InfoAut
Immagine di copertina per il post

Gaza. L’Egitto vuole cacciare 14mila palestinesi

A monte, la rottura politica tra il Cairo e Gaza con il primo che imputa ad Hamas, governo de facto della Striscia, l’appoggio all’ex regime della Fratellanza Musulmana e l’addestramento militare di gruppi di miliziani islamisti nella Penisola del Sinai. Un’accusa girata anche ai quasi 14mila palestinesi oggi sotto inchiesta da parte dell’intelligence egiziana. Obiettivo, trovare le prove del sostegno fornito al deposto presidente Morsi per poter poi revocarne la cittadinanza egiziana. La decisione giunge dopo una sentenza del tribunale che martedì ha bandito le attività politiche di Hamas dall’Egitto e  chiuso il quartier generale del movimento palestinese.

L’idea del governo egiziano è quella di revocare la cittadinanza a 13.757 palestinesi sotto inchiesta perché accusati di far parte di Hamas e di aver pianificato e organizzato attacchi terroristici in territorio egiziano. I servizi segreti egiziani stanno raccogliendo informazioni su migliaia di palestinesi considerati membri del movimento palestinese, che ricevettero la cittadinanza egiziana sotto il presidente islamista Morsi.

Una simile decisione spetta direttamente al primo ministro che ha il potere di revocare la cittadinanza senza passare per un tribunale, nel caso in cui la persona in questione sia considerata una minaccia all’ordine pubblico. L’inchiesta è partita dopo la sentenza della corte che martedì ha bandito Hamas dal territorio egiziano perché “organizzazione terroristica”, chiudendone uffici e quartier generale e congelandone beni immobili e denaro: “Il giudice egiziano che ha emesso la sentenza non aveva in mano una sola prova che incriminasse Hamas – ha commentato un membro dell’ufficio politico del movimento palestinese – Questa decisione è puramente politica, non giudiziaria, e aiuta l’occupazione israeliana”.

Nelle stesse ore, all’aeroporto del Cairo venivano bloccate 58 donne statunitensi, francesi e belghe (tra loro il Nobel per la Pace Mairead Maguire), parte di una delegazione diretta a Gaza per celebrare l’8 marzo, la giornata mondiale della donna. Martedì le autorità egiziane hanno rifiutato loro l’ingresso nel Paese. Ieri Ann Wright, capo della delegazione, ha fatto sapere che la delegazione avrebbe dovuto prendere un autobus dal Cairo al valico di Rafah, aperto pochissime volte negli ultimi sette mesi e completamente chiuso da oltre 30 giorni.

Alcune attiviste sono tornate a case e almeno tre sono state deportate, tra cui la stessa Maguire. Una delle partecipanti, Medea Benjamin, cofondatrice del gruppo americano Code Pink, ha raccontato di essere stata brutalmente aggredita dalla polizia egiziana che le ha rotto una spalla perché rifiutava di salire sull’aereo diretto in Turchia. Anche l’ambasciata francese è intervenuta per cercare di sedare la protesta delle donne, che avevano cominciato un sit-in all’aeroporto.

Le autorità egiziane hanno commentato l’accaduto attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Badr Abdel-Attie, secondo il quale al gruppo di donne sarebbe stato negato l’ingresso in quanto privo dei necessari documenti per raggiungere la Striscia. Non solo: la Penisola del Sinai sarebbe oggi troppo pericolosa e l’Egitto non avrebbe i mezzi per garantire la sicurezza della delegazione in transito.

Dal 3 luglio ad oggi, il governo egiziano nato dal colpo di Stato militare che ha deposto il presidente islamista Morsi ha avviato una serie di politiche restrittive nei confronti della Striscia di Gaza, una “punizione collettiva” volta a colpire Hamas, braccio palestinese della Fratellanza Musulmana. Restrizioni gravi, dalla distruzione di oltre mille tunnel che garantivano alla popolazione gazawi di alleviare l’embargo posto da Israele, agli attacchi contro le barche di pescatori avvicinatesi alle acque egiziane, fino alla chiusura del valico di Rafah che impedisce a migliaia di gazawi di uscire dalla Striscia per ragioni mediche o educative. A pagarne le spese è la popolazione di Gaza, oggi costretta a vivere in condizioni sempre peggiori, con pochissima elettricità a disposizione, cantieri chiusi per la mancanza di cemento, l’innalzamento del già elevato tasso di disoccupazione.

