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Tentativo di censura contro notav.info

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Riprendiamo questo articolo che riporta un tentativo di censura del portale informativo notav.info che ha dell’allucinante…

Forse alcuni avranno notato che nei giorni scorsi il portale Notav.info è stato offline per alcune ore ed ha avuto qualche rallentamento.

Non si è trattato di problemi tecnici o di un attacco di qualche buontempone, ma è stato un tentativo di censura a tutti gli effetti. Il sito è stato provvisoriamente bloccato da parte del provider dei server per via di un articolo che tratta degli affari di Area spa. Vi suona familiare il nome di questa azienda?

Area, impresa che ha investito nel fiorente mercato dei dispositivi per la sorveglianza di massa, era la responsabile dell’installazione di una vasta rete di telecamere intorno al cantiere per spiare di nascosto i valsusini per conto delle forze dell’ordine. Qualche dispettoso folletto aveva individuato i dispositivi e proceduto alla loro rimozione rilasciando anche un video in cui si vedono Digos e impiegati di Area all’opera durante l’installazione.

A quel punto ci domandammo chi fosse questa azienda che prestava i propri servizi alle forze dell’ordine in Val Susa pagata ovviamente con il soldo pubblico. Dopo una breve ricerca siamo venuti a conoscenza di quanto abbiamo raccolto in un articolo dal titolo: “Dai contatti con Al Sisi alla sorveglianza per Assad, chi è Area spa, l’azienda che spia i notav”. L’articolo, che riproduciamo di seguito, era corredato di fonti accreditate e verificate.

Ma probabilmente a qualcuno non andava giù che gli affari di Area con regimi totalitari per la repressione di attivisti politici e sociali venissero sbandierati ai quattro venti. Da alcuni mesi infatti abbiamo iniziato a ricevere mail dal provider di notav.info che ci ha chiesto ripetutamente ed insistentemente di cancellare o almeno deindicizzare l’articolo in questione. Noi abbiamo risposto cortesemente, ma in maniera ferma, che l’articolo non presentava alcuna falsità o diffamazione, e che il nostro, per quanto fatto dal basso ed in maniera volontaria era un lavoro di informazione. Alleghiamo di seguito la penultima richiesta del provider che ha un tono tragicomico:

“Thank you very much for responding to our request.

We are sorry again to be so insistent, we always try to reduce our communications as much as possible and of course respect the journalistic work for 100% that is done daily.

There is a possibility that you will deindex the link:

https://www.notav.info/documenti/dai-contatti-con-al-sisi-alla-sorveglianza-per-assad-chi-e-area-spa-lazienda-che-spia-i-notav/

In this way we avoid simply being omitted from Google results. This is a news item from 2020, more than 2 years have passed and it is understood that it is not relevant. Hence, you will keep this article in your historical archive and will not negatively impact on the reputation of our client.

With this action you don’t have to eliminate the information, we respect your newspaper library as well as the news and your IT department simply has to proceed with its deindexation, it is a simple and quick action.

We thank you again for your attention and please accept our apologies for any inconvenience caused.”

(Grazie mille per aver risposto alla nostra richiesta.

Ci dispiace ancora una volta essere così insistenti, cerchiamo sempre di ridurre il più possibile le nostre comunicazioni e ovviamente rispettiamo al 100% il lavoro giornalistico che viene svolto quotidianamente.

C’è la possibilità che tu deindicizzi il link:

https://www.notav.info/documenti/dai-contatti-con-al-sisi-alla-sorveglianza-per-assad-chi-e-area-spa-lazienda-che-spia-i-notav/

In questo modo evitiamo semplicemente di  risultare su Google. Questa è una notizia del 2020, sono passati più di 2 anni e si capisce che non è rilevante. Pertanto, manterrai questo articolo nel tuo archivio storico e non influirà negativamente sulla reputazione del nostro cliente.

Con questa azione non devi eliminare le informazioni, rispettiamo la tua emeroteca così come le notizie e il tuo reparto IT deve semplicemente procedere alla sua disindicizzazione, è un’azione semplice e veloce.

Vi ringraziamo ancora per l’attenzione e vi preghiamo di accettare le nostre scuse per gli eventuali disagi causati.)

Successivamente è arrivata al provider una lettera degli avvocati che vagheggiava una fantasiosa diffamazione all’interno del nostro articolo. A quel punto l’azienda che ospita i nostri server per cautelarsi blocca il nostro IP pubblico, sostanzialmente impedendo la visualizzazione del sito.  A fronte di una nostra protesta motivano così la loro decisione:

This has not much to do with GDPR and a lot with the fact, that the article makes a few defamatory statements that are able to damage the reputation of this company. If you cannot prove these statements as true (which would have to be via court), they have to be removed, as defamation is a crime and therefore this article is against 8.2. of our TOS.”

