InfoAut
Immagine di copertina per il post

Offensiva in Mali: una guerra di portata senza precedenti dal 2013. Intervento di Said Bouamama

Pubblichiamo la traduzione e trascrizione di un’interessante intervento di Said Bouamama sui recenti attacchi in Mali.

Oltre a restituire un quadro generale degli eventi, scarsamente coperti dai media italiani, Said è in grado di inquadrare in maniera puntuale gli interessi imperialisti e coloniali della Francia, e non solo, nei recenti fatti. Quello che è stato messo in campo è il contrappasso militare, o la “punizione” verso gli stati africani che negli anni scorsi hanno allontanato la presenza francese dal territorio. L’intervento coloniale viene giustificato con la solita retorica pelosa della mancanza di diritti civili e libertà, mentre si finanziano e supportano attivamente formazioni reazionarie e criminali pronte a trasformare i territori in una spirale di violenza settaria.

L’intervento è tratto dalla trasmissione Il mondo dal basso redatta dal canale Youtube di Investig’Action

Buongiorno e benvenuti a questa nuova edizione di «Il mondo visto dal basso», che, come suggerisce il nome, cerca di interpretare l’attualità dal punto di vista delle classi popolari. La nostra rubrica è dedicata alla situazione in Mali dopo l’attacco militare su larga scala sferrato lo scorso 25 aprile da un’alleanza tra separatisti tuareg e dieci jihadisti.

Nella notte tra il 24 e il 25 aprile 2026, in Mali si è svolto un attacco di portata e organizzazione senza precedenti dal 2013, su un fronte di oltre 1000 km. È senza precedenti nella sua organizzazione perché è condotto congiuntamente da un’alleanza che vede da un lato i separatisti tuareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad, il FLA e dall’altro, i cosiddetti jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani, il GSIM o in arabo JNIM. Un’organizzazione nata nel 2017 dalla fusione del gruppo terroristico Ansardin e di Al-Qaeda nel Maghreb islamico. Come le organizzazioni fondatrici, il JNIM non ha assolutamente nulla a che vedere con l’Islam. Quest’ultimo, viene considerato solo come uno strumento di destabilizzazione e balcanizzazione della nazione maliana. Lo stesso vale per il FLA, che strumentalizza anch’esso la questione tuareg — che è una questione interna al Mali — per perseguire gli stessi obiettivi di destabilizzazione e balcanizzazione.

L’attacco del 25 aprile è senza precedenti anche per la sua portata, poiché riunisce più di 10.000 combattenti motorizzati dotati di un arsenale consistente e che indossano l’uniforme dell’esercito maliano, che attaccano simultaneamente nella stessa direzione, su un territorio di oltre 1.000 km. L’armamento utilizzato comprende droni e missili antiaerei, il che indica un’indubbia assistenza esterna. Bisogna risalire al 2013 per trovare un’offensiva di questa portata, che all’epoca servì da pretesto per l’operazione militare francese “Serval”. I punti in comune con il 2013 sono del resto numerosi. La strategia sottostante è infatti la stessa, ovvero provocare un crollo del potere centrale, nel peggiore dei casi, o una richiesta disperata di un intervento militare occidentale. Lo confermano i numerosi commenti mediatici e politici che hanno accompagnato l’offensiva terroristica sui principali media occidentali.Insistono ripetutamente sul presunto fallimento dell’alleanza militare con la Russia, suggerendo così la necessità per il Mali di un cambio di alleanze e di un ritorno sotto l’egida francese.

La presenza di consiglieri militari ucraini a fianco delle truppe terroristiche conferma questa dimensione internazionale della guerra in Mali. Dopo settimane di combattimenti, questi obiettivi di guerra non sono stati raggiunti. Sul piano militare, l’esercito nazionale maliano e le forze militari russe alleate dell’Africa Korps hanno ripreso l’offensiva. Il governo maliano non è crollato e la coesione nazionale non è andata in frantumi. Il secondo obiettivo della guerra dei terroristi era infatti quello di suscitare il panico tra la popolazione affinché si rivoltasse contro il proprio governo. Ne è testimonianza l’annuncio, il 28 aprile, di un blocco di Bamako e l’istituzione di posti di blocco a tal fine sulla maggior parte delle principali arterie che collegano la capitale al resto del paese.

