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Non abituarsi al peggio…mai!

Un commento di notav.info_

A volte tra l’impegno di molti e l’indifferenza di alcuni si rischia di abituarsi al peggio, ad eventi e azioni straordinarie che divengono normalità.

Nella storia recente del movimento notav stiamo conoscendo ogni volta i lati peggiori di questa “democratica” opera e del suo meccanismo di propaganda e difesa.

Varrebbe la pena fare un piccolo elenco di cose che normali non sono affatto, e che forse in altro momento, su un altro argomento e forse in un altro paese vedrebbero i cosiddetti “sinceri democratici” schierarsi al fianco dei notav con decisione.

Certo il peggio è ordinario ormai in questa società, ma visto che sotto sotto crediamo fortemente di poter cambiare le cose che reputiamo ingiuste, vorremmo provare a fare lo sforzo di incazzarci ancora e soprattutto di reagire. Vorremmo anche che quando si parla di notav ovunque si provasse un attimo a pensare a queste cose, forse tutto risulterebbe più semplice e magari anche tu, proprio tu che ti lamenti della finanziaria, si anche di questa, potresti appenderti una bandiera notav al balcone.

Ad esempio:

-Quello che chiamano cantiere è un fortino a cielo aperto difeso da tutti le forze dell’ordine, comprese la guardia forestale che in assetto antisommossa, e da una brigata di alpini di stanza a Kabul, luogo dal quale hanno portato 11 piccoli carri armati

-La suddetta area è stata sgomberata con la forza con l’ausilio di due ruspe che hanno sfondato gli accessi a quella che era la libera Repubblica della Maddalena (ora in esilio). L’accesso dall’autostrada è stato fatto con una pinza meccanica che incurante dei manifestanti ha tranciato le barriere autostradali, pilotata da un operaio deputato all’azione.

-Una volta preso possesso dell’area, le forze di polizia hanno recintato un’area della Valle impedendo l’accesso a chiunque, fortificando tutto il perimetro, sospendendo la libera circolazione.

-800 uomini di media, 1200 nei momenti di mobilitazione, 90.000 euro al giorno il costo di tale militarizzazione

-dal 23 giugno, giorno dello sgombero, l’autostrada Torino Frejus è diventata una strada di guerra, percorsa dalle forze dell’ordine quotidianamente, aperta e chiusa al loro volere

-Non possiamo contare la quantità di lacrimogeni lanciati contro i notav perché non è mai stato prodotto un rapporto in tal senso, ma possiamo assicurare che la flora e la fauna annaffiata al cs non sta bene

-le due ditte impegnate nei lavori della fortificazione del non cantiere sono fallite e entrambe ma tutte e due, sotto nuovo nome, continuano a lavorare all’interno

-La Ue ha finanziato un progetto inesistente, in tempi stabiliti ad hoc, e ha messo dei soldi su una questura a cielo aperto e non su un cantiere dell’Av

-la recinzione issata lungo perimetro del cantiere è composta da reti a doppio giro e da “concertina a lama” un particolare filo spinato prodotto in Israele

-sullo stesso modello repressivo, oggi viene issato un muro lungo il perimetro

– Da giugno ad oggi sono state adottate molteplici forme giuridiche per tenere lontani i notav non solo dal cantiere ma dalla Valle di Susa tra cui fogli di via e decreti prefettizi.

-Prima delle manifestazioni “filtri” formati da agenti ai caselli della tangenziale controllano macchina per macchina, perquisendo e video registrando i fermati, portandoli in questura se trovati in possesso di maschere antigas, tenaglie o come nell’ultimo caso una punta di trapano

-La questura è l’unica fonte per i media mainstream, arrivando a pubblicare articoli dopo il fermo di persone per i più svariati motivi riconducendole sempre al movimento notav (furti nei supermercati o in qualche deposito)

-Nei boschi della Valle di Susa, sempre secondo fonti di via Grattoni, si sono già addestrati ogni forma di guerriglieri urbani di mezzo mondo, è stata ritrovata una catapulta preistorica e ogni sequestro di attrezzi da montagna si trasforma in kit del guerrigliero da esibire in conferenza stampa

A questo si potrebbe aggiungere che:

-Ancora oggi non vi sono dati certi sull’utilità dell’Av Torino Lione

-L’italia copre la maggior parte dei costi di un tracciato che per la maggior parte non le appartiene

-i soldi con cui realizzare la fantomatica opera sono tutti soldi pubblici sottratti ad altre voci

-Con una crisi non certo di facile comprensione per gli analisti ci si basa su flussi del traffico merci perennemente in crescita quando la recessione è un dato di fatto assodato

-serve all’Europa è l’unica motivazione che qualsiasi politico adotta

La lista potrebbe continuare ma ci fermiamo qui. Noi al peggio non ci vogliamo abituare, e lottiamo per il meglio di tutti,/ e non solo per il nostro territorio.

Notav è sempre una garanzia per il futuro!

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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