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Cina: scontri fra operai e forze di sicurezza della Foxconn

A Zhengzhou, in Cina, lavoratori e lavoratrici di Foxconn, la più grande fabbrica al mondo di assembleggio delle componenti per I-Phone (e di proprietà taiwanese) sono in rivolta, con la polizia antisommossa schierata per le strade per fronteggiare la rabbia di operaie e operai.

Il maxi stabilimento di Foxconn a Zhengzhou, nell’Henan, è diventato il teatro di scontro tra centinaia di dipendenti della fabbrica e il personale di sicurezza.

La fabbrica era già finita sotto i riflettori lo scorso mese quando i dipendenti, che vivono nei dormitori e mangiano all’interno del campus della Foxconn, sono fuggiti dopo che si è diffusa la notizia dell’arrivo di un lockdown a seguito di un focolaio scoppiato nel maxi-stabilimento. I lavoratori hanno preferito ritornare nelle proprie abitazioni per evitare di trascorrere la quarantena all’interno della fabbrica in base alle regole Zero-Covid, iniziando il loro lungo viaggio a piedi, camminando su autostrade e campi mentre trasportavano coperte, borse e altri effetti personali.

Diversi video mostrano le immagini dei lavoratori bloccati da poliziotti in tute protettive bianche con scudi antisommossa in plastica, poliziotti che colpiscono chi non indietreggia e che canta slogan come “Difendiamo i nostri diritti” e “Vogliamo andare a casa”.

A far esplodere la protesta non ci sarebbero solamente la pandemia e le restrizioni che obbligano i dipendenti a restare confinati negli alloggi della società, ma anche le condizioni lavorative e i salari da fame, mentre la società ha annunciato l’assunzione di altre 100mila persone, per “coprire” il periodo del boom delle vendite, quello che va tra il Black Friday e le festività di Natale in Occidente.

All’origine della protesta di ieri sembra esserci il mancato pagamento dei bonus promessi e la diffusione dell’infezione nello stabilimento: l’azienda avrebbe cambiato le condizioni, imponendo ai dipendenti di rimanere nello stabilimento fino a marzo, e perdere il compenso in caso di positività al Covid. Anche i nuovi assunti hanno lamentato la precaria condizione di convivenza con i loro colleghi più vecchi per il timore di contrarre il virus. Ma c’è anche il malcontento per le difficili condizioni igieniche nello stabilimento e la scarsità di cibo e altri generi di prima necessità.

Riprendiamo da Radio Onda d’Urto l’intervista a Gabriele Battaglia, giornalista, corrispondente da Pechino per RTSI, la Radio-televisione della Svizzera italiana, e collaboratore di numerose altre testate.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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