamo forse io o i miei amici, non aver paura. A dopo (se abbiamo abbastanza benzina)…

Un/a delle/dei rivoltosi

Traduzione a cura della redazione di InfoAut. Testo apparso originariamente su www.paris-luttes.info

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

L’amor mio non muore

È difficile trovare parole quando nemmeno l’animo riesce a raccontare un sentimento come questo.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Chimi. Chi lotta non è mai solo, chi sogna non muore mai.

Martedì mattina ci ha lasciato Andrea: un giovane compagno, un amico, un’anima generosa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Appello alla mobilitazione: il 2 giugno Pontedera dice no!

Mentre le istituzioni, nel giorno della Festa della Repubblica, approfittano ancora una volta di una ricorrenza per celebrare le forze armate, e nel mondo intero accelera sempre più la guerra globale, nei nostri territori si continua a progettare un futuro di cemento e militarizzazione. 

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Pisa: il Newroz deve restare uno spazio sociale, culturale e di quartiere.

Pubblichiamo il comunicato uscito a seguito dell’assemblea pubblica dal titolo “Dall’assemblea pubblica nasce il Comitato di Via Garibaldi.”

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Manifestazione regionale a Torino per la sanità pubblica

Sabato 23 maggio si terrà a Torino una manifestazione regionale per la sanità e la salute. 

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La Fifa e la guerra

Tra l’estate del 2025 e la primavera del 2026 alla Casa Bianca sono passati, nell’ordine, la rosa della Juventus e i due pluripremiati Pallone D’Oro Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, che negli ultimi venti anni hanno dominato la scena del calcio globale.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La periferia vi guarda con odio. Talk w/ Gabriel Seroussi & SemLove

Il termine “maranza” è ovunque: nei titoli di giornale, nei video virali, nelle conversazioni al bar. Ma è davvero solo una questione di tute in acetato e nike tn, o è la figura con cui nascondiamo la paura delle periferie e delle seconde generazioni?

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il doppio standard e l’ipocrisia del potere.

In questi giorni, due vicende ultra mediatizzate e per certi versi controverse, sono al centro del circo mediatico mainstream ma non solo. Il caso della grazia a Minetti e il rifiuto di far ritornare i bimbi con i genitori nella vicenda soprannominata dai più “la famiglia nel bosco”.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Un primo maggio attraverso il mondo

Questo Primo Maggio, come ogni anno, milioni di persone sono scese in piazza in tutto il mondo per esprimere la loro solidarietà internazionale e celebrare le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici. Panoramica non esaustiva:

Immagine di copertina per il post
Bisogni

No Tav al 1 maggio di Taranto, il filo che ci unisce: intervento (VIDEO)

Mentre in tutta Italia si celebrava, spesso in modo rituale, la festa dei lavoratori, a Taranto il 1 maggio si è fatto quello che questa giornata dovrebbe essere davvero: conflitto, denuncia, parola libera.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

I conflitti del lavoro Ai. Una grossa vittoria sindacale dei lavoratori dei chip in Asia Orientale

Riprendiamo da Acta questa importante traduzione di un articolo di Joyce Lee e Brenda Goh sulle lotte sindacali sudcoreane dentro le aziende big tech.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pontedera: migliaia di persone in corteo contro la costruzione di una nuova base militare

Ripubblichiamo la corrispondenza dal corteo no base tenutosi a Pontedera in provincia di Pisa il 2 giugno 2026 tratta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La guerra che trasforma

Condividiamo il testo di presentazione del laboratorio politico a cura di Glomeda.org che si terrà sabato 6 giugno presso lo Spazio Autogestito Grizzly, Fano

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Una storia di acciaerie, diossine, lavoro schiavo e campi di grano

Campi di granoturco coperti di polvere gialla; gialla la terra del cortile, la caligine che sporcava l’azzurro del cielo; gialla la patina che, nonostante le spolverature, tornava invariabilmente a ricoprire i mobili di casa, i libri accumulati sul tavolo; giallo il respiro che ti restava in gola e ritrovavi nel fazzoletto…..giallo di un giallo rossastro e bruciato il fumo che, giorno e notte si alzava dal tetto e tracimava dalle pareti della acciaieria Cravetto, al confine tra Bruzolo e San Didero, per allargarsi lungo la Valle, la mattina portata in alto dalla brezza di valle e, la sera, schiacciata in basso dalla brezza di monte, senza uscirne mai. Si lavorava ventiquattr’ore su ventiquattro. Di notte il cielo intorno all’edificio riverberava dell’inquietante bagliore della colata continua.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Lacrimogeni ad altezza uomo: sappiamo chi è Stato!

In Val di Susa, purtroppo, lo sappiamo molto bene quali sono le modalità di utilizzo delle granate lacrimogene sparate dalle forze dell’ordine, già dal 2011. E purtroppo sappiamo anche bene che questi comportamenti non vengono mai sanzionati, nonostante abbiano rovinato la vita ad alcun* di noi.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

“Silenzio stampa”: una video-inchiesta di Restiamo Umani media

E’ appen uscita la video-inchiesta realizzata da Restiamo Umani che ha l’obiettivo di squarciare il velo sulla complicità delle istituzioni in relazione a certe frange del sionismo militante. A partire dalle testimonianza di chi ha subito le aggressioni di matrice sionista negli scorsi mesi a Roma nasce un’inchiesta.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.