Il giornalista Antoine Glacerseur, autore di un libro dal titolo eloquente, “Arrogante come un francese in Africa”, riassume così gli obiettivi ambigui dell’offesnsiva. Cito: «Lo scenario più probabile è una pressione sull’approvvigionamento della capitale, dove vivono più di 4 milioni di persone. Penso che il loro obiettivo sia quello di spingere la popolazione a rivoltarsi contro il potere e di appoggiarsi alle forze politiche e civili. Il comunicato degli assalitori che accompagna il blocco conferma: “Chiediamo a tutti i patrioti sinceri, senza alcuna distinzione, di alzarsi e di unirsi alle nostre forze con l’obiettivo di una transizione pacifica e inclusiva, di cui una delle priorità essenziali sarà l’istituzione della sharia”».

Un’offensiva di tale portata, con un armamento così sofisticato, con tali obiettivi di guerra, la presenza di consiglieri militari ucraini e così via. Tutti questi elementi confermano l’esistenza di un sostegno esterno da un lato e di una dimensione internazionale della guerra dall’altro.

Sebbene l’esercito maliano sia stato costretto a ritirarsi dalle città strategiche di Kidal e Thessalite, gli obiettivi bellici non sono stati raggiunti e l’attacco può ora essere considerato, nel complesso, fallito. Lo stesso vale per il blocco, che è ben lungi dal riuscire a soffocare la capitale, come dimostra il passaggio di una colonna di 800 autocisterne sotto la protezione via terra e aerea dell’esercito maliano venerdì 1° maggio. Nonostante questo fallimento, la copertura mediatica dei grandi media occidentali, e in particolare di quelli francesi, sottolinea la logica neocoloniale dominante delle analisi che vengono portate avanti. Questa copertura mediatica comprende ovviamente il ricorso a numerosi esperti autoproclamati, il cui primo punto in comune è quello di decontestualizzare la situazione.

Nessuno di loro pensa, ad esempio, a ricollocare la situazione attuale nel suo contesto storico. Nessuno pensa, ad esempio, a ricordare che la situazione attuale in Mali è il risultato di molti anni di interventi dell’ONU e della Francia che, seguendo una logica da «pompieri piromani», hanno finito per rafforzare i gruppi militari destabilizzatori e balcanizzatori. Allo stesso modo, c’è un silenzio totale sulle cause internazionali del conflitto e sull’importanza strategica di questa regione, in particolare per la Francia. La dimensione internazionale viene menzionata solo per sottolineare un pseudo-fallimento russo che non è altro che la ripresa del discorso ufficiale francese che annuncia una catastrofe militare dopo la decisione di Mali, Burkina Faso e Niger di porre fine alla presenza dell’esercito francese sul loro territorio.

Nessun esperto pensa inoltre di mettere in discussione la logistica messa in atto durante quell’attacco, che viene sintetizzata, come è noto, dall’attivista maliano Cheir Omar Dialo in un articolo pubblicato sul quotidiano online Mondeafrique il 4 maggio 2026. Cito: «La logistica di un attacco che ha coinvolto circa 12.000 uomini il 25 aprile solleva interrogativi: una tale massa non può ragionevolmente essersi costituita esclusivamente sul territorio maliano, data la costante pressione militare esercitata dalle forze armate maliane. Ciò presuppone flussi regionali, punti di rifornimento e potenzialmente sostegni esterni. Un argomento che, in tutta onestà, dovrebbe essere oggetto di un’indagine giornalistica. Eppure, nessuno lo dice.» Infine, sottolinea anche Dialo che il fallimento dell’operazione di destabilizzazione della popolazione tramite la forza militare e l’istituzione del blocco è passato completamente inosservato. Cito: «Nessun ospite per ricordare il profondo shock dei maliani di fronte agli attacchi contro i fedeli musulmani che si recavano alla preghiera all’OB. Una violenza che va oltre il contesto militare e colpisce il cuore del tessuto sociale. Nessuno sottolinea nemmeno che, lungi dal disorganizzare il Paese, questi attacchi hanno potuto rafforzare la coesione nazionale e che, di conseguenza, lasciare che queste dinamiche terroristiche persistano potrebbe aprire la strada a forme di conflittualità interna ed esterna ben più ampie.»

