InfoAut
Immagine di copertina per il post

Ibrahim “il mezzo corpo”, un’icona degli scontri a Gaza, ha perso l’altra sua metà per Gerusalemme

||||

 

Manifestazioni hanno travolto i territori palestinesi. Otto palestinesi sono morti e centinaia sono stati feriti

Di Ahmad Kabariti – 16 dicembre 2017

Le strade strette dei 70 acri del densamente affollato campo per rifugiati Beach di Gaza City non erano mai state così tranquille come oggi. Il campo povero nella parte occidentale della città è famoso per svegliarsi presto  ogni giorno, con il flusso dei venditori di strada, i conducenti di carretti tirati da asini, e il mercato della verdura, che è pieno di clienti dalle 6.30 del mattino.

Tutte queste cose erano scomparse stamattina, un giorno dopo che Ibrahim Abu Thurayeh, 29 anni, è stato colpito a morte durante scontri con l’esercito israeliano ad est della città.

Davanti alla sua vecchia casa di famiglia, gli amici di Abu Thurayeh hanno iniziato a montare una tenda per le condoglianze per i suoi parenti e vicini. Il suo 27enne cugino Mahmoud Abu Thurayeh stava sistemando le sedie prima dell’arrivo della gente in lutto.

Funeral of Ibrahim Abu Thurayeh, killed at a demonstration on Gaza border, December 15, 2017. Photo by Mohammed Asad.

“Ibrahim era sempre stato il primo a montare tende simili per i martiri del campo”, ha detto Mahmoud. “Ma oggi credo che non lo potrà più fare”.

Ibrahim aveva perso le gambe in un attacco israeliano sul campo per rifugiati Al-Bureij al centro di Gaza. Era stato ferito nel 2008 da un elicottero israeliano che lo aveva centrato dopo che aveva tirato giù una bandiera israeliana lungo il confine e ne aveva alzato una palestinese.

Ibrahim Abu Thurayeh, at a demonstration on the Gaza border on December 8, 2017. Abu Thurayeh was killed a week later. Photo by Mohammed Asad.

Da quella volta, era stato attivo negli scontri – finché è rimasto ucciso da un proiettile sopra l’occhio sparato da un soldato israeliano.

150 palestinesi sono stati feriti e quattro uccisi vicino alla recinzione di confine a Gaza in un giorno di scontri che sono scoppiati anche in Cisgiordania in protesta del riconoscimento degli USA di Gerusalemme come capitale di Israele.

Ibrahim Abu Thurayeh, on a pylon with a Palestinian flag, at a demonstration on Gaza border at a demonstration on the Gaza border some weeks ago. Abu Thurayeh was killed Dec. 15, 2017. Photo by Mohammed Asad.

In una video clip due giorni prima della sua morte, Ibrahim aveva detto che era andato a partecipare agli scontri a Nahal Oz ( a est di Gaza ) perché voleva attraversare la terra occupata sull’altro lato del confine recintato da filo spinato almeno una volta nella vita. Ma il suo sogno è finito con uno sparo fatale.

“L’esercito israeliano è codardo e non si vede per combattere tranne che da dietro a cubi di
cemento “, aveva aggiunto nel video. “Noi abbiamo solo piccole pietre che arrivano solo fino a 50 metri, e ogni giorno io verrò trascinandomi sulle mani “.

Sono qui per consegnare un messaggio a quei soldati : “Questa è la nostra terra e non ci arrenderemo. Gli Stati Uniti dovrebbero ritirare la loro dichiarazione su Gerusalemme”.

Ibrahim Abu Thurayeh, climbing a pylon by the border of Gaza with Palestinian flag, at a demonstration on the Gaza border some weeks ago. Abu Thurayeh was killed Dec. 15, 2017. Photo by Mohamed Asad. Photo by Mohammed Asad

Perdere le sue gambe non significava che era indifeso, ha detto Sameer Abu Thurayeh, 32 anni, fratello di Ibrahim :

” Mio fratello era un’icona dei confronti e si trovava sempre nelle prime file. Aveva perso le gambe 10 anni fa perché aveva sostituito la bandiera israeliana sul confine, e ieri è stato ucciso mentre una piccola bandiera della Palestina era nel suo grembo “.