da Nena News

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Egittogazapalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito. Sanzionamenti contro fabbriche di armi legate a Israele

I manifestanti per la Palestina hanno iniziato il nuovo anno distruggendo fabbriche di armi legate a Israele, e la Coalizione Stop alla Guerra ha avvertito oggi il governo sul fatto che ci sarà una “risposta molto forte” alla repressione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Venezuela: ancora un’aggressione imperialista made in USA

Trump ha dichiarato che “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie”. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’altra America: si riaffacciano le lotte dei lavoratori

Mentre negli Stati Uniti aumentano la povertà, i senza tetto e la cronica mancanza di cure sanitarie per tutti, Trump ha fatto trovare il carbone sotto l’albero di Natale: un grande aumento delle spese militari e una (ulteriore) diminuzione delle coperture sanitarie per la parte meno ricca della popolazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Qesser Zuhrah: la studentessa che potrebbe presto diventare la più giovane persona a morire in uno sciopero della fame nel Regno Unito

Giunta al cinquantesimo giorno di rifiuto del cibo, la manifestante di Palestine Action detenuta in carcere, Qesser Zuhrah, è ora in pericolo di vita

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

SIRIA. Aleppo, i miliziani legati alla Turchia sparano sui quartieri curdi

Le sparatorie cominciate il 22 dicembre, proseguite durante la notte, hanno ucciso due persone e ferito almeno 15 civili secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ha vinto Kast e il Cile si aggiunge all’ondata di ultradestra

È il primo pinochetista a giungere a La Moneda in democrazia.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’economia genocida di Israele è sull’orlo del baratro?

L’economista Shir Hever spiega come la mobilitazione per la guerra di Gaza abbia alimentato un’”economia zombie” che sembra funzionare ma non ha prospettive future.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nasce “HUB”, un bollettino sulla militarizzazione e le resistenze dei territori

Dal lavoro congiunto di mobilitazione, organizzazione e inchiesta degli ultimi mesi che ha coinvolto diverse realtà e lavoratorə di Pisa, Firenze, Livorno, La Spezia e Carrara nasce il primo numero di “HUB”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Ci stanno preparando alla guerra. E lo fanno contro di noi

Se militarizzano la società e ci chiamano nemici, la risposta è una sola: disertare la loro guerra, sottrarsi alla paura, spezzare il linguaggio che la legittima, difendere lo spazio vivo del dissenso.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Venezuela: gli Stati Uniti rivendicano un atto di pirateria nei Caraibi

“Bene, lo teniamo, suppongo”, ha affermato Donald Trump dopo essere stato consultato dai giornalisti sull’uso del greggio della petroliera sequestrata di fronte alle coste del Venezuela.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Assemblea nazionale a Torino “Governo nemico del popolo, il popolo resiste”

Sabato 17 gennaio alle ore 15 all’università Palazzo Nuovo di Torino si terrà l’assemblea nazionale verso il corteo del 31 gennaio a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna. Di seguito pubblichiamo l’appello.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Mohamed Shahin può restare in Italia

La Corte d’Appello del Tribunale di Caltanissetta conferma il NO all’allontanamento immediato di Mohamed Shahin dal territorio italiano

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Arrestato il Presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun

C’è anche Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia – API, tra gli arresti di questa mattina nella nuova ondata repressiva (targata Piantedosi) contro le lotte e la solidarietà per la Palestina in Italia.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino città partigiana: Que viva Askatasuna! 

Ripubblichiamo il comunicato uscito dal centro sociale Askatasuna in merito alla giornata di lotta di ieri. Alleghiamo anche un video racconto della giornata.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Askatasuna: “È solo l’inizio. Per voi.”

Questa mattina è avvenuto lo sgombero di Askatasuna, storico centro sociale torinese attivo da quasi tre decadi.