InfoAut
Immagine di copertina per il post

Politiche d’austerity e ristrutturazione del debito in Grecia

L’imposizione di nuove misure draconiane per la riduzione del debito in Grecia da parte della troika economica europea sta assumendo delle forme paradossali.

Per la Grecia si tratta della quinto intervento di tagli in 18 mesi. La ricetta è contenuta in un documento di 51 pagine frutto di settimane di trattative. L’obiettivo immediato è quello della riduzione della spesa pubblica di 3,3 miliardi di euro solo nel 2012: per farlo si dovranno tagliare le pensioni supplementari del 15%, gli stipendi minimi del 22% e quelli dei giovani neoassunti tra i 18 e i 25 anni del 32%, con un blocco per almeno tre anni. Questa sforbiciata si porterà dietro, a cascata, una riduzione di tutti gli altri salari e, probabilmente anche del sussidio di disoccupazione, che attualmente è fissato in 461 euro (lo stipendio minimo invece è di 751 euro, lordi).

Questi nuovi provvedimenti tendono a peggiorare in primo luogo le condizioni salariali e del mercato del lavoro, mentre le precedenti hanno privilegiato soprattutto interventi sulle entrate fiscali e sulla spesa pubblica. Di fatto, le cinque leggi d’austerity greche come le analoghe italiane, spagnoli e portoghesi seguono un medesimo canovaccio: aumento delle entrate fiscali e riduzione della spesa pubblica, il tutto condito da provvedimenti volti alla riduzione del costo del lavoro e al disciplinamento del mercato del lavoro. Per aumento delle entrate fiscali si intende esclusivamente l’aumento dell’Iva (portata al 23% sia in Grecia che in Italia) e delle accise  e delle tariffe dei beni di largo consumo la cui domanda, risultando rigida al prezzo, è difficilmente contraibile (dalla benzina ai prodotti energetici, al tabacco, così come nel XIX secolo si interveniva con la tassa sul sale e sul macinato): interventi che, avendo natura regressiva, incidono in modo pesante sui redditi medio bassi. Si tratta di provvedimenti imposti anche ad altri paesi europei (come l’Italia e Spagna) che, in seguito all’aumento dell’Iva, porteranno ad un aumento del livello dei prezzi europei, imponendo così nuovi vincoli restrittivi alla politica monetaria europea. Fintanto che l’art. 105 del Trattato di Maastricht, che impone l’obbligo per la Bce di rispettare il limite del 2% annuo per il tasso d’inflazione, non verrà modificato o allentato, il probabile esito di tali manovre sarà indirettamente di controllare l’inflazione non più tramite un aumento dei tassi d’interesse ma  tramite una riduzione dei costi di produzione, ovvero del lavoro. E a tal fine,  non è un caso che in Grecia, come in Italia e in Spagna si attuano provvedimenti diretti (Grecia) o  riforme del mercato del lavoro (Italia e Spagna) con tale obiettivo.

Per la riduzione della spesa pubblica, invece, tre sono gli strumenti prevalentemente utilizzati: i licenziamenti di massa nel pubblico impiego, che in Grecia hanno raggiunto la soglia dei 40.000, in seguito alla nuova ondata di dismissioni (15.000) prevista nei provvedimenti di questi giorni; l’ulteriore smantellamento dello stato sociale, con particolare riferimento ai settori che sono più appetibili per la speculazione finanziaria, ovvero previdenza, sanità e istruzione. In questo campo, la Grecia ha fatto da apripista, ma l’Italia non ne è da meno. Infine, la vendita del patrimonio pubblico e la privatizzazione dei servizi di pubblica utilità. Il tentativo di risolvere la crisi del debito, proprio quando il processo di accumulazione e valorizzazione si fonda sempre più marcatamente sullo sfruttamento e l’espropriazione del “comune”, si caratterizza dunque con l’affermazione del dominio del privato non solo sul pubblico, ma soprattutto sul “comune”.

