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No Tav: terrorista è il partito armato della Tav

Il tentato omicidio lo commette chi spara lacrimogeni nelle case o chi danneggia un compressore? Il movimento No Tav respinge ogni accusa di terrorismo e di tentato omicidio, ogni interpretazione della più importante vertenza in corso come un fatto di ordine pubblico. E lo fa con lo sdegno di chi da vent’anni costruisce un movimento popolare per difendere la vita della valle contro un progetto devastante per la salute, l’ambiente e le casse dello Stato.

La conferenza stampa di oggi pomeriggio, animata da sindaci, attivisti e rappresentanti politici, ha voluto porre questo problema in ore fondamentali. E’ stato denunciato il livello di violenza, anche mediatica, costruito per fiaccare una lotta che sembra indomabile. Si chiede la smilitarizzazione della Valle, la cessazione della strategia della tensione e la riapertura del confronto alla luce delle mutazioni degli scenari dei trasporti e del contesto produttivo. Perché un progetto definitivo ancora non c’è, non è vero che i lavori sono iniziati come prova a dire il governo. E i dati su cui era stata concepita la Tav sono ormai fasulli.

Nicoletta Dosio, storica figura della lotta e animatrice della Credenza di Bussoleno, perquisita stamattina, annuncia la prima iniziativa: «I perquisiti sono figli e fratelli nostri e la violenza è quella di chi chiude gli ospedali. La solidarietà per i nostri giovani è solidarietà per noi stessi. Quello che vogliono fare è incutere terrore, separare i valsusini buoni da quelli cattivi. Non faremo un passo indietro. La loro arroganza infinita è un segno della loro debolezza. A costoro fanno così paura le parole, per questo sequestrano i nostri quaderni e picchiano le donne che manifestano per una compagna aggredita. Vogliono colpire i giovani migliori, quelli che sono cresciuti per costruire un mondo diverso».

Domani a Bussoleno un presidio di solidarietà con un’assemblea all’aperto.

E’ stato anche sottolineato che le perquisizioni non hanno ottenuto risultati concreti. Sono state sequestrate centinaia di magliette nere, come spiega chi ha letto i verbali. Il bottino della digos è costituito da computer, telefonini, macchine fotografiche e quelle magliette oppure i fazzoletti della 42ma brigata Garibaldi dell’Anpi, ma anche pile, lucchetti per la vigna, libri, binocoli da bird watching. Insomma, non ci sono armi da guerra, né benzina, né altro, nulla che possa essere riconducibile a documenti per la costruzione di armi da guerra. «Sono solo scuse per sequestrare i computer e capire cosa ci diciamo».

«Le perquisizioni odierne – compresi i locali dove c’è la sede di Rifondazione Comunista – e le accuse pesantissime agli attivisti No Tav sono l’ennesimo, inaccettabile episodio di criminalizzazione della protesta – commenta Paolo Ferrero, segretario Prc – il governo, non avendo alcuna ragione nel merito della costruzione dell’opera e dello sperpero di denaro pubblico, si comporta peggio di Erdogan in Turchia: cerca di stroncare la protesta con la repressione più brutale. Le accuse di terrorismo contro quella che è una lotta di popolo sono una pura persecuzione e un utilizzo del Codice penale come arma impropria. Questa repressione però non fermerà le ragioni di chi si oppone all’alta velocità sulla Torino-Lione: non ci faremo intimidire».

Di «criminalizzazione di regime e assurde indagini per terrorismo» parla anche Giorgio Cremaschi: «Dopo la bellissima e pacifica marcia popolare, a cui in tanti abbiamo partecipato con le nostre famiglie e abbiamo mostrato tutta la forza e il consenso del movimento No Tav, il palazzo ha puntualmente reagito. Ancora una volta si gioca la carta della vergognosa accusa di terrorismo. Perquisizioni assurde a tappeto, alla ricerca di chissà quali prove di attività eversive e terroriste, si sono succedute nella valle. È una vergogna e una provocazione a cui bisogna reagire con la più vasta campagna di solidarietà. Mi pare chiaro il senso dell’operazione politica in corso, voluta dal governo PD-PDL e dal suo regime politico informativo, giudiziario. Si vuole ancora una volta accostare lotta e terrorismo, per criminalizzare una lotta popolare giusta e aperta a cui il regime non vuole dare risposte politiche. Siamo di fronte ad un altro momento di degrado della nostra democrazia e ad un’altra manifestazione di una repressione inaccettabile, che copre il fallimento politico e economico del partito della Tav».

«I reati contestati farebbero riferimento a quanto avvenuto la sera del 10 luglio a Chiomonte – spiega Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino, che ha preso parte alla conferenza stampa – tra le molte perquisizioni effettuate va registrato l’intervento di una decina di unità di polizia che ha interessato alle sei e trenta di questa mattina un locale dell’osteria “La Credenza” di Bussoleno dove alloggia un attivista NoTav a cui sono stati sequestrati computer e materiali informativi vari. Come tutti sanno “la Credenza” è lo storico punto di riferimento dei NoTav della Valle, sede sindacale e del locale Circolo di Rifondazione Comunista».

Una conferenza stampa di sindaci e movimento respinge il teorema di Caselli e chiede che cessi la strategia della tensione Il tentato omicidio lo commette chi spara lacrimogeni nelle case o chi danneggia un compressore? Il movimento No Tav respinge ogni accusa di terrorismo e di tentato omicidio, ogni interpretazione della più importante vertenza in corso come un fatto di ordine pubblico. E lo fa con lo sdegno di chi da vent’anni costruisce un movimento popolare per difendere la vita della valle contro un progetto devastante per la salute, l’ambiente e le casse dello Stato.

 

Cecchino Antonini

da PopOff

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