(Questo non ha molto a che fare con il GDPR e molto con il fatto che l’articolo contiene alcune affermazioni diffamatorie che possono ledere la reputazione di questa azienda. Se non puoi provare queste affermazioni come vere (che dovrebbe essere provate tramite tribunale), devono essere rimosse, poiché la diffamazione è un reato e quindi questo articolo è contro 8.2. dei nostri TOS.)

Precisiamo che nessuno ha denunciato né noi, né il provider (non ci sarebbero probabilmente gli estremi per portare avanti una denuncia del genere), semplicemente il provider ha deciso di schierarsi a fianco di una grossa azienda piuttosto che tutelare un sito d’informazione indipendente che ha agito in maniera completamente trasparente

Come se non bastasse questo attacco è stato accompagnato da un tentativo di usurpazione d’identità. Qualcuno sotto il falso nome “George Kemcy” ha richiesto a google di de-indicizzare proprio l’articolo su Area spa che era stato ripreso da un altro sito informativo, fingendo di essere il proprietario di notav.info e rivendicando il copyright del testo. Divertente notare come ciò sia avvenuto in occasione dell’8 dicembre 2021: https://web.archive.org/web/20220216211540/https://lumendatabase.org/notices/26020846#.

Insomma, quello in cui siamo incorsi è un tentativo in piena regola di tapparci la bocca.

Ma noi siamo valsusini e No Tav, siamo teste dure, e non sono certo le prepotenze di questo tipo a farci paura, ci confrontiamo con ben altro ogni giorno sulla nostra pelle e sulla nostra terra anche grazie ad aziende come Area che con i soldi pubblici (cioè soldi anche nostri) mettono in opera dispositivi di sorveglianza delle popolazioni che si ribellano per difendere un futuro più degno e giusto.

Resta il fatto che questo genere di censura è particolarmente grave perché è molto insidiosa visto che viene portato avanti al di fuori di ogni quadro legale, giocando sulla paura e mettendo sotto pressione attivisti che spesso non possono rischiare davanti a grandi aziende con grossi studi legali e contatti nelle forze di polizia come Area spa.

Facciamo appello a tutti quei siti, blog e giornali che pensano che questo tentativo di censura sia inaccettabile perché diffondano a loro volta l’articolo “incriminato”, che riproduciamo qua sotto, al fine di dimostrare che tentare di limitare la diffusione di informazioni di pubblico interesse non può che provocare l’effetto opposto.

 

Dai contatti con Al Sisi, alla sorveglianza per Assad, chi è Area Spa, l’azienda che spia i notav

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto e pubblicato un video inviato da alcuni escursionisti della Val Clarea che, andando per funghi, si sono imbattuti in una vasta rete di telecamere nascoste cablate sotto le rocce e dissimulate dalla polizia in pieno lockdown per spiare i valsusini. Nei video recuperati dai notav si vedono la dirigenza della digos di Torino farsi selfie con le nuove apparecchiature durante la scampagnata e alcuni tecnici che li aiutano nell’istallazione dei dispositivi.

Se sulla figura di palta della mitica polizia politica del capoluogo piemontese non c’è molto da dire visto che ha fatto già sganasciare la metà della rete, vale la pena spendere due parole in più sul profilo dell’azienda che li accompagnava, la Area spa, tra le principali ad aver investito il mercato in piena espansione dei dispositivi per la sorveglianza di massa e protagonista di diversi affari con regimi dittatoriali di tutto il mondo.

In Italia, un pugno di società private si dividono il mercato delle intercettazioni telefoniche e web. Una delle più importanti è un’azienda del varesotto, l’Area spa, specializzata nei dispositivi cosiddetti dual use, apparecchi di spionaggio utilizzabili sia in ambito militare che civile e quindi molto comodi per eludere le legislazioni contro la vendita di armamenti. Fondata nel 1996, Area spa attraversa anni travagliati che  portano la società a più riprese sull’orlo del fallimento fino al 2009 quando arriva la svolta: vince una grossa commessa, circa 17 milioni di euro, per un dispositivo DPI (Deep packet Inspection) che consente di intercettare e analizzare email, conversazioni e ricerche internet dei cittadini siriani per conto dei servizi del presidente Assad. L’affare è denunciato dal giornale Bloomberg nell’autunno del 2011 e le rivelazioni costringeranno cinque anni dopo la procura di Milano ad aprire un’inchiesta che travolgerà l’amministratore delegato di Area, Andrea Fromenti, con le accuse di esportazione illegale di materiale dual use e dichiarazioni non veritiere. Secondo i PM, esattamente nelle settimane in cui il vento delle primavere arabe faceva vacillare il presidente siriano che reagiva lanciando barili di dinamite sui manifestanti dagli elicotteri, gli ingegneri dell’azienda sarebbero volati da Milano a Damasco con le apparecchiature nascoste nei bagagli facilitando la feroce repressione dei dissidenti (dopo le rivelazioni di Bloomberg la sede dell’azienda a Vizzola Ticino sarà tra l’altro il bersaglio di un sit-in di rifugiati politici siriani).

