InfoAut
Immagine di copertina per il post

Con l’approvazione del Mountain Valley Pipeline, Biden preferisce i profitti dei combustibili fossili al pianeta

In un’altra mossa che contraddice le promesse di azione sul clima fatte in campagna elettorale, l’amministrazione Biden ha recentemente concesso l’approvazione di un gasdotto di 303 miglia nel cuore dell’Appalachia, nonostante il clima si stia rapidamente destabilizzando.

da Liberation News

La scorsa settimana, il Mountain Valley Pipeline, del valore di 6,6 miliardi di dollari, ha ricevuto dal Servizio Forestale degli Stati Uniti il permesso di far passare 3,5 miglia di gasdotto attraverso la Jefferson National Forest in Virginia e West Virginia, eliminando un importante ostacolo legale allo sviluppo del progetto. Nonostante la diffusa opposizione degli esperti di clima e delle organizzazioni ambientaliste, Equitrans Midstream – la società che costruisce il gasdotto – ha dichiarato che il progetto dovrebbe entrare in funzione nella seconda metà del 2023.

Il gas naturale viene definito dalla Energy Information Administration degli Stati Uniti una “fonte energetica efficiente, relativamente pulita ed economica”. Il gas naturale è costituito principalmente da metano, un potente gas a effetto serra e il principale responsabile della formazione dell’ozono troposferico, a sua volta un pericoloso inquinante atmosferico e un gas a effetto serra. Le emissioni di metano sono responsabili di circa il 30% dell’aumento delle temperature globali dall’inizio dell’era industriale e stanno proliferando a un ritmo mai visto prima. Ogni anno, enormi quantità di metano si riversano nell’atmosfera durante l’estrazione, lo stoccaggio, la distribuzione e la lavorazione del gas naturale. Secondo le stime dell’EPA, nel 2020 “le emissioni di metano provenienti dai sistemi di gas naturale e petrolio e dai pozzi abbandonati di petrolio e gas naturale sono state la fonte di circa il 33% delle emissioni totali di metano degli Stati Uniti” e nel 2021 “le emissioni di CO2 degli Stati Uniti derivanti dalla combustione di gas naturale a scopo energetico hanno rappresentato circa il 34% delle emissioni totali di CO2 degli Stati Uniti legate all’energia”.

Non solo il pianeta è minacciato dalle condizioni atmosferiche create dall’estrazione e dalla produzione di gas naturale, ma anche gli ecosistemi locali, la fauna selvatica, l’aria e l’acqua, le comunità e le famiglie sono messi in pericolo dalle pratiche distruttive che accompagnano lo sviluppo del capitale fossile. In particolare, i terreni devono essere dissodati e livellati per la perforazione dei pozzi. La perforazione dei pozzi crea inquinamento atmosferico e disturba le persone, la fauna selvatica e i sistemi idrici nelle vicinanze. Il Mountain Valley Pipeline richiederà una servitù permanente di 50 piedi (circa quindici metri), il che significa che una striscia di terra lunga 300 miglia (più di 480 km) sarà scavata nei Monti Appalachi, alterando in modo permanente le foreste, i corsi d’acqua e gli habitat di migliaia di specie autoctone.

Il Presidente Biden ha fatto una campagna elettorale sostenendo la necessità di combattere aggressivamente il cambiamento climatico in patria e all’estero. A tre anni dall’inizio della sua amministrazione, è difficile immaginare un approccio più “business as usual” nei confronti delle industrie dei combustibili fossili e dei pericoli catastrofici che esse rappresentano per le comunità operaie degli Stati Uniti e del mondo. In effetti, il Bureau of Land Management sotto il presidente Biden ha approvato più permessi di trivellazione per petrolio e gas di quanti ne abbia approvati l’amministrazione Trump nello stesso periodo di tempo. Tra l’ottobre 2021 e l’ottobre 2022, il BLM (Bureau of Land Management) ha approvato il 90% di tutte le richieste di permessi che consentono alle società di combustibili fossili di trivellare. L’anno scorso, l’amministrazione Biden ha eliminato la burocrazia per completare la vendita di oltre 80 milioni di acri nel Golfo del Messico per la trivellazione di petrolio e gas, la più grande vendita di questo tipo nella storia.