Gli esiti di questi provvedimenti sono sotto gli occhi di tutti. Il caso greco è emblematico. La Grecia è al quarto anno di recessione, nel 2011 il Pil è calato di oltre il 7% e, nonostante la cura da cavallo, proprio per l’effetto recessivo delle politiche di austerity, il rapporto debito/pil non è calato come ci si attendeva, ma è addirittura aumentato di 4,4 punti, portandosi al valore di 159,1%. Con questa quinta finanziaria, l’obiettivo è raggiungere il livello del 120% nel 2020. Obiettivo del tutto pretestuoso e chiaramente irrealizzabile.

Eppure la troika economica fa, strumentalmente, finta di crederci e la Germania appare oggi più di ieri preoccupata di un possibile default greco. E’ chiaro che gli interessi sono altri e altrove. Ed è qui che sta il paradosso. Tutti hanno paura del default greco, non perché preoccupati per la possibile crisi dell’Euro (forse qualcuno si) ma per le proprie tasche. Se la Grecia, infatti, facesse veramente default e i titoli greci diventassero titoli spazzatura, ci sarebbe un impatto molto negativo su alcune banche europee, soprattutto francesi e tedesche. Infatti dei 355miliardi di euro del debito pubblico greco, 125 (più di un terzo) sono detenuti dalle banche e dai fondi di investimento europei, 50 dalle banche greche,  30 dai fondi sociali e assicurativi greci. A ciò, occorre aggiungere che 55 miliardi sono detenuti dalla BCE, per un totale di 260 miliardi. La rimanente parte del debito è composta da prestiti internazionali, di cui 20 da parte del FMI e 53 dai paesi dell’Europa (la sola Germania per una quota di 15 miliardi).

In un tale contesto, il default sarebbe estremamente costoso per il portafoglio dei creditori privati e anche pubblici ed è proprio questa elementare constatazione a spingere verso la soluzione di una ristrutturazione del debito greco. E qui la questione si fa interessante dal nostro punto di vista, ovvero dal punto di vista di chi sostiene il diritto al default. Sulla base delle prime indiscrezioni (l’argomento è non a caso volutamente taciuto dai grandi media) e dopo un primo incontro tra l’Institute of International Finance (IIF, che rappresenta circa 450 istituzioni private) e le autorità greche, si sta cercando di arrivare ad un primo possibile accordo che dovrebbe prevedere una svalutazione tra il 65 e il 70 per cento del valore nominale dei bond greci e un’estensione a trent’anni dei titoli con un tasso di interesse medio del 4 per cento (3,5 per quelli a breve termine, 4,6 per quelli a lungo termine). In cambio, i creditori riceverebbero titoli a breve scadenza del fondo europeo Salva Stati (EFSF) per un valore pari al 15 per cento dei loro crediti nei confronti di Atene. In questo modo, la Grecia potrebbe ridurre di 100 miliardi il suo debito (poco più di un quarto).

I punti di attrito riguardano essenzialmente il livello del tasso d’interesse per i titoli greci e la platea dei creditori che dovrebbero accettare la svalutazione dei titoli. Riguardo il primo punto, le banche tedesche, con alla guida Deutsche Bank, ritengono insufficiente un tasso d’interesse del 4%. Riguardo il secondo punto, si chiede che il processo di svalutazione riguardi anche la quota di titoli detenuta dalla BCE e non solo quella “privata”.

Secondo uno studio condotto dall’Istituto per l’economia mondiale di Kiel e pubblicato dallo Spiegel (http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/0,1518,810645,00.html), nemmeno una ristrutturazione del debito del 65-70 per cento sarebbe sufficiente per la Grecia (inizialmente si era parlato addirittura del 50 per cento). Infatti, secondo questo studio, i tassi di interesse attuali sarebbero insostenibili per il debito greco. Non a caso la Germania (al contrario delle banche tedesche) e il Fondo Monetario Internazionale nelle ultime settimane hanno fatto molte pressioni sui creditori privati per abbassare ancora di più i rendimenti dei nuovi bond. Lo Spiegel scrive che, se gli interessi rimanessero quelli attuali, per salvare la Grecia servirebbe un taglio del debito di almeno l’80 per cento, il che implicherebbe un ulteriore intervento da parte dei paesi europei e della Banca Centrale Europea. Ma tale quota potrebbe diminuire se l’opera di “

