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La Generazione Z libererà la Palestina

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Questa nuova generazione ha già dimostrato che non rinuncerà alla lotta finché l’oppressione del popolo palestinese non sarà finita.

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Haythem Guesmi – 28 maggio 2021

Immagine di copertina: Partecipanti a una manifestazione pro-palestinese il 22 maggio 2021 nel Queens borough di New York City [Stephanie Keith / Getty Images]

Questa volta è diverso: la lotta palestinese per l’uguaglianza e la libertà ha raggiunto una fase nuova e radicale.

Di fronte al più recente attacco israeliano ai loro diritti e alle loro vite a Gerusalemme Est e Gaza occupate, i palestinesi non solo hanno dimostrato un coraggio e un’unità senza precedenti, ma hanno anche intrapreso uno sciopero generale epocale, il primo da decenni, con il pieno sostegno di entrambi Fatah e Hamas.

Inoltre, c’è stata un’altrettanto nuova esplosione di solidarietà con i palestinesi nell’arena internazionale.

Sui social media, migliaia di persone da tutto il mondo hanno condannato gli ultimi attacchi di Israele ai palestinesi con hashtag come #SaveSheikhJarrah e #Gazaunderattack. Nonostante i tentativi incessanti di Israele e delle società di social media di metterli a tacere, hanno sensibilizzato sull’occupazione illegale di Israele e sulle sue ripetute violazioni dei diritti umani palestinesi e del diritto internazionale.

Inoltre, per la prima volta, molti membri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, tra cui Rashida Tlaib e Alexandria Ocasio-Cortez, hanno pubblicamente definito Israele uno stato di apartheid. Il senatore Bernie Sanders, nel frattempo, ha presentato una risoluzione per bloccare la vendita di armi da 735 milioni di dollari a Israele in risposta al bombardamento israeliano di Gaza di 11 giorni, che ha ucciso 253 palestinesi, tra cui 66 bambini. Anche un corrispondente di Fox News, fermamente filo-israeliano, Geraldo Rivera, ha condannato in onda la complicità degli Stati Uniti nei crimini di guerra di Israele e ha espresso il suo sostegno alla fine della vendita di armi a Israele.

Personaggi pubblici e celebrità tra cui John Oliver, Bella Hadid, Susan Sarandon, Malala Yousafzai, Paul Pogba, Kyrie Irving e molti altri hanno condannato le pratiche di apartheid israeliane e hanno usato le loro piattaforme per aumentare la consapevolezza sulla lotta palestinese per la giustizia e la pace.

Ed è improbabile che questa esplosione globale di sostegno alla Palestina sia temporanea: come dimostrato dalla crescente influenza dei movimenti per la giustizia sociale come MeToo e Black Lives Matter, i giovani di tutto il mondo sono più che mai desiderosi di confrontarsi le ingiustizie in patria e all’estero. Sono più favorevoli alla lotta palestinese di qualsiasi generazione prima di loro e non hanno paura di denunciare e criticare la propaganda di Israele sulla sua occupazione e su altre azioni disumane e illegali.

Questo, ovviamente, non significa che questa nuova generazione – soprannominata Generazione Z – non stia affrontando alcun ostacolo nei suoi sforzi per mostrare solidarietà ai palestinesi.

Le grandi aziende tecnologiche come Facebook e Google stanno facendo gli straordinari per cancellare le critiche a Israele e al sionismo dalle loro piattaforme. Dall’inizio dell’ultima escalation di violenza nei Territori palestinesi occupati e a Gaza, queste società hanno censurato i post e i video di attivisti, sostenitori e alleati dei palestinesi aventi l’obiettivo di sensibilizzare e condividere informazioni sui crimini di guerra di Israele e sulle violazioni dei diritti umani. YouTube ha persino aggiunto limiti di età al live streaming di Al Jazeera Arabic durante la ininterrotta copertura del conflitto israelo-palestinese. La restrizione è stata rimossa solo dopo diffuse critiche.

