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Rinnovo del CCNL e guerra: reportage dal corteo dei metalmeccanici di Torino

Ieri mattina i metalmeccanici sono scesi in piazza in tutta Italia in occasione dello sciopero nazionale di categoria, per richiedere il rinnovo del CCNL e la riapertura della trattativa ostacolata da Federmeccanica e Assistal. 

Lo sciopero ha toccato punte in alcuni stabilimenti del 90%.

La piazza torinese ha visto la partecipazione di oltre 5 mila lavoratori, provenienti da tutta la regione. In piazza si respirava aria di determinazione nel portare avanti la lotta fino al raggiungimento del rinnovo contrattuale, secondo la piattaforma proposta e votata dagli stessi lavoratori. Da tempo ormai si susseguono all’interno dei posti di lavoro eterogenee iniziative come blocchi degli straordinari, delle flessibilità, e presidi fuori dalle fabbriche, oltre agli scioperi disarticolati su tutta la settimana, per fare pressione sulle aziende e sulle istituzioni al fine di riaprire il tavolo di trattative. 

La composizione del corteo era variegata, hanno partecipato molti lavoratori dell’indotto dell’automotive, ma anche del settore del bianco, dell’informatica, quest’ultimi non hanno il loro contratto specifico rientrando di fatto in quello metalmeccanico, ed infine i lavoratori dell’aereospace. Significativo la volontà di prendere parola da parte dei metalmeccanici più giovani, nonostante la loro presenza minoritaria nel corteo. Questi infatti ci raccontano come si traducano sulla dimensione umana i ritmi lavorativi, e di come il lavoro abbia sussunto le loro vite. 

Nonostante Stellantis non faccia parte del CCNL, hanno partecipato al corteo anche operai di Stellantis Mirafiori e Rivalta, nei quali è stato indetto sciopero.

Questo a conferma del fatto di come anche nel settore dell’automotive nostrana si vivano delle condizione di disagio non indifferente dovute allea crisi ormai ventennale della fiat, con le conseguenze legate anche allo spropositato ricorso alla CIGS. 

Oltre alle note difficoltà dovute alla finta conversione all’elettrico che ha portato nel tempo ad un calo produttivo e di vendita, che sta lacerando il tessuto operaio industriale del nostro territorio. 

Un altro dato significativo è il punto di vista espresso riguardo il riarmo. Si riscontra una contrarietà generale alla guerra, ma la consapevolezza della possibilità di un aumento di posti di lavoro e di investimenti nel settore della ricerca e dagli investimenti messi in cantiere da parte dell’UE. 

Crediamo sia importante attraversare queste piazze, coglierne le possibili tendenze e se possibile favorire la riconoscibilità tra i lavoratori. A fronte di ciò pensiamo che questi mesi di mobilitazioni, sulle sacrosante richieste sul CCLN, siano un primo passo significativo, all’interno di un contesto generale di crisi del mondo del lavoro che avrà bisogno di una presa di parola sempre più incisiva da parte dei lavoratori, considerato che il quadro europeo determinerà ricadute su tutto il comparto torinese e non solo.

Se vuoi raccontarci la tua storia scrivici a:
inchiesta.lavoro@gmail.com

Scopri gli altri articoli del percorso d’inchiesta sul lavoro a questo link.

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pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

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