InfoAut
Immagine di copertina per il post

Francia: uno sguardo indietro a quattro giorni di azione contro il cemento

L’incontro lanciato qualche settimana fa da decine di organizzazioni e lotte locali ha dato vita a una mobilitazione senza precedenti contro Lafarge e l’industria del calcestruzzo, non solo in Francia ma anche in Svizzera e in Belgio. Una sintesi, una panoramica e un video.

da Contre Attaque

Da Tolosa a Bruxelles, da Corseul a Val-de-Reuil, passando per Saint Barthélémy d’Anjou, Sainte-Cécile o Héricourt, in gruppi o in comitive, decine o migliaia di persone sono sbarcate proprio nel mezzo delle centrali, dei siti e delle cave i cui profitti dipendono dal perpetuarsi della devastazione ambientale. Ognuno dei punti della mappa che elenca queste azioni testimonia la creatività e la solidarietà del fronte contro Lafarge e l’artificializzazione del territorio.

A Forez, Strasburgo, Belfort, Le Teil, Parigi e Anjou, folle di persone di tutte le età si sono radunate davanti ai cancelli, bloccandoli con grandi pietre e muri di terra e paglia, o salendo a “spuntare” i silos. A Lione, sono riusciti a mobilitare ancora una volta quasi 2.000 persone, per fare irruzione nel cantiere di un futuro impianto di bitume destinato ai lavori autostradali e disarmarlo prima di annunciare la nascita di un collettivo di agricoltori contro gli impianti di bitume!

A Val-de-Reuil, nel dipartimento dell’Eure, al centro di un’altra battaglia contro il progetto autostradale, 150 picchi pileati e tritoni crestati in tuta da lavoro sono entrati a sorpresa in un impianto di calcestruzzo della Lafarge e lo hanno bloccato in 10 minuti con alcuni getti ben mirati in tubi e condotti e con alcuni schiamazzi d’ufficio prima di un’operazione di dispersione della polizia. I manifestanti si sono rifugiati nella foresta di Bord, mentre la polizia antiterrorismo è stata inviata sul posto in una nuova operazione di demonizzazione degli attivisti ambientalisti e in alcune mendaci manifestazioni del prefetto locale su un immaginario rapimento.

Nel frattempo, decine di persone, indossando maschere di animali, hanno abbattuto la facciata di un sito Lafarge nel centro di Parigi e l’hanno occupata ballando per una festa di compleanno in occasione del primo anniversario dello smantellamento della cementeria di Bouc-Bel-Air, uno dei 50 siti più inquinanti del Paese. A Ginevra, una grande squadra si è recata alla Holcim e ha accecato i camion e gli uffici di rosa, firmando “Bye Bye”.

A Marsiglia, un gruppo organizzato in boe ha persino fatto il bagno nelle cave del sito di Bouc-Bel-Air per celebrare l’anniversario e denunciare il modo in cui il sito monopolizza l’acqua.

Altrove, le lotte locali hanno preso spunto da questa campagna d’azione: a Doulon (Nantes), un’intelaiatura costruita dalla ZAD di Notre-Dame-des-Landes è stata portata dai trattori sui terreni degli orti minacciati di artificializzazione. A Sainte-Cécile, in Borgogna, una marcia funebre è andata a seppellire il progetto di ampliamento di una cava.

Nella regione della Nouvelle-Aquitaine, l’associazione contro l’apertura dei cancelli in Gironda (LA COP 33) ha ridipinto e chiuso gli ingressi di 4 siti di #Lafarge, mentre diverse manifestazioni coordinate hanno espresso un “NO” categorico al progetto di “Linea ad alta velocità” dalle cave e dagli impianti di calcestruzzo che alimenterebbero il più grande cantiere della regione e che attualmente minacciano la magnifica valle del Ciron.

Sempre a Nantes, lunedì mattina, più di 150 persone, tra cui molti agricoltori e 7 dei loro trattori, si sono riunite per bloccare il sito di Lafarge Janvraie organizzando una partita di beach volley. Gli agricoltori locali sono particolarmente in rivolta contro Lafarge-Holcim, poiché l’espansione della cava dell’azienda sta divorando il bocage e i terreni fertili della Loira meridionale. Durante questa azione, il Ministero degli Interni ha voluto marcare l’occasione facendo immobilizzare 3 trattori e arrestando 30 persone. Una festa davanti alla stazione di polizia ha permesso loro di uscire più rapidamente. 7 persone sono ancora in stato di fermo al momento in cui scriviamo.