Le piattaforme di gioco e i blog popolari tra la Generazione Z, come IGN, Gamespot, Kotaku e Game Informer, hanno tutti pubblicato dichiarazioni di sostegno ai palestinesi, così come link a enti di beneficenza palestinesi dopo l’inizio dell’ultimo bombardamento israeliano di Gaza. Tuttavia, molte di queste società in seguito hanno rimosso queste dichiarazioni e articoli, sollevando la preoccupazione che anch’esse siano sottoposte a pressioni per mettere a tacere qualsiasi critica a Israele.

La censura delle critiche a Israele non si limita ai social media e ai blog. Le principali organizzazioni dei media occidentali stanno ancora coprendo Israele-Palestina con un innegabile pregiudizio pro-Israele e rifiutando di riconoscere l’apartheid, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità di Israele.

Inoltre, nonostante i crescenti appelli alla giustizia sociale in patria e all’estero da parte dei giovani americani, l’attuale amministrazione statunitense non mostra alcun desiderio di cambiare le politiche israeliane di Washington e cessare il suo sostegno ai continui attacchi mortali di Israele contro il popolo palestinese.

Ma la cosa forse più cruciale è che l’attivismo per la giustizia sociale della Generazione Z e il loro sostegno radicale ai diritti umani e ai palestinesi vengono contrastati con una narrativa che cerca di infantilizzarli e patologizzarli.

Nei media, i membri della Generazione Z sono spesso etichettati come individui ansiosi, depressi e mentalmente disturbati che sprecano il loro tempo condividendo video senza senso sulla popolare app TikTok. Di conseguenza, il loro attivismo politico viene ridicolizzato e liquidato come una forma di disforia intellettuale. Questo metodo di delegittimare la resistenza e l’attivismo descrivendolo come irrazionale ed emotivo non è ovviamente una novità: le minoranze razziali, sessuali e politiche soffrono da tempo di tali attacchi.

Nonostante questa miriade di ostacoli, tuttavia, la generazione TikTok ha già innescato una nuova e radicale ondata di solidarietà per i palestinesi e ha portato con successo sotto i riflettori la loro lotta decennale per la giustizia.

Certo, abbiamo già letto rapporti, studi e notizie sul crescente sostegno alla Palestina tra i giovani quando i membri della Generazione Z erano molto più giovani, ma l’attivismo della Generazione Z è diverso da quelli che sono venuti prima di loro.

A differenza dei Millennials, il cui limitato sostegno alla Palestina è spesso rimasto estetico e mai tradotto in azioni concrete, la Generazione Z sta facendo molto di più che emettere vuote dichiarazioni di solidarietà. Stanno organizzando campagne e facendo pressioni su università e altre istituzioni pubbliche affinché agiscano. Non solo stanno affrontando incessantemente la retorica antisemita, ma stanno anche ridicolizzando coloro che diffondono la propaganda israeliana e cercano di disumanizzare i palestinesi. Stanno chiedendo attivamente ai loro governi di smettere di vendere bombe a Israele che sanno saranno usate per uccidere civili palestinesi. Non hanno paura di chiamare Israele per quello che è: uno stato di apartheid coloniale.

Questo cambiamento culturale è arrivato sulla scia dei movimenti BLM e MeToo che hanno evidenziato l’intersezionalità delle questioni di giustizia sociale dal razzismo e la discriminazione di genere all’oppressione coloniale. Ora che i giovani vedono in modo schiacciante la lotta palestinese come una parte cruciale dei loro sforzi per raggiungere giustizia, uguaglianza e libertà per tutti, è logico presumere che le voci a sostegno della Palestina diventeranno più forti e più influenti nei prossimi anni.

L’ultimo assalto di Israele al popolo palestinese  si è concluso con un cessate il fuoco, ma la lotta palestinese è tutt’altro che finita. Eppure oggi, grazie a una nuova generazione che vede nella lotta all’ingiustizia e all’oppressione il proprio dovere e privilegio, sono più fiducioso che mai che la libertà e la giustizia non siano più fuori dalla portata del popolo palestinese.

Le opinioni espresse in questo articolo sono proprie dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione editoriale di Al Jazeera.

Haythem Guesmi è un accademico e scrittore tunisino.

Trad: Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali” –Invictapalestina.org

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