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Dalla grande opera alla grande manganellata: il prefetto Palomba a capo dell’osservatorio sul TAV

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Apprendiamo dai giornali che il prefetto di Torino Claudio Palomba riempirà la poltrona vacante alla presidenza dell’Osservatorio della Torino – Lione. Sembra paradossale ma è proprio così, l’uomo che ha contribuito nel tempo a militarizzare la Val Clarea con ordinanze prefettizie firmate senza colpo ferire ad ogni richiesta della Questura adesso dovrà gestire i 98 milioni di “compensazioni” inerenti la grande opera.
Palomba sarebbe stato scelto come nomina tecnica, in virtù della sua “professionalità e competenza al ruolo rivestito”. Detto in altre parole: per via della sua ginnastica di obbedienza nei confronti del sistema TAV e di chi porta avanti ad ogni costo la grande opera inutile nonostante le considerazioni della Corte dei Conti Europea, del Rapporto Crozet e dell’analisi costi – benefici.

Foietta, ex presidente dell’Osservatorio e manovratore delle lobbies SI TAV, plaude la nomina con una dichiarazione che appare proprio come una minaccia nei confronti degli amministratori e dei cittadini che si oppongono alla devastazione della valle: “voglio vedere chi avrà il coraggio di opporsi al prefetto, di dire no”. Il tutto si svolge, insomma, nel pieno stile mafioso che caratterizza ormai la trattativa tra lo stato e le comunità locali della val di susa: prima passo decenni a tagliare la manutenzione del territorio e i servizi essenziali, poi ne ripristino una parte in cambio dell’assenso alla grande opera. Un’offerta che non si può rifiutare…

Come abbiamo denunciato più volte quando si parla di TAV le porte girevoli tra politica, imprenditoria e amministrazione viaggiano ad Alta Velocità. Come non ricordare l’esempio di Rinaudo, magistrato che per anni si è speso nella persecuzione dei No Tav e che oggi, in pensione, non si capisce dall’alto di quale competenza, è tra i coordinatori dell’Unità di Crisi del Piemonte che dovrebbe far fronte alla pandemia (abbiamo visto con che risultati).

Con il prefetto a capo dell’Osservatorio tutto è più chiaro e finalmente cade anche quel minimo velo democratico dietro al quale si copriva quest’organismo, che dopo essere stato la rampa di lancio per personaggi di dubbio gusto, è poi diventato un club per pochi eletti (solo i sindaci favorevoli all’opera), in seguito si è trasformato in una una sorta di bocciofila per politici in pensione (come Foietta) ed ora diventato una sorta di tavolo per l’ordine e la sicurezza.

Dalla grande opera alla grande manganellata il passo in Val di Susa è stato da subito brevissimo ma sappiamo che si può sempre fare meglio. Il prossima commissario del TAV chi sarà? Direttamente il questore?

Da notav.info

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