InfoAut
Immagine di copertina per il post

Terrore di guerra a Diyarbakir

«Quando sento gli spari, le bombe, penso ogni secondo che di nuovo una madre perde suo figlio» dice Zarife Özbekli, mentre ci troviamo nell’ufficio dell’organizzazione per gli aiuti umanitari Rojava Dernek. Il fuoco dei fucili è vicino, a meno di 500 metri si combatte. Centinaia, se non migliaia di soldati, poliziotti e appartenenti a dubbiose unità speciali, hanno completamente chiuso ampie parti di Sur, centro storico della più grande città curda della Turchia, Diyarbakir (in curdo Amed).
Le unità operative combattono in modo accanito e senza remore i militanti curdi che vi si sono asserragliati. Non passa giorno senza notizie di civili uccisi, spesso giovani, a volte bambini. Zarife Özbekli sa com’è perdere qualcuno che si ama. Suo figlio è caduto nella difesa di Kobane. Ora è qui per appoggiare coloro che sono rimasti senza niente a causa della guerra che il governo turco conduce contro il movimento curdo per l’autonomia. «Al momento dobbiamo documentare dove hanno trovato rifugio le famiglie e quali sono le necessità».

È un compito quasi impossibile da svolgere. Perché come qui a Sur, a Sirnak, Silopi, Cizre, decine di migliaia sono in fuga dalla violenza dello stato. «Distribuiamo pacchi alimentari che contengono alimenti di base. E andiamo nelle case nelle quali si sono rifugiate le persone e chiediamo loro di cosa hanno bisogno. Poi cerchiamo di procurarglielo» racconta Özbekli.
Sur, l’area di Diyarbakir, nella quale sono in corso i combattimenti, si compone a sua volta di quattro quartieri: Hasirli, Fatihpasa, Iskenderpasa e Lalebey. I primi due sono completamente chiusi, qui si concentrano gli scontri. A Iskenderpasa e Lalebey hanno trovato rifugio molti degli sfollati. Hanno dovuto lasciare le loro case, alcuni hanno trovato alloggio provvisorio presso parenti, altri sperano nelle organizzazioni umanitarie curde. Numerose famiglie che vivono a Sur, non sono in fuga per la prima volta. Quando negli anni ’90 la guerra tra Ankara e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) si è inasprita, si è svolta soprattutto nei villaggi. Da lì i civili sono fuggiti nelle città, Sur era uno dei punti di arrivo centrali.
«Mio marito è un lavoratore edile, ora non ha più lavoro» racconta una giovane donna che per paura della repressione non vuole dire il suo nome. A Hasirli pagava 250 Lire di affitto, ora sono 400. I sei bambini della famiglia non possono andare a scuola, manca tutto. Anche nella sua nuova casa non si sente sicura. «La guerra è arrivata anche qui» dice. A pochi metri di distanza alcuni giorni fa è morto Melek Alpaydin: mentre la 45enne preparava la colazione, una granata ha colpito la sua cucina.
Se ci si sposta in direzione della zona sinistrata, al più tardi nella centrale Via Gazi che divide la zona ancora percorribile da quella chiusa, si vede quale brutale macchinario di guerra viene impiegato lì. Ogni 20 metri si passa accanto a ripari improvvisati con sacchetti di sabbia nei quali prestano servizio poliziotti e soldati pesantemente armati. Per strada ci sono carri armati, accanto unità speciali camuffate. Sbarre dietro alle quali iniziano fortificazioni, chiudono le vie laterali che portano nell’area di Sur dove giovani curdi oppongono resistenza armata.
Nelle zone dei combattimenti la situazione umanitaria è ancora più precaria. Gli abitanti possono entrare e uscire da un unico ingresso dopo un’approfondita perquisizione – ogni tanto, a seconda di quello che di volta in volta decidono le forze di sicurezza. «Non lasciano passare alcun tipo di aiuti nelle zone sotto coprifuoco. Niente, nemmeno il pane. E hanno distrutto la rete idrica ed elettrica». È una politica di punizione collettiva di quelli che non vogliono lasciare il loro quartiere. Lo stato usa come armi la fame e la sete.
Il pericolo costante di essere uccisi lascia tracce. Molti bambini hanno problemi psichici, dice Giyassettin Sehir del Centro Culturale Dicle-Firat a Sur-Iskenderpasa. «Cerchiamo di distrarre i bambini traumatizzati con musica e teatro, di normalizzare la loro vita». Ma non tutti hanno accesso a questa possibilità. «Nelle zone sinistrate anche noi non possiamo entrare. I bambini che vivono lì, non li raggiungiamo». A questo si aggiunge che fuori dalle zone chiuse il pericolo è onnipresente. «Una garanzia di vita qui non c’è più da nessuna parte». La situazione può cambiare solo in due direzioni, dice Sehir. O ci sarà una pace vera, o i combattimenti diventeranno una vera guerra civile. Lo stato, questo a Sur si percepisce in ogni secondo, si è preparato per questa seconda possibilità.