A volte, come in Bretagna, a Saint-Egrève, a Bouguenais e in Svizzera, gli impianti di betonaggio sono stati visitati di notte, ridipinti e disarmati da ricci con le palle, da elfi eco-terroristi, da una squadra di cheerleader o da una banda di infradito che hanno usato schiuma espandente, piccoli attrezzi o sabbia nelle vasche. Nel comunicato stampa del Corseul (22) si legge: “Noi erisoni ci siamo introdotti nella centrale elettrica e abbiamo rosicchiato alcuni cavi (…). Questo atto è soprattutto un atto di autodifesa contro un nemico comune, Lafarge-Holcim”.

A Overisje, i veicoli sono stati dolosamente fermati aggiungendo liquidi ai loro serbatoi, da belgi che non si sono lasciati ingannare dal messaggio “Costruire il progresso per le persone e per il pianeta” esposto su un cartellone pubblicitario dagli imprenditori del sito locale di Lafarge, nel pieno della campagna di Greenwashing.

Mentre continuiamo a ricevere informazioni su nuovi interventi anti-cemento, possiamo già dire che questa iniziativa coordinata per fermare il cemento è un successo che si ripeterà. Un anno dopo la clamorosa irruzione nella cementeria di Marsiglia e il successivo tentativo di Lafarge e della polizia antiterrorismo di soffocare la vera opposizione al mondo del cemento, la lotta si è chiaramente moltiplicata. Durante queste mobilitazioni, sono stati inviati molti messaggi di sostegno alle persone coinvolte dagli inquirenti.

Di fronte alla galoppante artificializzazione del territorio e all’impatto critico di queste industrie sul cambiamento climatico, l’attacco ai siti di cemento e bitume di questo fine settimana ha assunto l’aria di un salutare evento sportivo. Si parla addirittura di inserirlo nei prossimi Giochi Olimpici.

Non abbiamo sbagliato bersaglio!

Di fronte all’associazione a delinquere che è Lafarge e il governo, fermarli non è terrorismo, ma un atto di resistenza che si sta diffondendo. Come hanno chiesto gli occupanti degli stabilimenti Lafarge nel porto di Gennevilliers nel giugno 2021: “Lafarge e i suoi complici non sentono la rabbia delle generazioni che lasciano senza futuro in un mondo devastato dai loro misfatti. I loro silos e le loro betoniere sono armi che ci uccidono. Non si fermeranno se non li costringiamo a farlo. Quindi continueremo a smantellare noi stessi questa infrastruttura di disastri. Chiediamo a tutti coloro che difendono la terra di occupare, bloccare e disarmare il cemento”.

Per seguire tutte le azioni in immagini e video, è stato trasmesso un live stream su vari media e le azioni sono state trasmesse sui social network di una vasta gamma di organizzazioni e gruppi, tra cui Attac, XR, Soulèvements de la Terre, Solidaires e Youth For Climate, oltre che da vari media indipendenti. Tutti i rapporti dettagliati sono disponibili, sito per sito, sul sito https://journeescontrelebeton.noblogs.org.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

CEMENTIFICAZIONECRISI CLIMATICAdevastazione ambientaleFrancia

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Fermare i cantieri per fermare i costi

Secondo il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi, le mobilitazioni contro il Tav costerebbero allo Stato oltre 200 milioni di euro ogni anno. Una cifra che, a suo dire, deriverebbe dai mesi di fermo dei cantieri, dai costi della sicurezza e da tutte le spese «a cascata» legate alle proteste.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La Francia si prepara all’atto secondo

Un’esplosione in termini di numeri, di atti significativi e di convergenze inedite. Inediti anche gli arresti che il regime di Macron ha portato a termine con il 17 ottobre 2026: il maggior numero di arresti avvenuti dal 17 ottobre 1961.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Raccolta di contributi e punti di vista sulle piazze del 17 ottobre: dalla Francia all’Italia

Di seguito apriamo una raccolta di punti di vista a nostro parere interessanti su quanto sta succedendo da una parte all’altra delle Alpi sul tema del carovita, della crisi sociale e della guerra.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il terreno sta cedendo? Lo yen, il dollaro e l’autunno caldo in Francia

Diciotto mesi fa, dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, “Su un terreno instabile”, abbiamo ricevuto numerosi commenti da parte di lettori tanto benevoli quanto perplessi: che farsene di queste analisi e, in fin dei conti, a che pro tutto questo arrovellarsi il cervello?

