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Salento: morto sul lavoro un operaio del cantiere TAP

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Ieri un giovane saldatore 35enne è morto schiacciato nel cantiere TAP di Vernole. Simone Martena, questo il suo nome, è rimasto ferito gravemente a una gamba e i soccorsi non sono arrivati in tempo per salvarlo.

Incomincia la fase due e ricominciano i morti sul lavoro in tutta Italia, vittime di un sistema di sviluppo ingiusto, che dà priorità al profitto sulla salute dei lavoratori. Il movimento No Tap denuncia da anni le scarse misure di sicurezza nei cantieri e la correlazione tra la grande opera inutile, la devastazione ambientale e il ricatto salute – lavoro imposto agli operai.

Il governo, le istituzioni e gli imprenditori hanno imposto al paese una ripartenza lampo con l’intenzione di riaprire ad ogni costo i cantieri delle grandi opere inutili, paradigma nostrano di un sistema di sviluppo che non funziona e che è concausa di sfruttamento, impoverimento dei territori ed ecocidio.

Condividiamo di seguito il comunicato del Movimento No Tap:

 

 

NON È POSSIBILE CONTINUARE A FAR FINTA DI NULLA!

Ieri si è scelto il silenzio. Ci siamo stretti in maniera ideale a Simone e alla sua famiglia, alla quale rinnoviamo le condoglianze di tutta una comunità, attoniti per l’ennesima assurda morte sul lavoro.

Urliamo da anni il rischio presente in quei cantieri, le condizioni estreme alle quali sono sottoposti gli operai ma, come spesso avviene, il mondo del profitto non guarda in faccia nessuno, e una vita inizia a contare solo quando arriva il momento della retorica dopo una tragedia.

Operai che cercano di controllare un carico sospeso per il forte vento, sui cantieri del metanodotto, noi ne abbiamo visti a decine.
Era la prassi per direzionare i carichi nei pressi del pozzo di spinta di San Basilio

Noi oggi ci sentiamo quasi in colpa, perché nonostante la lotta che portiamo avanti da anni, abbiamo nello stomaco la sensazione di non aver fatto abbastanza, per Simone e per chi quotidianamente continua a rischiare in quel cantiere.
Ma allo stesso tempo, chi è realmente responsabile di questa ennesima morte bianca, fa finta di nulla.
Tutta quella politica del “è solo un tubicino”, dovrebbe solo vergognarsi e prendersi le sue responsabilità, ma a poche ore dalla tragedia sceglie di andare a festeggiare con l’Azerbaigian, come se nulla fosse successo, una collaborazione assassina.
Ci sono quei sindacati che hanno taciuto finora su quel cantiere “intoccabile”, che oggi sciorinano dichiarazioni speculative, quando invece gli operai sono dovuti correre da noi per denunciare le condizioni disumane alle quali sono sottoposti, rischiando sulla propria pelle le conseguenze di richieste lecite ma “scomode” per chi guarda la vita umana come un semplice numero.
C’è una multinazionale che continua a imporre le sue volontà, che continua a sfruttare un territorio, che sembra avere ormai acquisito il potere decisionale sulla vita e sulla morte delle persone.

Lotteremo con tutte le nostre forze affinché Simone non venga dimenticato, perché nel 2020 non si può morire di lavoro. Questa tragedia ha i suoi colpevoli, e li conosciamo tutti…

 

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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