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Elezioni catalane e protagonismo popolare: le spine nel fianco di Rajoy

In fondo, il risultato che gratifica ma non fa esultare del tutto l’ala secessionista dell’ indipendentismo catalano, può anche essere letto come un ulteriore tassello di una perdita di credibilità per quello che riguardano le garanzie di ripresa economica e di redistribuzione di welfare in un territorio che negli ultimi anni ha vissuto una serie di lotte sociali che hanno informato ampie fasce di popolazione.
Non è possibile altrimenti disgiungere l’acuirsi di un sentimento dai contorni interclassisti come quello indipendentista attuale dal fiorire di un rinnovato protagonismo dal basso in senso antagonista e resistenziale contro l’austerity.

Se le acampadas sembrano un lontano ricordo, è altresì innegabile che a partire da queste si sono innescate energie per lotte capaci di far circuitare un ampio numero di persone in processi di resistenza alla rendita e alla speculazione: da una sfiducia sempre maggiore nei confronti del sistema creditizio delle banche fino all’opposizione materiale a sfratti e pignoramenti.

Nondimeno, le pratiche messe in campo hanno aggiornato anche l’attivismo di base catalano in tutte le sue sfumature ideologiche, in alcuni casi saldando la voglia di un protagonismo “né di destra né di sinistra” con rivendicazioni di classe esplicite.

In questo contesto, che attiene agli ultimi anni, la “provocazione” indipendentista lanciata sia dalle élites catalane con a traino un ceto medio sempre più esiguo, e raccolta a posteriori da un secessionismo più convinto, rappresenta un rompicapo che pesa sempre più con l’andare del tempo per la monarchia spagnola.

Non a caso, all’indomani dell’esito elettorale, gli organi istituzionali del regime spagnolo si sono mossi per colpire e stigmatizzare i volti del sentimento indipendentista: il Tribunale Superiore della Catalogna ha accusato difatti Artur Mas, attuale presidente della Generalitat, così come Ortega e Rigau, di istigazione alla disobbedienza dei catalani per la promozione della consultazione pro-indipendenza del 9 Novembre del 2014, e sono chiamati a rispondere di questa accusa il prossimo 15 Ottobre.

Una risposta che comunque lascia intendere che dagli alti scranni del potere centrale di Madrid lo spostamento dei punti di riferimento in Catalogna – laddove anche la lista locale di Podemos ha ceduto il passo ad un afflato indipendentista sempre più contagioso – può rivelarsi come una spina
nel fianco suscettibile di incrinare l’ossatura post-franchista del Paese Iberico. Se da una parte di fatto il catalanismo resta un fenomeno circoscrivibile per forza e dimensione è anche innegabile che gli ultimi esiti elettorali e i passaggi che si potranno determinare da qui alle amministrative nazionali possono essere un volano di accelerazione alle non poche pulsioni indipendentiste/autonomiste presenti in altre regioni, come al contempo spingere per un ulteriore protagonismo popolare contro le imposizioni del Governo centrale aldilà dei Paises Catalans.

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