“Ibrahim è venuto qui solo per esprimere la sua rabbia per la dichiarazione di Trump, così è stato vittima di un assassinio”, ha detto Sameer, aggiungendo che il soldato israeliano “è stato coinvolto nell’uccisione di un giovane uomo senza piedi che strisciava sul terreno”.

Il fratello più grande del defunto, che ha preso parte al funerale di Ibrahim, ha ricordato a Mondoweiss la loro ultima colazione nel primo mercoledì. Ibrahim vedeva che le dimostrazioni stavano diventando mortali. “Mamma, fratello… per favore perdonatemi per ogni errore che ho mai fatto, ho perso le mie gambe per il mio paese e penso che non è abbastanza, devo sacrificare tutto il mio corpo per il sacrificio della patria”, Ibrahim aveva detto.

Ibrahim Abu Thurayeh at a demonstration on the Gaza border some weeks ago. Abu Thurayeh was killed Dec. 15, 2017. Photo by Mohammed Asad

“Non conoscevo un amico o un fratello, se non Ibrahim”, ha detto Sameer. ” Israele mi ha privato di ogni cosa. Perché hanno paura di un uomo su una sedia a rotelle?”.

Alla porta dell’obitorio dello Shifa Hospital, una folla di parenti e compagni di lotta si è riunita per rendere un  ultimo saluto al suo corpo. Ho incontrato Nael Abu al-Resh, 23 anni, che sembrava non si fosse cambiati i vestiti da quando sono scoppiati gli scontri una settimana fa. Potevo sentire l’odore degli pneumatici bruciati, mentre il suo maglione era pieno di ciuffi di erba secca  presente sul confine orientale.

Funeral of Ibrahim Abu Thurayeh, killed at a demonstration on Gaza border, December 15, 2017. Photo by Mohammed Asad

“Una volta arrivati nell’area della manifestazione venerdì pomeriggio, stavo spingendo la sedia a rotelle di Ibrahim, come mi aveva chiesto, verso il   punto più vicino dei soldati. Aveva una fionda e una piccola bandiera”, Nael ha detto.

“Improvvisamente un soldato ha alzato il pollice”. L’aspetto del soldato diceva, state facendo un meraviglioso lavoro, ragazzi, e vi mostrerò presto qualcosa, Nael ha detto. “In un minuto siamo stati inondati da dozzine di lacrimogeni e immersi nel fumo. Mi sono accordo di aver perso le maniglie della sedia a rotelle e non ho più sentito le parole ‘Spingimi più avanti’”.

“Dopo alcuni secondi, ho scoperto che la fronte di Ibrahim sanguinava copiosamente, c’era un foro sopra il suo occhio sinistro, e allora mi sono reso conto che la sua anima se ne era andata per sempre “, ha raccontato Neal, stando vicino ad un’ambulanza preparandosi per il suo funerale .

“Tornerò a Nahal Oz ora. Sento che c’è un dovere da compiere là “, Nael ha detto a Mondoweiss.

Mentre quei giovani uomini in Cisgiordania e a Gaza si scontrano con gli israeliani con le pietre, i soldati israeliani sparano proiettili di gomma e munizioni vere.

Da quando Trump ha girato la schiena a decenni di diplomazia statunitense ed internazionale dicendo che Gerusalemme è la capitale di Israele, la comunità internazionale ha avvertito di reazioni incontrollabili, e Hamas ha giurato di aprire “le porte dell’inferno” e ha chiamato per una “nuova Intifada “.

Manifestazioni hanno travolto i territori palestinesi. Otto palestinesi sono morti e centinaia sono stati feriti in scontri con l’esercito israeliano, mentre dozzine sono stati arrestati.

trad. https://www.facebook.com/IlPopoloCheNonEsiste

Fonte: http://mondoweiss.net/2017/12/ibrahim-skirmishes-jerusalem/

da invictapalestina.org

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

COLLERAGerusalemmeIBRAHIMintifadapalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano

Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sardegna: proteste agli aeroporti contro la presenza di turisti israeliani, compresi soldati e riservisti

Dal 28 maggio tre voli ogni settimana da Tel Aviv atterrano a Cagliari ed Alghero, trasportando decine di famiglie che alloggeranno poi in vari resort nella zona meridionale della Sardegna.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Governo libanese e Israele trovano accordo sul cessate il fuoco ma i combattimenti proseguono

Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come l’organizzazione della resistenza Hezbollah. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Prolungata la detenzione per gli attivisti del Global sumud land convoy

