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Gli arresti di Milano e una nuova Lega così simile a quella vecchia..

Ironia della sorte, Mantovani avrebbe dovuto partecipare oggi ai lavori della “giornata della legalità”, che avrebbe affrontato il tema della trasparenza in relazione alla pubblica amministrazione; ironia che però nasconde la sua appartenenza ad una giunta a guida Lega Nord la quale, aldilà del maquillage salviniano, non rinuncia alla sua vocazione storica.

Una vocazione neanche troppo nascosta di ambire come tutti gli attori istituzionali – dai quali finge di differenziarsi a colpi di urlacci – all’obiettivo principe che li accomuna tutti: arricchirsi, arricchirsi, arricchirsi in spregio ad ogni etica o a retorica pubblica.

L’operazione giudiziaria si è soffermata sulla fitta rete di cooperative e di società dirette da Mantovani tramite prestanome. Molte di queste cooperative erano impegnate nella gestione di case di riposo per anziani  e di istituti per ragazzi affetti da disabilità, ricevendo centinaia di migliaia di euro di finanziamento dall’Unione Europea. Lo stesso sistema basato sullo sfruttamento del business dell’emergenza e della sanità che caratterizzava MafiaCapitale e che evidentemente non è meno radicato qualche centinaio di chilometri piu a nord..

E’ evidente a questo punto come non si possa trovare alcuna differenza tra la vecchia Lega e la nuova Lega (Forza Italia non la trattiamo neanche, che da quelle parti il dubbio neanche si pone!). Nonostante ciò che blatera Salvini dai palchi che lo ospitano, gli arresti di Mantovani e Garavaglia simboleggiano l’emblema di un mondo politico nel quale si soffia sul fuoco della guerra tra poveri e delle diseguaglianze sociali urlando da un lato “prima gli italiani” e dall’altro truccando perfino gli appalti per il trasporto dei pazienti dializzati. E’ la solita Lega alla quale degli italiani poveri non è mai importato troppo se non in quanto polli da spennare ai fini dell’arricchimento personale e collettivo del partito.

Del resto lo stesso Salvini ha una genealogia che ben tutti conosciamo: pupillo dei vari Bossi, Belsito, Rosi Mauro e di tutta quella Lega del “cerchio magico”, durante i numerosi anni di governo al fianco di Berlusconi non esitava – da giovane rampante – a spartirsi soldi e cariche leccando i piedi a quegli stessi poteri forti a cui ora, sull’onda del suo restyling lepenista, fa finta di rivolgersi contro.

Fortunatamente piano piano il discorso salviniano inizia a subire primi contraccolpi anche nel sociale: dalla cacciata che i leghisti stanno subendo dai quartieri popolari in città come Pisa, all’accoglienza che Bologna sta preparando al suo tentativo di colonizzazione previsto l’8 novembre come apice della giorni “Blocca Italia” nel quale Salvini cercherà di accreditarsi come leader credibile per il paese e lanciare la volata ai suoi candidati alle elezioni comunali della prossima primavera. Continuare a costruire contrapposizione di massa sui territori alla Lega e ai suoi messaggi è allora obiettivo prioritario dei movimenti sociali, a maggior ragione nel momento in cui incomincia a sfaldarsi l’immagine rinnovatrice che Salvini ha provato a costruirvi sopra.

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