Immagine di copertina per il post
Formazione

Francia: continua la mobilitazione studentesca e si unisce al corteo del 17 ottobre

Questa settimana in Francia alla protesta studentesca si sono unite diverse università con la partecipazione di istituti che nella storia non hanno mai scioperato.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Milano: un migliaio di persone in piazza della Scala contro lo sviluppo incontrollato dei data center

Un migliaio di persone si sono radunate sabato 10 ottobre in Piazza della Scala a Milano hanno risposto all’appello lanciato dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center e manifestato nel pomeriggio per esprimere preoccupazioni e denunciare le criticità che lo sviluppo di questi impianti hanno sul territorio, in primis lombardo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Gian Piero Godio: «Il “nuovo nucleare” è uguale al veccho. Meloni ha scelto un sistema energetico centralizzato» 

Il cosiddetto “nuovo nucleare” ricorre ancora alla fissione dell’atomo e continua a produrre scorie radioattive che si accumulano sul nostro territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Diecimila in marcia da Sant’Ambrogio ad Avigliana

Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è.
Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Data center: incontro pubblico a Pavia

Sabato 26 settembre a Milano è nata ufficialmente la rete regionale dei comitati stop data center, che scenderà in piazza con una manifestazione a Milano il prossimo 10 ottobre. Sul tema si terrà un incontro pubblico di approfondimento a Pavia, martedì 6 ottobre alle ore 21, presso la sala conferenze del Broletto.​ ​

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La banalizzazione della montagna

Un articolo di Luca Rota – attento conoscitore delle nostre montagne e del loro ambiente naturale – offre lo spunto per ragionare su una problematica di attualità: il turismo.

Immagine di copertina per il post
Formazione

Blocchi nei licei in Francia: la protesta continua e si espande

Da meno di una settimana in Francia tutti i licei di periferia di Parigi e di altre grandi città sono bloccati dai picchetti degli studenti che, insieme a professori e assistenti all’educazione, hanno messo al centro la questione della formazione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: c’era una volta Bosco Ospizio, ora è il tempo delle ruspe della Conad

Ruspe e polizia nel Bosco Ospizio di Reggio Emilia, dove un progetto edilizio minaccia un’area verde ricca di biodiversità. Il quartiere resiste e il presidio incontra la lotta No Tav: esperienze diverse che si riconoscono nella difesa dei territori.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

I Si Tav scendono in piazza: una vittoria No Tav

Doveva essere la risposta del fronte Sì Tav. La dimostrazione che, nonostante anni di cantieri, proteste e contestazioni, attorno alla Torino-Lione esistesse un consenso ampio e capace di mobilitarsi. Eppure ieri a Torino, si sono presentate forse 200 persone, pure secondo la Digos. Boni, probabilmente rimandato più volte in matematica nella sua carriera scolastica, ne conta 700: ma anche se fosse, il risultato non cambia.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Giù le mani dagli Orti Urbani: sulla manifestazione del 5 settembre a Livorno

Lo scorso weekend a Livorno si è tenuto un campeggio e una manifestazione nazionale per difendere l’oasi verde dove sono presenti gli Orti Urbani. Più di 3.000 persone hanno partecipato alla marcia per le vie della città.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Difendiamo il polmone verde di Livorno dal cemento dalla speculazione.

5 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE
CAMPEGGIO LIBERO DAL 3 AL 6 SETTEMBRE
A Livorno esiste un bosco urbano di 6 ettari in centro città. Un polmone
verde utilizzato da cittadini e residenti in queste estati caratterizzate
da caldo estremo con temperature che, complice il cambiamento climatico e
l’inquinamento, saranno sempre più la normalità.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Jülide Yazici rischia l’estradizione: dall’Albania alle carceri di Erdoğan

Rifugiata politica in Francia e oppositrice del governo turco, Jülide Yazici è detenuta in Albania su richiesta di Ankara. Se estradata in Turchia rischia maltrattamenti e torture: cresce la mobilitazione internazionale per la sua liberazione.