All’inizio di quest’anno l’amministrazione Biden ha approvato un’altra proposta per la costruzione e il funzionamento di Willow, un enorme progetto di trivellazione petrolifera sul North Slope dell’Alaska. Willow dovrebbe fornire circa 600 milioni di barili di petrolio nei suoi 30 anni di attività, ma l’impatto ambientale sostenuto nella costruzione di questa infrastruttura estrattiva e nella combustione del petrolio prodotto potrebbe essere irreversibile. All’inizio, si prevede che il progetto Willow scaccerà specie vulnerabili e inquinerà l’aria e l’acqua locali, sconvolgerà le pratiche di sussistenza e le comunità native e genererà circa 280 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra in un’area già soggetta a un rapido aumento delle temperature medie e ad altri effetti dell’accelerazione del cambiamento climatico.

Le principali politiche dell’amministrazione Biden, come la legge sulle infrastrutture del 2021 e la legge sulla riduzione dell’inflazione, nonché la norma recentemente proposta dall’EPA sulle emissioni delle centrali elettriche, stanziano miliardi di dollari per una tecnologia apparentemente promettente chiamata “cattura del carbonio“. Questi fondi verrebbero assegnati attraverso crediti d’imposta per tonnellata concessi alle aziende per il carbonio che avrebbero catturato. Miliardi di dollari vengono sovvenzionati dal governo per far progredire questa tecnologia. Sfortunatamente e senza sorpresa, la tecnologia non è mai stata utilizzata in alcun impianto o in alcuna misura per catturare efficacemente il carbonio, e non è chiaro quanto inquinamento venga effettivamente catturato dalle aziende che ricevono i fondi.

L’agenda miope di Biden sul clima non è affatto un’agenda. È un’ovvia elargizione ai lobbisti e ai dirigenti dell’industria del petrolio e del gas con il pretesto della sicurezza energetica nazionale e della creazione di posti di lavoro, favorita dai media capitalisti e dalla loro narrazione di greenwashing.

L’amministrazione e i sostenitori della continua dipendenza dai combustibili fossili ne proclamano la necessità per creare una maggiore sicurezza energetica nazionale. Un sistema di energia rinnovabile sarebbe in realtà il sistema energetico più sicuro, ma per varie ragioni – l’industria dei combustibili fossili, altamente redditizia e potente, e l’incapacità dell’esercito americano di funzionare senza di essa – l’imperialismo statunitense riconosce i combustibili fossili come cruciali per mantenere il dominio globale.

Un altro argomento a favore del mantenimento della produzione di combustibili fossili è la creazione di posti di lavoro, insieme agli investimenti nelle infrastrutture e nelle comunità che spesso ne derivano. In un sistema capitalistico, i posti di lavoro vengono creati a seconda dei capricci del mercato. Le società energetiche decidono di costruire siti di trivellazione e oleodotti in base a ciò che è più redditizio per loro, e gli investimenti a breve termine nelle economie locali che derivano da questi progetti sono effimeri. I profitti generati dalla pianificazione della salute e della longevità delle generazioni future sono scarsi, ed è per questo che non sono una preoccupazione per i proprietari delle grandi imprese. I politici democratici e repubblicani sono più interessati a riempire le tasche dei donatori di Wall Street che ad agire per salvaguardare la nostra futura esistenza su questo pianeta. Non è questa la priorità nel sistema del capitalismo a scopo di lucro.

In realtà, la transizione verso la sostenibilità ecologica creerebbe milioni di posti di lavoro. I lavoratori dell’industria dei combustibili fossili potrebbero essere rapidamente riqualificati per costruire e far funzionare le infrastrutture per l’energia rinnovabile, e si potrebbe costruire un sistema di trasporto di massa e di alta velocità a emissioni zero e utilizzarlo per trasportare i lavoratori e collegare le comunità in tutto il Paese. Tutto questo potrebbe essere facilmente realizzato se il requisito del profitto non fosse d’intralcio. In una società socialista, i lavoratori potrebbero essere impiegati nel lavoro di ripristino ecologico necessario per aiutare a riequilibrare il nostro clima e a fornire i bisogni primari dell’umanità. Come lavoratori, dobbiamo essere disposti a lottare per una società migliore e a promuovere un legame più equilibrato con il nostro pianeta attraverso il socialismo.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

BIDENFOSSILEgasdottoMETANOUsa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

No Tav: estate di mobilitazione in Val Susa, dal campeggio di lotta all’Alta Felicità

Sarà un’estate di mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa con una serie di appuntamenti che accompagneranno le prossime settimane. Si parte dal 17 al 19 luglio con il tradizionale Campeggio di lotta a Venaus, tre giorni di iniziative, dibattiti e momenti di presidio nei luoghi simbolo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Tre giorni in Basilicata a Luglio su energia, territori e resistenze

