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La Sardegna contro il nucleare

Poteva essere un assist al Governo Berlusconi il referendum sardo contro il nucleare, una bassa partecipazione alle urne avrebbe fatto sussultare la lobby nuclearista che sul brevissimo periodo pare rinunciataria. Nonostante dal 1997 i referendum vengano sistematicamente disertati non raggiungendo il quorum, buone nuove arrivano da terra sarda dove l’affluenza alle urne ha raggiunto i sessanta punti percentuali, 27 in più di quelli necessari. Al di là della straordinaria affluenza il voto può tranquillamente definirsi bulgaro, 98 su 100 hanno infatti votato contro la costruzione di centrali nucleari.
Il referendum in questione e’ stato visto dal popolo sardo come un’occasione per parlare anche di sovranità in una terra dove tutte le grandi decisioni vengono calate dall’alto, sono infatti le forze indipendentiste le uniche ad aver raccolto le firme e ad aver contribuito alla propaganda.
L’isola aveva gia’ visto, prima della rivolta di Scanzano Jonico, una forte mobilitazione popolare contro il progetto del Governo Berlusconi di farla diventare una pattumiera di scorie radioattive. Inoltre, da alcuni mesi è ripreso il dibattito sull’occupazione militare dell’isola, in particolare sono divampate le polemica sul poligono di Quirra, ormai ridenominato poligono della morte, in quanto alcune inchieste hanno rivelato dati sotto gli occhi di tutti nascosti dal Ministero della Difesa geloso del gioiellino. Altissima incisione di malattie tumorali nei pastori e inquinamento dell’acqua sono temi all’ordine del giorno da un paio di mesi a questa parte.
Storia  (quella della mobilitazione contro le scorie) e presente (quello della lotta contro l’occupazione militare) di una terra trattata da colonia dove chi parla con i giornalisti su questioni inerenti il poligono del Salto di Quirra viene minacciato o pagato per tacere ma anche sequestrato da agenti della Difesa come ha testimoniato qualche settimana fa’ un cacciatore di Villaputzu.
Da più di un anno la Sardegna e’ costantemente al centro dei riflettori dei media; decisioni calate dall’alto e gravi condizioni politico-economiche come quella della disoccupazione giovanile e della situazione debitoria stanno trasformando l’isola tutta VIP e mare in una polveriera pronta ad esplodere.

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