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Lampedusa e l’uso governativo dell’emergenza

Ovvero… come ti produco il profugo e poi faccio finta di niente

Mentre a Lampedusa iniziano ad attraccare anche i primi barconi provenienti dalla Libia, migranti e popolazione natia dell’isola – da differenti angolazioni – iniziano a dar segni di nervosismo per uno scenario di medio-lungo termine che rischia di annunciarsi quantomeno problematico.

La situazione che si sta venendo a creare nell’isola siciliana denuda il re, mostrandoci il carattere compiutamente cinico del nostro governo in materia di migranti e diritto d’asilo. L’affastellarsi di corpi umani da usare come pedina di scambio con un Unione Europea (che di comune è riuscita a mettere insieme soltanto una guerra ma di divisone del carico di profughi prodotti non ne vuole sapere) è un altro capitolo dell’ipocrisia politica di un Europa che concorre a produrre profughi senza poi aver neanche il buon gusto di riconoscerli.

Ad una situazione già critica si somma poi il ‘buon uso’ leghista dell’emergenza, con un Carroccio “obbligato” dalla sua natura politica a speculare in questo modo infame sulla pelle di queste migliaia di migranti e profughi (dove la differenza è sempre più difficile da cogliere). Con questo temporeggiare esasperante la Lega intende infatti far prova di governance multilivello: 1) usando l’eccedenza di migranti sull’isola e le eventuali tensioni migranti-isolani coem carta da giocare in sede UE; 2) evitando di inimicarsi una base elettroale nordista che non gli perdonerebbe mai l’importazione di profughi; 3) utilizzando politicamente l’emergenza per ribadire la giustezza della propria posizione esplicitamente contro l’intervento militare in Libia; 4) rintuzzando un consenso di massa per le politiche xenofobe e securitarie.

Per ora il peggio è stato evitato. Ma bisogna essere chiari: se la situazione a Lampedusa non è ancora esplosa, lo si deve solo all’umana e infinita pazienza degli/le abitanti dell’isola, forse prodotto di un millenario insediamento nel cuore del Mediterraneo. Val bene ricordare il rapporto di numeri che si sta giocando come spregiudicato test sulla pelle di nativi e dei loro “ospiti”. Se la somma degli isolani non va molto oltre le 5000 unità, le ultime 24 ore hanno visto l’arrivo di 2000 persone. Non osiamo pensare cosa succederebbe in qualche paesino del nord…

Tra proteste dei rifugiati e nervosismo degli isolani sembra inizi a prender piede l’ipotesi di uno “sciopero generale” dell’isola. Sarebbe davvero la risposta migliore al cinismo dei nostri governanti. Una nuova lezione politica  e morale dal basso, contro un potere che ,ad ogni latitudine, sembra saper produrre ormai soltanto più povertà e catastrofe.

Maelzel

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