Parallelamente a questa copertura mediatica riduttiva, circolano numerose fake news volte a presentare l’Algeria come il vero istigatore dell’offensiva terroristica. L’obiettivo è quello di sfruttare i profondi disaccordi strategici tra i due paesi per impedire qualsiasi riavvicinamento. Così, una di queste false notizie diffuse sui social network mostra una folla di soldati e blindati che marciano nel deserto con didascalie del tipo: «Viva le FEMAS! 300.000 soldati maliani verso il confine con l’Algeria». Abbiamo volutamente mantenuto gli errori ortografici. Le immagini presentate sono in realtà quelle di un’esercitazione dell’esercito nazionale libico risalente all’ottobre 2021. Un’altra fake news mostra un veicolo militare in fiamme, ma come didascalia, cito: «17 soldati dell’esercito algerino uccisi da un drone maliano». Anche in questo caso, le immagini non riguardano né il Mali né l’Algeria. Si tratta di un incidente avvenuto durante il rally Africa Ecorace che collega Tangeri a Dakar e risale al gennaio 2026. Impedire qualsiasi avvicinamento tra il Mali e l’Algeria, sulla scia di quelli che si sono concretizzati tra l’Algeria e il Burkina Faso da un lato e tra l’Algeria e il Niger dall’altro, è il vero obiettivo di queste fake news.

Basta dare un’occhiata alla mappa della regione per rendersi conto che non è possibile alcuna stabilità né sicurezza duratura nella zona senza la cooperazione tra questi paesi. Mentre la storia e la geografia chiamano a una comunità di destino, gli interessi delle potenze straniere nella regione hanno invece bisogno di divisioni e guerre fratricide. Ci troviamo ancora di fronte al famoso «divide et impera».

La conoscenza è un’arma e inizia con la capacità di informarsi. Speriamo che la nostra trasmissione abbia dato il suo contributo a questa informazione civica necessaria e urgente. Non esitate a inviarci argomenti di attualità che vorreste vedere trattati nella nostra trasmissione. Saranno trattati non appena un fatto di attualità ad essi collegato ci permetterà di tornarci sopra. Vi diamo appuntamento tra qualche giorno per una nuova puntata de «Il mondo visto dal basso».

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Traduzionidi redazioneTag correlati:

Franciaguerraimperialismomalineocolonialismosaid bouamama

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Traduzioni

El trabajador inexistente

Para las derechas, los trabajadores y las trabajadores son “inexistentes” sino como agentes de la producción capitalista. Están privados de una subjetividad propia: no pueden y no deben tener opiniones, pensar, cabrearse o, dios no lo quiera, ocupar las calles.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

‘Nessun paradiso senza Gaza’: intervista esclusiva di Palestine Chronicle al rivoluzionario libanese Georges Abdallah

Traduciamo da The Palestine Chronicole questa lucida e approfondita intervista del 13 agosto 2025, a Georges Abdallah.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Los Angeles, o la fine dell’assimilazione

“Non è nostro compito inventare strategie che potrebbero permettere al Partito dell’Ordine di respingere il diluvio. Il nostro compito è piuttosto quello di individuare quali compiti necessari ci vengono assegnati giorno per giorno, quali forze di creatività, determinazione e solidarietà vengono chiamate in causa, e quali forme di azione appaiono ora ovvie a tutti.”

Immagine di copertina per il post
Traduzioni

Leonard Peltier è finalmente libero!

Pubblichiamo la traduzione di questo articolo. “Oggi sono finalmente libero! Mi hanno imprigionato, ma non hanno mai spezzato il mio spirito!” Ciò che sembrava impossibile è diventato realtà il 18 febbraio, quando il prigioniero politico nativo Leonard Peltier è uscito dal penitenziario federale di Coleman da uomo libero. Ha lasciato Coleman non più in uniforme […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Un unico modo per sconfiggere il Fascismo Israeliano: Ilan Pappé sulla giustizia globale

Riprendiamo l’articolo tradotto di invictapalestina. English version Dobbiamo ancora credere che, a lungo termine, per quanto orribile sia questo scenario che si sta sviluppando, esso sia il preludio a un futuro molto migliore. Di Ilan Pappe – 7 febbraio 2025 Se le persone vogliono sapere cosa ha prodotto in Israele l’ultimo folle e allucinante discorso […]

