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Il diritto alla salute non si delega, si conquista!

È questo lo scenario a cui stiamo assistendo e diventa sempre più palese quanto il sistema sanitario nazionale sia in crisi e quanto ci sia il bisogno di mettere a discussione i nuovi elementi che abbiamo di fronte, con al centro la lotta per il diritto alla salute, una lotta trasversale che ha come protagonisti utenti e operatori sanitari.

Partiamo dalle dichiarazioni del presidente Monti: “Il nostro Sistema sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento. Potremmo non riuscire più a garantirlo se non si trovano forme di finanziamento non pubbliche”.

C’è veramente poco da essere fieri di un sistema sanitario che attualmente non risponde più alle esigenze di chi tutti i giorni è costretto a recarsi in ospedale per visite quotidiane o di chi si ritrova ad essere ricoverato d’urgenza e costretto a doversi portare cibo, acqua, lenzuola e medicine da casa; c’è poco da esser fieri rispetto alle migliaia di famiglie senza reddito a cui i dottori consigliano di rivolgersi direttamente ad enti privati; c’è poco da esser fieri nel privatizzare un diritto fondamentale.

Iniziano a pesare gli effetti della spending review, macigno che schiaccia le classi impoverite, dalla formazione alla salute.

E’ in questo contesto di impoverimento che stanno sorgendo nuove forme di lotta autonome sulla sanità: assistiamo alla nascita di presidi permanenti e lotte che si stanno sviluppando in moltissime città italiane, come a Pisa, Roma, Milano, Napoli, Cagliari e Isola d’Elba tanto per citarne alcuni. È evidente l’insopportabilità ed il rifiuto delle politiche di austerità del governo Monti ma anche un vero e proprio sentimento di nausea nei confronti di tutti quei partiti e sindacati che si dimostrano incapaci e remissivi nel contrastare i tagli, mostrando così tutta la loro ambiguità e complicità con il sistema del debito.

Nuove lotte sulla sanità, che danno un segnale ricompositivo e che apre la strada a questa nuova composizione in lotta, composta da operatrici di pulizia, OSA, infermieri e utenti degli ospedali e che sta dimostrando nei propri territori, l’importanza di generalizzare le vertenze contro i licenziamenti, in una vera e propria lotta per la riappropriazione dei diritti alla salute.

Questa è l’indicazione che possiamo leggere, che fa ben sperare per proseguire un movimento che si sta delineando insieme a tutte quelle lotte contro l’austerity, arricchite da questi soggetti sociali emergenti, incompatibili alle logiche di delega e ben consapevoli che soltanto il vero protagonismo e il mettersi in gioco da parte di chi vive i luoghi di lavoro, sia fondamentale per la costruzione di lotte che direttamente scalfiscano il sistema dell’indebitamento.

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