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Tunisia: sciopero dei trasporti a sorpresa; scontri nella capitale

Lo sciopero, proclamato ad oltranza dai lavoratori fino alla liberazione del collega, ha raggiunto l’obiettivo, ottenendo la scarcerazione dell’uomo nel pomeriggio di ieri.

Alcuni gruppi salafiti hanno invece deciso di osteggiare lo sciopero non annunciato (che già il Ministero dei Trasporti aveva bollato come ‘illegale’) e hanno cercato di attaccare la sede del sindacato Ugtt che invece appoggiava la protesta, causando l’intervento della forze dell’ordine che hanno cercato di impedire lo scontro tra le due parti.

Nel frattempo, però, la fiammata di rabbia si era velocemente estesa dal settore dei trasporti al resto della popolazione, che nelle ultime settimane è scesa più volte in piazza contro le politiche del governo e contro la situazione di povertà e disoccupazione che continua ad affliggere buona parte del paese.

Ne sono nati violenti scontri con la polizia che sono proseguiti per diverse ore in diversi quartieri di Tunisi, sfidando anche gli orari del coprifuoco.

La situazione è poi tornata alla normalità ma il clima di tensione nel paese permane e nuovi scioperi sono previsti per le prossime settimane.

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Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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