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Messico: Il Treno Maya causerà non solo un ecocidio, ma anche un etnocidio

Città del Messico / Il Tribunale dei Diritti della Natura ha sentenziato così, “questa giuria avverte che la realizzazione del mal chiamato Treno Maya in realtà apre la porta non solo all’ecocidio, ma anche all’etnocidio”, dato che impatta e danneggia gli ecosistemi nello stesso momento in cui viola i diritti umani individuali e collettivi dei popoli maya nella Penisola dello Yucatán.

Dopo quattro giorni di sessione a Valladolid, Mérida, il Tribunale ha responsabilizzato lo stato messicano delle violazioni dei diritti delle comunità maya che proteggono il territorio dei cenoti (grotte con presenza di acqua dolce), la selva, la fauna e la flora nella regione minacciata dal Treno Maya, che hanno definito come “un progetto che è una somma di progetti interconnessi e su grande scala con impatti multidimensionali”.

I sei giudici etici che hanno capeggiato il Tribunale hanno affermato che “c’è sufficiente documentazione che conferma la violazione di tutti gli strumenti di protezione sociale e ambientale”, per cui hanno detto che è urgente la sospensione del megaprogetto e chiesto una revisione indipendente, inter e transdisciplinare e interculturale, alla quale partecipino i popoli danneggiati “non solo dai differenti tratti del cosiddetto Treno Maya, ma anche dal piano generale che non è stato mai presentato dalle autorità”.

Al Tribunale, che è iniziato il 9 marzo e si è concluso domenica scorsa, hanno partecipato difensori del territorio maya, esperti, abitanti danneggiati e i sei giudici che hanno ascoltato le testimonianze sugli impatti ambientali e sociali del Treno, che ha provocato la deforestazione della selva, depredato le comunità, diviso i suoi abitanti e minacciato la flora e la fauna della regione.

“Chiediamo la riparazione e il ristabilimento di quegli ecosistemi danneggiati e impattati dal tracciato del Treno Maya che comprendono sistemi naturali, così come impatta negativamente sul possesso comune della terra e sui territori”, hanno evidenziato i giudici, che hanno anche chiesto di fermare “il processo di saccheggio ed espropriazione della terra ejidataria (collettiva) delle comunità e la revisione di tutto il processo di alienazione della stessa”.

Al termine, i giudici hanno chiesto l’immediata smilitarizzazione del territorio, così come una cessazione della violenza contro coloro che si oppongono al megaprogetto, il rispetto dei diritti dei popoli indigeni e riforme costituzionali nelle quali si riconosca la natura come soggetto di diritti.

13 marzo 2023

Desinformémonos

Traduzione a cura del Comitato Carlos Fonseca

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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