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L’Onu contro Trump sulla Palestina

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Il 6 dicembre Trump dichiarato di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato israeliano. Una forzatura che ha fatto scoppiare scontri in Palestina e risoluzioni di condanna da tutti i paesi arabi.

 

Nelle settimane successive le potenze mondiali hanno avuto diversi momenti diplomatici di presa di posizione. Prima al Consiglio di Sicurezza dell’ONU poi all’Assemblea Generale gli Stati Uniti hanno subito due mozioni di non riconoscimento e condanna delle dichiarazioni di Trump che riconosceva Gerusalemme come capitale di Israele. Questa mozione è stata approvata al Consiglio di Sicurezza da 14 dei 15 membri: il quindicesimo sono gli Stati Uniti che hanno imposto il diritto di veto innalzando ulteriormente la tensione. In seguito a questa votazione la rappresentatne permanente all’ONU degli Stati Uniti, Nikki Haley, ha minacciato di revocare i finanziamenti USA alle nazioni che avrebbero votato contro in Assemblea. Le sue dichiarazioni sono state sostenute da Trump alla vigilia delle votazioni: “lasciamoli votare contro di noi. Risparmieremo molto. Non ci interessa”.
Tre giorni dopo all’Assemblea Generale dell’Onu è stata presentata una mozione molto simile a quella del Consiglio di Sicurezza. Le nazioni faavorevoli alla condanna degli USA sono state 128, contrarie 9, 35 astenute, 21 assenti. A livello diplomatico e politico una grossa rottura tra Casa Bianca e il resto dell’Assemblea. Sul voto all’assemblea delle Nazioni Unite si giocano certo anche gli interessi delle potenze del blocco sunnita nel complicato scacchiere dell’area mediorientale, Turchia in primis, Stato estensore della mozione che ha messo in minoranza Stati Uniti e Israele. Eppure la rivolta in tutta la Palestina ancora una volta non è silenziabile e la provocazione americana non tollerabile. Finché ci saranno palestinesi in lotta Gerusalemme non sarà mai la capitale dell’occupante sionista.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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