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Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia.

Sul referendum: oltre il voto, per la nostra autonomia. Come gruppo e nelle nostre cerchie abbiamo votato “NO” convintamente anche se non ci siamo esposti pubblicamente, al contrario del referendum dell’estate scorsa dove – per far emergere il nesso imprescindibile tra cittadinanza e classe. Ma, da quella giornata ai risultati di oggi, vogliamo ordinare alcune riflessioni a caldo, coerentemente col nostro posizionamento ancorato ai bisogni, alle lotte e all’autonomia della nostra gente. Quindi accogliamo con entusiasmo la vittoria del “NO”.

Da Immigrital


Concordiamo nel merito del voto, su cui non ci soffermiamo sia perché molti ne hanno parlato meglio di quanto faremmo noi e sia per la volontà di non inserirci nello scontro scontro tra poteri istituzionali (dove l’accesso ci è precluso a prescindere).
Riteniamo evidente il tentativo governativo di istituzionalizzare il fascismo e l’autoritarismo sia contrastando scioperi e lotte che sistematizzando misure incontrollate già presenti che noi conosciamo bene: dalle decisioni arbitrarie delle questure – daspo, fogli di via, deportazioni etc – ai decreti sicurezza, mirando a rendere sistema la violenza quotidiana e strutturale contro i più marginalizzati, privati di risorse e proprietà. Quindi contro di noi, i nostri quartieri e la nostra gente. Misure quotidiane da stato di polizia – proprio di definizione, in quanto bypassano ogni controllo – direttamente legate a questure, partiti e privati e sperimentate prima su migranti e ultras e che oggi colpiscono in primo luogo non apparati democratici o realtà politicamente organizzate ma società più marginalizzata ed esclusa.
In un contesto in cui, almeno dal 2020, l’estrema destra istituzionale (e quella di strada, dai partiti sdoganata e tutelata), ha costruito un discorso classista e razzista – contro ad es. i “maranza” – usando ogni mezzo detenuto per prepararsi a questa “organicizzazione” e istituzionalizzazione fascista. Ogni singolo discorso e passo politico si muove in quell’ottica. Anche questo quesito referendario lo leggiamo in questo quadro.
Riconosciamo la necessità democratica di indipendenza della magistratura, che non significa assenza di politica interna, e il tentativo esterno e partitico di controllarla. Ma vogliamo andarne oltre: parliamo di democrazia non come fantoccio sbandierato, ma come processo concreto e quotidiano che parta proprio dalle zone che più ne sono private esteriormente. Per riequilibrare le asimmetrie e contrastare le oppressioni dobbiamo costruire la nostra, di democrazia, intesa come radicale e come nostro potere. Partendo dall’organizzazione nel lavoro, come già si vede, ma anche nelle strade, nei quartieri, nelle scuole. Ovunque siamo segregati dall’esterno e ovunque vogliano che siamo assoggettati all’arbitrio e all’abuso di altri. Per questo: democrazia e autonomia. Da un lato l’autonomia dentro gli spazi che ci impongono, dall’altro il conflitto per spezzare le barriere che ci confinano: per accedere a istruzione, sanità, lavoro equo, casa, sport e professioni di ogni tipo. Quindi ogni atto e ogni comunicazione di questo governo fascista lo leggiamo come tentativo di spezzare questa emersione e questa lotta, organizzata in forme differenti e spesso non canoniche. Piccoli provvedimenti, micro-abusi quotidiani, intensificazioni delle violenze già sistemiche, fino al tentativo di istituzionalizzarle.
Se l’esito del referendum su cittadinanza e lavoro è stato uno dei picchi più bassi e violenti degli ultimi trent’anni della nostra presenza in Italia, l’ultimo anno ha segnato un crescendo di energia. Dalle piazze per Gaza, che hanno visto numeri massicci e proteste radicali in ogni singolo comune italiano, a piccole ma grandi vittorie collegate tra loro. Il rifiuto del genocidio avallato in ambito partitico e istituzionale, con blocchiamo tutto, o della guerra -qualsiasi sia il popolo oppresso – come il blocco del treno a Pisa. Non solo quindi resistendo e opponendosi alle barbarie ma anche scavalcando decreti sicurezza e criminalizzazione del conflitto. In questo contesto emergono sempre più prime e seconde generazioni. E se il tentativo è organicizzare il fascismo, a partire contro chi ha meno risorse e vive quotidianamente le oppressioni e i decreti, gran parte della società italiana dimostra di opporsi. Dalle commemorazioni per Ramy, organizzate nel nostro piccolo, al rifiuto di concetti come “remigrazione”, fino all’antifascismo militante contro i raduni dell’estrema destra riguardo a questi temi. Questo dimostra che la società non solo si oppone alla torsione autoritaria, ma che esiste una pulsione democratica insita nella società stessa che è molto più avanti dei partiti. E in questa potenziale saldatura tra tradizione democratica di parte della società italiana, realtà militanti organizzate e le categorie totalmente escluse e soffocate, che sta nascendo e nascerà la nuova Italia – capace di essere dentro e per la società, nella contemporaneità e rivolta al futuro. Lo diciamo quindi senza timore: questi trent’anni di merda soffocante, dove il potere ha tentato trasversalmente di sfruttarci, incarcerarci ed escluderci, spesso riuscendoci ma trovandoci giorno dopo giorno con ogni nostra forza a contrastarlo, stanno finendo. Il tentativo estremo di istituzionalizzare il fascismo usando chi ha meno potere come capro espiatorio fallirà. E oggi è stato un grosso fallimento loro, e grande vittoria nostra.
Se la società è disposta a tutelare non solo la democrazia così com’è ma a sostenere la componente più esclusa e l’accesso a risorse, ricchezze, immaginazioni e possibilità, democrazia reale e concreta, l’auto-organizzazione multietnica della gioventù, classe operaia e quartieri popolari, allora Giorgia Meloni presto andrà a casa. Ogni tassello governativo, dal nostro punto di vista, è stato una reazione anche alla nostra emersione, e verrà continuamente contrastato, resistendo ma anche rilanciando. Le nostre vite sono sempre state una barricata e una lotta giornaliera contro poteri strutturalmente classisti e razzisti: per questo l’antifascismo continuerà a essere baluardo e lo slancio sarà sempre teso all’autonomia, nei luoghi dove viviamo ma anche per una nuova Italia tutta e per tutti.

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