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Gli appetiti imperialisti sulla Siria

Per avere un’idea di quello che potrebbe essere un domani la Siria che hanno in mente questi “liberatori”, basterebbe guardare a quello che ne è stato della Libia, dove regna oggi una guerra civile tra bande armate (non di rado qaediste) senza altro progetto che il dominio sugli alleati di ieri, prolifiche però nel riempire le fosse comuni di “negri” colpevoli di avere la pelle troppo scura. L’occupazione militare dell’aereoporto di Tripoli, avvenuta ieri, la dice del resto lunga sulla pace che regna nella Libia del post-Gheddafi. Senza nulla concedere ai raiss caduti o a quelli ancora saldi sulle loro poltrone, è bene riconoscere la propaganda “demokratica” made in Occidente per quel che è: pura stampella di servizio agli interessi imperialistici di Stati Uniti ed Europa, che mentre si fanno una guerra spietata su quale delle due sponde dell’Atlantico deve pagare la crisi della finanzirizzazione, vanno invece a braccetto, di comune accordo cone le evolutissime monarchie del Golfo, su quale deve essere il destino del resto del mondo non ancora capace di forza ed autonomia economica e militare (come i Brics): restare in quel sottosviluppo da sempre funzionale alla centralità euro-atlantica (il Terzo Mondo di ieri) o venir frammentato e diviso su infinite linee di frattura etnico-religiosa laddove permangono consolidate entità statuali non-allineate.

Al centro degli interessi reali, la rotta dei gasdotti e, in proiezione strategica, l’attacco all’Iran e la continuazione dell’accerchiamento politico-militare di Russia e Cina.

Ascolta l’intervista con Manlio Dinucci, collaboratore del Manifesto intervistato questa mattina durante lo spazio redazionale di Radio Blackout:

 

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_________________


sull’argomento vedi anche:

SYRIA: NATO’s Next “Humanitarian” War? ( by Prof. Michel Chossudovsky – Global Research)

Mistero su missione militare al confine con la Siria, coinvolti 19 paesi

Informazione e manipolazione sulla “crisi siriana”

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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