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Santiago del Cile: i mapuche tornano in piazza

Verso la fine della manifestazione si sono verificati scontri tra i manifestanti e la polizia, la quale ha usato lacrimogeni e l’idrante per disperdere la folla. Gli attivisti hanno iniziato a costruire barricate con le transenne e lanciare oggetti e petardi per resistere agli accaniti getti d’acqua.

Proprio questo mercoledì, 300 agenti hanno fatto irruzione nella comunità di Temucuicui, composta da 180 persone. L’operazione, svolta con inaudita violenza, in quanto gli agenti hanno picchiato senza motivo alcuni contadini, umiliato con insulti razziali, ucciso il bestiame, calpestato il raccolto e distrutto diverse case, era volta a sgomberare quelle terre disputate tra la comunità e un’impresa straniera di agricoltura. Durante il raid gli agenti hanno arrestato altri 8 mapuche, che andranno ad aumentare il già altissimo numero di detenuti politici indigeni.

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La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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