 di Peter Schaber, Diyarbakir

Fonte: https://www.jungewelt.de/2016/01-20/012.php
da uikionlus.com

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

diyarbakirkobanekurdistanRojava Dernekturchia

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Milano: oltre 5 mila in corteo nazionale Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo

Il 16 maggio si è tenuto a Milano il corteo nazionale “Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo”, in ricordo di quella giornata del 1948 – letteralmente “la catastrofe” – che ha visto più di 700.000 palestinesi cacciati dalla proprie terre per la fondazione dello Stato coloniale e genocida di Israele.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kyriakos X é salpata verso Gaza

Con il nome dell’anarchico internazionalista Kyriakos Xymitiris, “Kyriakos X”, naviga con Freedom Flotilla Coalition per rompere il blocco genocida che lo stato sionista impone su Gaza da decenni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La  Valsesia e i “nuovi insediamenti” israeliani

Nessuno sembra chiedersi cosa significhi politicamente e simbolicamente che una delle prime comunità straniere a “rilanciare” una zona montana italiana sia composta da cittadini di uno Stato che in questo momento sta perpetrando un genocidio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese

Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dalla Nakba a Gaza, i palestinesi continuano a portare con sé le chiavi delle case che sono stati costretti ad abbandonare

I palestinesi di Gaza portano con sé le chiavi delle loro case distrutte da Israele, un legame tra la guerra genocida e gli sfollamenti odierni e l’eredità ancora viva della Nakba

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Hondurasgate: i tentacoli d’Israele e Stati Uniti sull’America latina

Con il giornalista Giorgio Trucchi, collaboratore per Pagine Esteri dal Centro America, abbiamo analizzato il contenuto dei 37 audio pubblicati da Hondurasgate che svelano la trama ordita da USA, Israele ed Argentina per fare dell’Honduras un polo strategico per mettere le mani sull’America Latina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Oggi salpiamo verso Gaza

Siamo consapevoli dei rischi, ma i rischi derivanti dall’inizio e sono maggiori.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Xi Jinping – Trump : Iran, commercio ed economia globale sul piatto della tre giorni a Pechino del presidente Usa

Seconda visita di Trump – dopo quella del 2017 – a Pechino per un faccia a faccia con Xj Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

MILANO 22 SETTEMBRE C’ERAVAMO TUTTI E TUTTE

Questa mattina la DIGOS ha notificato altre 20 ordinanze per i fatti del 22 Settembre: dieci misure cautelari, sette arresti domiciliari, tre obblighi di dimora. Portando avanti un’azione repressiva che colpisce realtà politiche e singoli. Una giornata che fu senza ombra di dubbio, uno dei punti di picco all’interno delle mobilitazioni dell’autunno scorso nell’ambito delle […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Palestina: aggiornamenti dalla Global Sumud Flottilla in viaggio verso la Turchia

La ripartenza dall’isola greca arriva dopo l’assalto subito da parte dell’esercito israeliano che nella notte tra il 29 e il 30 aprile scorsi ha danneggiato più di una ventina di imbarcazioni e arrestato alcuni degli attivisti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Flottilla di nuovo in viaggio!

Come annunciato più volte la flottilla non si arrende!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Rojava: in partenza anche dall’Italia la “Carovana dei popoli per difendere l’umanità”

In partenza ieri, sabato 24 gennaio 2026, anche dall’Italia la “Carovana dei popoli per difendere l’umanità”, direzione: Rojava, Siria del nord-est.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La rivoluzione in Rojava è sotto attacco! Chiamata internazionalista per raggiungere il Nord-Est della Siria

“Questa è una guerra che ci è stata imposta. O una vita degna oppure un martirio onorevole”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

SIRIA. Aleppo, i miliziani legati alla Turchia sparano sui quartieri curdi

Le sparatorie cominciate il 22 dicembre, proseguite durante la notte, hanno ucciso due persone e ferito almeno 15 civili secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Anche con l’avvenuto scioglimento del Pkk, la fine del conflitto curdo-turco appare lontana

Nonostante il PKK si sia auto-dissolto con il XII Congresso, da parte di Ankara non si assiste a comportamenti speculari.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Pkk annunciato lo scioglimento della struttura organizzativa e la fine della lotta armata

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il Pkk, ha annunciato di avere tenuto a inizio maggio il 12/mo congresso, che ha deciso di sciogliere la struttura organizzativa e porre fine alla lotta armata.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Collaborazione tra industrie delle armi italiane e turche: lunedì mobilitazione a Torino contro il “Forum Turchia”

Lunedì 12 maggio a Torino si terrà il forum “Turchia: un hub verso il futuro”, promosso dalla Camera di Commercio con l’obiettivo dichiarato di “rafforzare la cooperazione economica” tra Italia e Turchia nei settori dell’aerospazio, dell’automotive e della digitalizzazione.