Immagine di copertina per il post
Traduzioni

Trump, suprematismo bianco e capitalismo: I nemici della liberazione nera

Pubblichiamo di seguito la traduzione di un articolo di Liberation News: Le comunità nere sopportano il peso del capitalismo La classe lavoratrice sta affrontando un periodo di grave instabilità – sfidando la gestione dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, salari stagnanti o addirittura in calo e un futuro sempre più incerto. Come spesso […]

Immagine di copertina per il post
Traduzioni

“A fistful of dripping hate” Intervista a Phil A. Neel (Eng version)

Trumpism, war and militancy The year 2024 has been dense with significant events. Complexity is in motion, we see it accelerating in political transformations, electoral or otherwise, in the winds of war blowing across the globe, in social and political phenomena that are increasingly difficult to interpret with traditional keys. To try to provide us […]

Immagine di copertina per il post
Culture

Abolire il turismo

Indipendentemente da dove arriveremo, non è possibile che sia più facile immaginare la fine del capitalismo che la fine del turismo. Il presente testo è la traduzione di un articolo di Miguel Gómez Garrido, Javier Correa Román e María Llinare Galustian (Escuela de las Periferias, La Villana de Vallekas) su El Salto il 21/11/2024 Spain […]

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Pride critico, Pride comodo

Dov’è stato lasciato il “prendere e fare” a favore del “chiedere e aspettare”? Gli oppressi hanno iniziato un ciclo politico in cui si costituiscono come vittima senza agency che cerca di essere protetta. Il presente testo è la traduzione di un articolo di Charlie Moya Gómez pubblicato in castigliano su Zona de Estrategia il 27/06/2024. […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Flottilla di nuovo in viaggio!

Come annunciato più volte la flottilla non si arrende!

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Utili monstre per banche e aziende energetiche, pagano i consumatori. Schettino: “un’economia che si basa sull’antagonismo di classe”

Utili milionari per i colossi energetici e bancari. Profitti record anche per le aziende italiane, come Italgas che chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 44,1%, cioè 661milioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stretto di Hormuz: tra navi militari, missili, droni e propaganda il golfo Persico resta un pericolosissimo teatro bellico

Iran. Con il perdurare dello stallo dentro e attorno allo Stretto di Hormuz, nuovo pesante allarme Fmi sul caro energia che colpisce in particolare le classi popolari dell’Europa. “Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perde 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Opuscolo: strumenti e piste di inchiesta a partire dal convegno di Livorno

Qui la prima parte del report della due giorni di Livorno, un lavoro che intende porsi come strumento utile all’orientarsi per sviluppare piste di inchiesta e conricerca negli ambiti trattati e individuati come centrali per intervenire nella “fabbrica della guerra”.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Primo maggio: Torino si schiera contro la guerra

Per liberare il quartiere Vanchiglia oggi un altro passo è stato fatto.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

“Make America Great Again”: il sogno è diventato un incubo

Trump sembra sia riuscito a trasformare il sogno Maga in un pantano, e molti dei sostenitori di quel progetto iniziano a prendere le distanze seriamente messi di fronte al fallimento e all’incoerenza del presidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano,Israele non si ferma continuano bombardamenti e demolizioni

Gli attacchi israeliani nel Libano meridionale hanno ucciso ieri la giornalista libanese Amal Khalil del quotidiano Al Akhbar e ferito una fotografa che la accompagnava.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Torino, Vanchiglia, Festival Altri Mondi / Altri Modi: video del dibattito “Orizzonti di guerra: imperialismo e resistenza”

Si è conclusa la prima settimana di Festival Altri Mondi / Altri Modi che riprenderà dal 28 Aprile al 3 Maggio con la programmazione. Pubblichiamo il video del dibattito che si è tenuto domenica 26 Aprile con Youssef Boussoumah e Brahim Baya. Un momento di riflessione attorno alla lettura della guerra imperialista, quali sono le […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Primo Maggio a Torino: La loro guerra non la paghiamo!

Ripubblichiamo l’indizione per lo spezzone sociale del Primo Maggio torinese frutto del percorso cittadino Torino è Partigiana.