Al momento non siamo in grado di sapere che tipo di accordo verrà raggiunto, ma siamo abbastanza certi che un accordo ci sarà. E una delle condizioni sta proprio nell’imposizione dell’ultima serie di interventi draconiani contro il popolo greco. Essi servono non a ridurre il rapporto debito/pubblico ma a garantire quel minimo di liquidità per poter da un lato ricevere altri prestiti internazionali e dall’altro garantire i fondi per la ristrutturazione del debito e riassicurare i creditori. Poi tra un anno se ne riparlerà. Di fatto, in Grecia si sta applicando una sorta di default controllato (svalutazione del 70% del valore dei titoli posseduti dagli investitori istituzionali), il cui costo tuttavia viene fatto ricadere pesantemente sulle condizioni di vita del popolo greco. Si dimostra che tale possibilità di default controllato è possibile e che è comunque una soluzione preferibile alla bancarotta statale. Esso però viene agito contro chi non è responsabile della crisi del debito greco. Alcune banche avranno perdite patrimoniali, ma tali perdite  verranno in beve tempo compensate dal fatto che il diritto alla speculazione viene salvaguardato proprio grazie alle misure d’austerity.

La nostra idea di pratica e  diritto al default è invece indirizzato contro la speculazione finanziaria. Oltre allo strumento tecnico, occorre quindi una capacità politica e sociale tale da mettere in discussione la legittimità della governance dittatoriale della troika economica. Da questo punto di vista, Italia e Grecia sono molto simili. Non solo nelle misure che vengono intraprese, ma anche nella recente dinamica golpista  che le ha caratterizzate, nonostante ciò che dica uno dei sostenitori di tale golpe economico-finanziario che è anche, ahinoi, Presidente della Repubblica.

Uninomade 2.0

 

Ascolta l’intervista:

{mp3}http://radioblackout.org/wp-content/uploads/2012/02/fumagalli.mp3{/mp3}

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

crisiFumagalliGreciano debito

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla dottrina Mitterrand alla perfida Albione, le mirabili acrobazie complottiste del giullare Fasanella

E’ uscita nelle librerie una nuova edizione di Che cosa sono le Br, Rcs, la lunga intervista che ventidue anni fa Giovanni Fasanella realizzò con Alberto Franceschini. Il volume viene riproposto al pubblico senza alcun aggiornamento critico del testo redatto nel 2004 e ormai ampiamente datato, nel quale l’ex brigatista dava ampio sfoggio della sua presa di distanze dal passato esercitandosi nel rito dell’autocritica (e della calunnia) degli altri.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Aziende di tutta la Silicon Valley, unitevi!

Qualche giorno fa l’azienda Palantir ha pubblicato sul proprio profilo X un manifesto in 22 punti su quanto riguarda società, Silicon Valley, tecnologia e gestione del potere. In realtà si tratta di una estrema sintesi del libro The technological Republic scritto a quattro mani da Alex Karp e Nicholas Zamiska.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ucraina, l’imperialismo e la sinistra.

In questa intervista con Rob Ferguson, il ricercatore e scrittore ucraino Volodymyr Ishchenko discute i nodi sorti nel suo libro Towards the Abyss: Ukraine from Maidan to War e altre pubblicazioni

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 3

Siamo partiti parlando di agency di questa parte della classe borghese, dei loro sistemi valoriali, fino a spingerci ad analizzare un CEO come Thiel. Tuttavia, non va persa la bussola per muoversi dentro questo marasma ultra-destro. Le tendenze del capitale, la sua necessità continua di rivoluzionare i propri strumenti di estrazione del valore, prescindono da qualsiasi nome e cognome, da qualsiasi nome d’azienda, da qualsiasi ideologia, rimane la stessa da secoli: lo sfruttamento del lavoro vivo separato dalle sue condizioni oggettive.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Albania tra crisi di potere e rappresentanza: uno sguardo più ampio

Pubblichiamo un contributo di Immigrital, Cua Torino e Cua Pisa in merito agli avvenimenti in Albania degli ultimi mesi.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Spunti contro la società pacificata

