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Primo Maggio di lotta in Turchia: scontri e decine di arresti

Decine, centinaia di migliaia di persone hanno sfidato l’autoritarismo dell’AKP e delle forze repressive al soldo del Governo nelle principali città turche.

A poco o nulla sono serviti i proclami minacciosi del Prefetto di Istanbul prima e dei portavoce di Erdogan poi, nè i tentativi in questa città di isolare in tutti i modi la parte europea della metropoli da quella anatolica: una voluta interruzione di collegamenti anche fondamentali che la dice lunga sulll’avventatezza e l’irresponsabilità politica di cui si sta facendo protagonista un Governo imbarazzante e corrotto.

Su richiamo e propulsione delle forze sindacali operaie, DISK in primis, e altre organizzazioni extra-parlamentari di sinistra e antagoniste, il tentativo di raggiungere Piazza Taksim circondata da oltre 20mila (almeno) truppe di sgherri si è sin dalle prime luci del mattino tramutato in un fronteggiamento a tutto campo tra militanti di varia estrazione, cittadini e celere e reparti mobili dall’altra parte.

Scontri, caroselli, barricate, lacrimogeni ad altezza d’uomo, spari, decine di arresti (i numeri cambiano da fonte a fonte) fanno da corollario ad una giornata di lotta senza quartiere e non mediata nè mediabile. Spicca in questo contesto la miseria delle cronache delle principali testate turche, appiattite sull’esigenza governativa di nascondere la realtà sotto una cortina di menzogne e finta indifferenza..

Di grande intensità gli scontri nei pressi del sindacato Disk, ma la lotta è continuata senza interruzione fino a notte in molti quartieri,con i Toma dati alle fiamme in disparate zone della città, da Besiktas a Okmeydani. Si è particolarmente inasprita la repressione nei confronti dei reporter e giornalisti freelance; sono accertati ad ora svariati fermi, molti feriti, di cui uno ricoverato in stato di emergenza per essere stato colpito alla testa.

Ad Ankara situazione non meno tesa: nonostante un corteo che non pareva apportare dati di conflittualità particolarmente alti, la celere si è prodigata nel voler comunque disperdere la folla e inseguire i manifestanti..

Un approccio autoritario che non sta facendo altro che aumentare la rabbia popolare, soprattutto di quelle fasce sociali che si vedono sempre più escluse ed emarginate dai processi di gentrificazione e ghettizzazione nelle principali città.

Ad un anno (quasi) dall’anniversario della rivolta di Gezi Parki, la situazione – dopo il divieto di poter manifestare a Taksim,un divieto che racchiude per la storia moderna turca un potenziale simbolico di “muro contro muro” inequivocabile – è forse ancor più tesa e non vede soluzioni mediabili tra fazioni politiche.

[Multimedia] 1 Mayıs İstanbul from Agence Le Journal on Vimeo.

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