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Studenti ungheresi in strada contro l’ austerity e l’ aumento delle tasse!

Il Primo Ministro Viktor Orbán’s ha da tempo  ribadito pubblicamente la volontà di tagliare ulteriormente i fondi alle università, in maniera tale che queste si ritrovino a dover garantire i servizi e la qualità dell’insegnamento minimi incrementando le rette a tutti gli studenti. Lo stesso governo Orbán è quello che sta introducendo in maniera spudorata tipologie contrattuali di lavoro apposite per chi finisce la propria carriera universitaria, che prevedono  che gli studenti debbano accettare giocoforza di lavorare in Ungheria per numerosi anni nonché sottopagati.

La politica di attacco diretto agli studenti universitari inaugurata dal governo da un anno a questa parte pare essere confermata anche per  tutto il 2013;  è già data per certa la voce secondo cui usufruiranno di finanziamenti statali solo 10 mila studenti, due terzi meno che quest’anno, mentre per accelerare l’inserimento di giovani ungheresi nell’ Università-azienda è stata introdotto il pagamento rateizzato a partire sempre dal 2013.

Gli studenti ieri si sono dati il primo appuntamento di piazza contro le politiche governative, al grido di “l’Università è nostra” e “Università gratuita”, chiedendo peraltro le dimissioni del ministro dell’educazione Rozsa Hoffmann. Non ci sono stati incidenti, e la polizia ungherese ha preferito evitare che potesse scoppiare un caso nazionale , permettendo il blocco selvaggio dei ponti del Danubio per diverse ore.

La strategia volta a elitizzare l’educazione superiore, in tendenza con quanto accade in molti paesi del continente europeo, per i manifestanti è considerata talmente deleteria da trasformare l’istituzione universitaria in una fabbrica che non potrà che sfornare “ricchi idioti”. Altre proteste, non solo nella capitale, sono annunciate per il 12 Dicembre.

Di fronte a tutto ciò, il Governo, raramente sottoposto ad attacchi diretti e dal basso in un paese fortemente caratterizzato da rigurgiti nazionalisti alimentati da una avversione diffusa verso le politiche di convergenza europea, non ha saputo minimizzare, ribadendo da una parte alle emittenti televisive che non vi è nessuna problematica legata all’istruzione universitaria, ma dall’altra cercando subito di calmierare la situazione attraverso delle comunicazioni ai principali Atenei del Paese dove ci si raccomanda di non esacerbare gli animi di fronte a riforme volte a migliorare e andare incontro alle esigenze degli studenti; lettere aperte col medesimo contenuto sono state inviate anche ai rappresentanti dei principali sindacati studenteschi nazionali, nel voler assorbire una protesta che pare essersi svincolata anche dai tentativi di  concertazione degli apparati burocratici studenteschi, che si limitarono a proporre un referendum nel 2008 contro l’applicazione in salsa ungherese del Bologna Process.

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pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

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