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L’avv. La Notte e la difesa al maxiprocesso ai No Tav (video)

La Notte è stato nominato dal tribunale di Torino avvocato d’ufficio di uno degli imputati al Maxiprocesso No Tav.
Egli quindi non fa parte del pool legale che sta seguendo – in modo encomiabile e prezioso – il processo.

Nonostante questo, l’avvocato La Notte ha svolto un’arringa puntuale e incisiva, piaciuta sia agli imputati che al pubblico presente
in aula.

Buona visione.

 

Processo ai No Tav. Non ci sono prove contro Rossetto!

Un brillante exploit dell’avv. La Notte accende una mattinata uggiosa dentro e fuori l’aula bunker. Poi ci pensa l’avv. Milano a confutare punto per punto tutta l’impostazione dell’accusa. Le immagini del 27 Giugno, mai prima evidenziate, dei dirigenti Ps che litigano sull’opportunità di intervenire.

di Fabrizio Salmoni – Tg Vallesusa

Lo dice chiaramente all’inizio della sua arringa, l’ avv. Stefano La Notte: “Non mi sono mai interessato alla questione Tav, anzi ero scettico. Pensavo che si sarebbe risolta prima o poi come tante altre grane italiane…” e ripercorre le sue sensazioni da outsider: è il suo primo processo politico. “Non ho mai portato la pettorina No Tav” – dice.  Poi ci si è ritrovato dentro in pieno perché l’imputato Giorgio Rossetto aveva rinunciato al difensore di fiducia e allora lui era stato nominato d’ufficio dal Tribunale.

Ed eccolo alle prese con atti abbondantissimi e dentro un collegio di difesa esperto di lotte sociali, di processi politici e con le idee chiare. Ci si è dedicato, si è preparato, è stato sempre presente, forse per studiare questo strano pianeta “antagonista”. Ora dice “La penso come prima anche se -ammette –  ormai mi sento  un po’ coinvolto”, e rivolto ai giudici “Vorrei essere creduto se dico che Rossetto non può essere condannato…perché se è vero come dicono i pm, che a loro interessa solo perseguire reati allora mi chiedo cosa c’entri Rossetto”. Già, perché la procura nelle sue richieste (6 anni) si è accanita contro Rossetto ma le prove non ci sono: nei filmati non si vede che compia atti di violenza, anzi, lo si vede in posa, sorridente “come in una foto su facebook”. Quando la videocamera di polizia inquadra la balaustra sopra la galleria Ramat mostra alcuni travisati che scagliano pietre ma non lui che è anche a volto scoperto quindi sarebbe ben riconoscibile. E allora? Lo accusano due digos, Raimondi e Ferrari. Il primo è un teste troppo coinvolto: lo conosce da più di dieci anni, è la sua nemesi, lo vede dappertutto, anche a distanza di 40 metri e più. Dice che l’ha visto “impugnare un estintore con una mano, prendere la mira e scagliarlo per colpire agenti sottostanti”. La Notte si burla della testimonianza, è forse il primo difensore che la butta sul ridicolo e ci riesce: ridono sommessamente colleghi, imputati e presenti tutti, non la pm Quaglino. La Notte parla di “errori della memoria”, di consuetudine persecutoria (perché Rossetto, per il poliziotto che gli si è dedicato, è un “cattivo” quindi DEVE aver fatto qualcosa…) e mostra a supporto la foto d’epoca del riconoscimento di Valpreda raggrumato e sciatto in mezzo a quattro poliziotti in cravatta con il tassista Rinaldi che dice “Se non è lui, li non c’è…”. La Quaglino si alza sconcertata per opporsi ma non fa in tempo perchè La Notte è già passato oltre. Parla di sillogismi, di riconoscimenti sbagliati e errori giudiziari, vuole insinuare nei giudici il pericolo di sbagliare.

L’altra testimonianza digos, ispettore Ferrari, smentisce quella del collega: descrive un gesto diverso, uno spruzzo di schiuma di estintore che con un tragitto simile a quello della pallottola per Kennedy (quella che, secondo la commissione Warren, compi una traiettoria quasi a zig zag colpendo anche il governatore Connally) avrebbe “attinto” chissà dove…Tutto improbabile se non impossibile! I testi a difesa, per i pm, possono essere inutili e inaffidabili ma quelli dell’accusa, per La Notte, sono decisamente inverosimili… Conclusioni lineari: niente immagini, testi che si smentiscono, ergo niente prove ergo assoluzione dovuta, ecc.