Riprendiamo questa intervista comparso originariamente su Machina.org in avvicinamento al Festival Altri Mondi Altri Modi che si terrà a Torino, quartiere Vanchiglia, a partire dal 22 aprile. In questa occasione un dibattito che si terrà dal titolo “Militarizzazione e Sicurezza nella Deriva Autoritaria” vedrà tra gli ospiti anche Enrico Gargiulo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 2

Mencius Moldbug è lo pseudonimo di Curtis Guy Yarvin, un informatico, teorico politico e blogger statunitense. È il fondatore di Urbit finanziato tra gli altri da Peter Thiel stesso, oltreché essere un suo grande mentore (come il CEO di Palantir lo è di JD Vance).

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 1

L’approfondimento dal titolo “L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia” si sviluppa in tre parti che pubblicheremo in sequenza.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista all’Accademia della Modernità Democratica 

Abbiamo svolto questa intervista all’Accademia della Modernità Democratica per approfondire il contesto più ampio relativo alla guerra all’Iran e il punto di vista delle comunità curde sui territori coinvolti e che potenzialmente verranno coinvolti nelle dinamiche di guerra guerreggiata. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intervista a Youssef Boussoumah: “i militanti anti-imperialisti devono rispondere all’appuntamento con la storia”

Abbiamo svolto questa lunga intervista a Youssef Boussoumah, militante di lungo corso di estrema sinistra, anti-imperialista e decoloniale che oggi contribuisce al progetto di informazione autonoma Parole d’Honneur e di QG Décoloniale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global Sumud Flottilla: emergono gravi violenze contro attivisti e attiviste rapiti, due di loro traferiti nelle carceri israeliane

73 attivisti e attiviste sono in Grecia in attesa di essere rimpatriati nei rispettivi paesi. In realtà “quelli con passaporto dei paesi Schengen potranno anche decidere di restare in Grecia”.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Assemblea nazionale 7 febbraio

h 15:00 Villa Medusa-Casa del Popolo Bagnoli

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Niscemi non cade

La parola ai niscemesi

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: perquisizioni all’alba

Continua la criminalizzazione del movimento e delle mobilitazioni a Torino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Continuano le piazze per la Palestina e nella notte nuovo abbordaggio della Flottilla

Ieri, 7 ottobre, in particolare in due città italiane, Torino e Bologna, si sono tenuti appuntamenti per continuare la mobilitazione in solidarietà alla Palestina. Entrambe le piazze sono state vietate dalle rispettive questure in quanto considerate “inopportune”.

Immagine di copertina per il post
Culture

“The Ashes of Moria”: che cosa rimane del campo profughi più grande d’Europa?

A cinque dall’incendio che lo ha distrutto, il documentario porta nel cuore del campo, tra odori, rumori, paure e violenze. Allo stesso tempo offre le coordinate per capire i meccanismi attuali delle brutali politiche europee.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Non possiamo permettere che la Grecia diventi il Parco di divertimento dei soldati dell’IDF: i turisti israeliani che scelgono la Grecia devono confrontarsi con le proteste pro Palestina

Mentre continua l’attacco genocida di Israele a Gaza, i turisti israeliani in Grecia quest’estate si trovano ad affrontare una crescente reazione negativa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

‘Nessun paradiso senza Gaza’: intervista esclusiva di Palestine Chronicle al rivoluzionario libanese Georges Abdallah

Traduciamo da The Palestine Chronicole questa lucida e approfondita intervista del 13 agosto 2025, a Georges Abdallah.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Russia formalmente sostiene l’Iran, ma mantiene un difficile equilibrio nello scacchiere mediorietale.

Con l’Iran la Russia ha un accordo strategico che però non prevede l’assistenza militare reciproca formalizzato nel Trattato di partenariato strategico del gennaio 2025, in realtà  è un accorod molto più all’insegna del pragmatismo e degli interessi reciproci anche perchè Mosca continua ad avere buone relazioni con Israele non fosse altro perchè un sesto circa della popolazione israeliana è costituito da russi di origine più o meno ebraica.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Montichiari: cancellato il volo con i missili in transito.

Vittoria per lavoratrici e lavoratori. Revocato lo sciopero.