Il tribunale libico della Cirenaica ha comunicato oggi che gli attivisti arrestati nei giorni scorsi rimarranno in carcere fino a data da destinarsi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pontedera: migliaia di persone in corteo contro la costruzione di una nuova base militare

Ripubblichiamo la corrispondenza dal corteo no base tenutosi a Pontedera in provincia di Pisa il 2 giugno 2026 tratta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La guerra che trasforma

Condividiamo il testo di presentazione del laboratorio politico a cura di Glomeda.org che si terrà sabato 6 giugno presso lo Spazio Autogestito Grizzly, Fano

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele

Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

BLOCCATO L’HUB LOGISTICO MILANO – PIOLTELLO

CONTRO LA GUERRA, PER LA PALESTINA E I DIRITTI DEI LAVORATORI! Oggi, in occasione dello sciopero generale siamo di nuovo alle porte di Logtainer e DSV a Pioltello, in provincia di Milano. L’hub è bloccato, i camion fermi, la macchina logistica che alimenta il genocidio in Palestina si inceppa, ancora una volta, per nostra mano, […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

607 giorni dopo Tarek esce dal carcere

Tarek Dridi uscirà dal carcere di Frosinone il 16 giugno 2026, dopo 1 anno e 8 mesi di detenzione per aver preso parte alla manifestazione in solidarietà con la resistenza palestinese del 5 ottobre 2024.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO NELL’ECONOMIA DI GUERRA

DIRITTO DI SCIOPERO E LOTTE OPERAIE NELL’ECONOMIA DI GUERRA APPELLO PER UN’ASSEMBLEA DI TUTTE LE FORZE SINDACALI, SOCIALI E POLITICHE COMBATTIVE: Riprendiamo da Si Cobas sindacato intercategoriale – lavoratori autorganizzati : La delibera della Commissione di Garanzia dell’11 marzo, che colloca il settore della logistica sotto la Legge 146/1990 sui servizi pubblici essenziali, costituisce un […]

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Libano: la forza della resistenza.

E’ passata una settimana in cui la mediatizzazione dell’escalation in Libano ha assunto contorni sfumati e volutamente incerti: che l’Unione Europea nella figura dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas pallidamente parli di un “possibile allargamento della guerra e di cessate il fuoco nominale”, è solo l’ultima delle questioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Fermato e attaccato il convoglio in Libia della Global Sumud Land Convoy: due italiani arrestati. Libertà per Dina e Domenico!

Un gruppo di dieci attivisti e attiviste di vari paesi, Italia, Argentina, Spagna, Polonia, Uruguay,  Stati Uniti, Tunisia, Portogallo e Grecia, è stato fermato da una milizia libanesi affiliata alle Forze Armate Arabe della Libia (LAAF) e i solidali internazionali sarebbero stati incriminati con l’accusa di immigrazione illegale. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: presidio solidale all’udienza per la sorveglianza speciale

Lunedi 25 maggio una compagna potrebbe essere sottoposta a sorveglianza speciale per essere una delle centinaia di miglia di persone che in questi anni, a Bologna, hanno espresso attivamente solidarietà al popolo e alla resistenza palestinese e per aver difeso gli spazzi pubblici del suo quartiere.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Flottilla: Israele dopo aver torturato gli attivisti e le attiviste li espelle, presidi e conferenze stampa

Rilasciati tutti gli attivisti delle flottiglie detenuti a Ktziot, della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Coalition, nella tarda mattinata di giovedì.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Flotilla sotto attacco! Non lasciamola sola!

I meccanismi al rialzo che determinarono l’esplosione delle piazze autunnali attorno allo slogan “Blocchiamo Tutto” non sembrano essersi innescati, ma rimane fondamentale continuare a supportare la missione della flottilla in queste ore e giorni. Inoltre rimane comunque importante mantenere la continuità e lo sforzo di costruire nuovi momenti di mobilitazione, e costruire le condizioni perché chi oggi con determinazione non abbandona la lotta, sia la scintilla capace di infiammare nuovamente la prateria.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Milano: oltre 5 mila in corteo nazionale Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo

Il 16 maggio si è tenuto a Milano il corteo nazionale “Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo”, in ricordo di quella giornata del 1948 – letteralmente “la catastrofe” – che ha visto più di 700.000 palestinesi cacciati dalla proprie terre per la fondazione dello Stato coloniale e genocida di Israele.