Nonostante la vicenda, il MISE nel giugno del 2016 autorizza Area spa a installare attrezzature analoghe a beneficio del regime egiziano di Al Sisi. L’affare avrebbe dovuto andare in porto appena poche settimane dopo la morte di Giulio Regeni e avrebbe avuto come destinatario finale il Technical Research Department (TRD), sorta di unità distaccata dei servizi segreti incaricata di infiltrare e monitorare l’opposizione alla giunta militare. Solo grazie alle pressioni della famiglia del giovane ricercatore italiano la licenza è infine revocata. I dispositivi dovevano essere forniti in tandem con un’altra azienda italiana specializzata nella programmazione di trojan e malware per spiare gli attivisti politici, la Hacking team. Le circostanze sono state rese pubbliche dopo la pubblicazione delle email della società sul portale di wikileaks in cui si possono leggere i centinaia di scambi tra le due aziende lombarde e grazie a cui si evincono anche le simpatie politiche del CEO di Hacking team, David Vincenzetti, che conclude gli scambi con i suoi collaboratori con un pittoresco “Boia chi molla”.

Nel 2017 in un’inchiesta della rete Al Jazeera di cui consigliamo la visione a chiunque voglia farsi un’idea su questo opaco mercato che sta divorando le libertà civili di tutto il mondo, il vice-presidente di Area spa, Marco Braccioli, viene ripreso da una telecamera nascosta durante uno scambio in cui si dice pronto a fornire un IMSI catcher al regime sud sudanese. Si tratta di un dispositivo grande come una valigia che consente di agganciare i telefoni cellulari di chiunque nel raggio di qualche decina di metri per poi poter attivare telecamera, microfono, tracciare il gps e persino inviare messaggi come se provenissero dai propri contatti. Nonostante l’embargo, Area spa assicura di potersi appoggiare su un paese terzo come la Tanzania per far arrivare la merce a destinazione. Dettaglio inquietante ma particolarmente rivelatore, nelle immagini Braccioli rassicura il suo interlocutore a proposito degli agganci che ha all’interno dell’apparato statale italiano che gli consentirebbero di snellire le procedure di esportazione.

Perché se Area fornisce i suoi servizi a regimi di tutto il mondo, i suoi principali clienti sono le forze di polizia italiane che usano le tecnologie di sorveglianza per spiare gli attivisti di casa nostra. Anche per questi affari interni, Area spa è finita nuovamente sotto inchiesta prima da parte della procura di Trieste poi di quella di Milano per accesso abusivo a sistema informatico. L’accusa è di aver scaricato sui pc dell’azienda sms, whatsapp, chiamate, intercettazioni e altri dati sensibili che dovrebbero invece essere di sola disponibilità degli inquirenti. Proprio le accuse di aver un proprio archivio privato frutto del lavoro di sorveglianza hanno portato il Consiglio di stato il 20 marzo del 2019 a concludere della legittimità dell’esclusione di Area spa dalle gare per l’aggiudicazione di appalti legati alle intercettazione per mancanza “di onorabilità, sicurezza e affidabilità“.

Mancanza di onorabilità che non ha impedito alla digos di Torino di avvalersi dei servizi di Area durante la pandemia quando, sfruttando un po vigliaccamente il fatto che i valsusini erano confinati a casa e non potevano difendere il proprio territorio, hanno deciso di affidare una ricca commessa all’azienda di Varese.

A vederlo dalla Val Susa, pare proprio che per tutti i governi i cittadini rimangono tali finché rigano dritto. Se osano mobilitarsi sono da trattare come un nemico interno da sorvegliare, infiltrare, molestare e incarcerare usando le stesse tecniche, le stesse tecnologie e addirittura gli stessi servizi forniti dalle medesime aziende.

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