Riceviamo e pubblichiamo un invito a partecipare a tre giorni in Basilicata a Luglio: “Spinoso Piazza di Energia Civica: Petrolio, Salute, Democrazia”

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La “giusta misura” della propaganda di la Repubblica per Telt

Confessiamo una certa invidia. Non capita tutti i giorni di vedere un reportage trasformarsi, senza quasi che il lettore se ne accorga, in un opuscolo promozionale.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Crisi climatica: il peso del consumo di suolo e il costo umano delle isole di calore. Intervista a Paolo Pileri

Ancora caldo estremo in Europa, soprattutto in Spagna, alle prese oggi con temperature fino a 44 gradi tra Aragona, Catalogna e Valencia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Sull’ennesimo rogo nell’area industriale di Lamezia

L’ennesimo rogo che colpisce l’area industriale di Lamezia non è un incidente da archiviare come una tragica fatalità.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

27 giugno e 3 luglio 2011: 15 anni di lotta e di resistenza

Ci sono date che non appartengono al passato. Date che, ogni anno, tornano a ricordarci non soltanto ciò che è accaduto, ma ciò che siamo ancora chiamati a fare. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 sono due di queste.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Zero certezze, 2045 dubbi

La Torino-Lione viene ancora raccontata come un’opera inevitabile, già finanziata e strategica per l’Europa. Ma a guardare ciò che sta emergendo nei tavoli istituzionali, nei documenti tecnici e nelle prese di posizione degli enti locali, il quadro è l’opposto: aumentano le incertezze, si moltiplicano i rinvii e soprattutto non esiste ancora una risposta chiara alla domanda fondamentale su chi dovrebbe pagare l’intero progetto.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav

Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

A Taranto i Sud si organizzano: crisi socio-ecologica, zone di sacrificio e orizzonti di liberazione

L’assemblea pubblica si terrà il 20 GIUGNO dalle ore 14 alle ore 19 a Taranto, ripubblichiamo di seguito l’indizione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Incubo di una notte di mezza estate. La pantomima Trump-Meloni e l’irresolubilità della subordinazione europea.

Negli ultimi giorni l’attenzione mediatica è tornata a concentrarsi sui dissapori tra Giorgia Meloni e Donald Trump. A quanto riporta lo stesso Trump, durante il summit G7 ad Evian Giorgia lo avrebbe “disperatamente implorato di fare una foto con lei”: secondo Trump, questa mossa sarebbe dipesa dalla popolarità “in calo” della premier italiana, che per risollevarla avrebbe cercato di trasmettere un segnale di unità e alleanza con il governo americano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran-Usa: tra guerra aperta e congelamento del conflitto.

Il memorandum d’intesa siglato tra Usa e Iran, cristallizza su carta in 14 punti la complessità dell’evoluzione della guerra imperialista americana e israeliana. Va innanzitutto segnalata la vaghezza dell’accordo firmato. Tutti i punti sono più che altro una scaletta di lavoro per i negoziati che si dovrebbero tenere nei prossimi 60 giorni. Cessate il fuoco su tutti i fronti, soprattutto in Libano, scongelamento delle sanzioni e ipotetiche riparazioni di guerra americane, vago impegno iraniano a non sviluppare un’arma nucleare e infine sblocco di Hormuz, non si sa in che forme. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Il pantano ucraino e il consenso alla guerra in Europa

Mentre i vertici UE, sostenuti da una forte scorta mediatica, tentano di mantenere in vita la narrazione della Russia come pericolo bellico imminente per l’Europa, i Volenterosi continuano a promettere armi e finanziamenti al regime guidato da Zelensky verso la quale la solidarietà popolare europea viene sempre meno.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stallo e guadagno: nuovi attacchi israeliani in Libano e un cessate il fuoco a rischio 

Come ormai è noto nella strategia – se così si vuol chiamare – di Trump mentre vengono intavolati incontri negoziali si aumenta la tensione sul campo. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Trump a Pechino da Xi Jinping

MercoledìTrump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale. Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno concordato dal punto di vista commerciale.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Opec (-) 1

In uno dei momenti più delicati dall’inizio dell’aggressione imperialista all’Iran, cominciano a sorgere delle fratture in seno alla principale alleanza politico-strategica ed economica del Medio Oriente.