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Prigionieri politici baschi per la risoluzione del conflitto

In maniera inedita, oltre ai due fogli scritti, il messaggio che l’EPPK ha reso pubblico è stato accompagnato anche da una versione video in cui è stata inserito l’audio di una dei sei portavoce del collettivo. Nello specifico, attraverso questa dichiarazione, i prigionieri politici baschi annunciano l’assunzione totale di responsabilità riguardo alle conseguenze delle azioni compiute, mostrando la volontà di procedere individualmente nell’analisi di tali responsabilità all’interno di un processo concordato che riunisca condizioni e garanzie sufficienti.

Per concretizzare le intenzioni mostrate tramite l’ultimo comunicato, il collettivo ha annunciato l’inizio di un dialogo con il Foro Sociale e altri attori politici baschi per cercare accordi e formule di risoluzione della questione dei prigionieri. In questa stessa direzione si fa appello alla cittadinanza, alle istituzioni, così come agli esponenti politici e di partito per cercare un ampio consenso che possa rendere possibile il loro ritorno a casa all’interno di un processo integrale che non vada a questionare sul carattere dei detenuti né della dignità politica che hanno. Mentre, per non smentirsi, il Partito Popolare si dice soddisfatto e vuole far credere di avere perennemente il coltello dalla parte del manico, il presidente della comunità autonoma basca ha chiesto un incontro con Rajoy, attuale presidente dello Stato spagnolo, per discutere sulla situazione dei prigionieri politici e del “Piano di Pace” elaborato dal suo gabinetto.

Al di là delle molte dichiarazioni che stanno uscendo in questi giorni, la questione dei prigionieri politici rimane un nodo fondamentale da risolvere verso una risoluzione del conflitto. Con il concludersi del dibattito interno ai prigionieri e alle prigioniere politiche, la dichiarazione di questi giorni non può fare altro che andare verso una direzione già prevista per certi versi. Risolvere la questione dei prigionieri significa oltremodo andare a porre in discussione la politica penitenziaria, e ancora una volta, il pugno duro del Partito Popolare si dimostra nelle parole del segretario generale che annuncia che nessun passo verrà fatto in tal senso fino a quando l’ETA non si scioglierà ufficialmente e non consegnerà le armi. Insomma, la solita canzoncina che, senza stupore, dimostra chi non vuole una risoluzione del conflitto; ma a fare la differenza, questa volta, i molti agenti politici e sociali implicati e un processo inarrestabile seppur unilaterale.

Il video del collettivo dei prigionieri e prigioniere politiche basche:

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