Quello di La Notte e’ un eloquio diverso da quello degli altri seriosissimi avvocati, lo si capisce dalle citazioni: film, fatti internazionali, internet, mancano solo i fumetti, ma funziona. Alla conclusione, se il presidente non fosse suscettibile si sentirebbe un applauso corale per un avvocato d’ufficio serio che ha fatto in pieno l’interesse del suo assistito. Non sarà un No Tav ma è onesto (e questo lo avvicina…) e forse, dopo l’esperienza di questo processo, sarà meno scettico di prima.
Prima di lui aveva brevemente parlato la giovane avv. Tea Fattizzo per l’imputataMaya Cecur, identificata da altri due digos in una figura travisata, irriconoscibile mentre tira quattro sassi a parabola contro la pinza meccanica, circostanza che, realisticamente e in subordine, non può aver causato danni al mostro meccanico nè a mezzi dei CC nelle vicinanze nè tantomeno lesioni. Anche i tempi delle testimonianze presentano discrepanze se visti in sinopsi. Quindi anche per lei, richiesta di assoluzione a fronte degli eccessi dei pm (6 anni).

Risponde alle aspettative la lunga arringa dell’avv. Milano, uno che gioca all’attacco, irruente. Parte sempre calmo poi si infiamma, come Landini, e lo stesso fa stamane per dimostrare che tutto quanto accaduto quel 27 giugno è stato sbagliato, illegittimo, per ribadire che c’è stata un’aggressione poliziesca eccessiva, arbitraria che causò la reazione di alcuni: la tesi condivisa di tutta la difesa. Un’aggressione predeterminata dai decisori politici a cui prefetto e questore si adeguarono per riconquistare – “costi quel che costi” – la Maddalena alla “sovranità sottratta dello Stato” e permettere di aprire un cantiere che non aveva neanche i requisiti per essere aperto. Non ha tralasciato niente, Milano, non un dettaglio, ha parlato di tutto: dei gas, dei lacrimogeni sparati direttamente sulla gente, della natura della Libera Repubblica della Maddalena, di Venaus 2005; ha attaccato la procura sul trattamento dei testi, in particolare diAlberto Perino, ha riscontrato nell’atteggiamento dei pm “un prepotente fastidio” di natura politica nei confronti del movimento, il tentativo di stravolgere i significati sociali del processo e di influenzare la Corte tramite “mere suggestioni”. Ricorda i tanti omissis nelle relazioni di servizio della questura, “inquietanti” tanto più perchè celano le disposizioni sulle modalità  dello sgombero, ma quel “costi quel che costi” è significativo. Con quello sgombero violento – dice Milano – “si è voluto creare una frattura con la popolazione”, e chi la rappresenta, il Movimento No Tav, è “la migliore forma di contrasto alla corruzione, alle infiltrazioni mafiose”. Di fronte ad un uso eccessivo e illegittimo della forza – argomenta l’avvocato – è palese “la legittima resistenza ad atti arbitrari e illegali, a comportamenti abusivi” come stabiliscono ormai diverse sentenze e “sarebbe stato obbligo morale per un pubblico ufficiale non sparare su donne e anziani”.

Poi assesta un colpo significativo al comportamento della polizia appostata in quel 27 giugno dentro la galleria Ramat: li, episodio mai evidenziato finora, viene immortalata su video una dura discussione tra il Dr. Annunziata, che aveva il comando, e altri dirigenti dei reparti che non ritengono che le condizioni siano favorevoli alla sortita verso la Stalingrado. “: “C’è Di Gaetano (l’altro vicequestore) che sale dalla via Avanà col battaglione Padova!…” gli urlano i sottoposti ma l’Annunziata ordina l’assalto (CLICCA QUI PER VEDERE LE IMMAGINI). “…C’è stata imprudenza e negligenza – sottolinea Milano con la sua consueta esuberanza – perchè l’obiettivo era di aprire un varco di accesso, non di inseguire i manifestanti in fuga”.  Ogni sua argomentazione si collega con la tesi condivisa da tutto il collegio e ribadita in ogni arringa: c’era la volontà di aggredire una folla che aveva deciso di fare resistenza passiva ma l’aggressione violenta e preventiva ha costretto la maggioranza alla fuga e una minoranza indignata a una reazione ovviamente limitata nei mezzi, cosi anche il 3 luglio. Conseguente la richiesta di assoluzione e in subordine delle attenuanti più disparate.

A questo punto, è sempre più chiaro il dilemma che si impone ai giudici: scegliere una soluzione politica in un verso o nell’altro. La qualità delle argomentazioni delle difese e la ruvida  pochezza vendicativa dell’accusa fa ben sperare gli ottimisti ma io non ci giocherei lo scalpo. Prossima udienza il 18 Novembre. (F.S. 11.11.2014)

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